Lavoro

Bancari, al via la trattativa per l’aumento di 518 euro

I sindacati chiedono tempi rapidi, ma il confronto riprenderà dopo il prossimo comitato esecutivo dell’Abi che si terrà in settembre

Antonio Patuelli, presidente dell’Abi IMAGOECONOMICA

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In Abi è partita la trattativa per il rinnovo del contratto dei bancari.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

I sindacati (Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin) hanno presentato la piattaforma sindacale che è stata approvata pressoché all’unanimità (99,8%) nelle assemblee dei lavoratori che si sono svolte nelle scorse settimane. Forti anche di questo risultato i sindacati hanno illustrato al Comitato affari sindacali e del lavoro di Abi, guidato da Ilaria Maria Dalla Riva le loro richieste.

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La sintesi estrema sta nella richiesta di aumento di 518 euro per il livello medio di riferimento che «non sono un numero scelto a tavolino - evidenzia il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni -. Sono il punto d’incontro tra il recupero del potere d’acquisto eroso dall’inflazione e la straordinaria ricchezza conseguita dalle banche.

Se negli anni della crisi il sindacato ha costruito le proprie richieste, tenendo conto della situazione economica del settore, oggi chiediamo all’Abi la stessa coerenza. La ricchezza prodotta dalle banche è soprattutto il frutto del lavoro quotidiano delle lavoratrici e dei lavoratori. È per questo che il rinnovo del contratto deve essere coerente con la realtà economica del settore e con i risultati raggiunti».

Per il segretario generale Uilca, Fulvio Furlan, la richiesta di aumento economico di 518 euro è «congrua e sostenibile. Il rinnovo di un Contratto Collettivo Nazionale è sempre un momento importante, non solo per la Categoria di riferimento ma per tutto il mondo del lavoro. Come credito abbiamo sempre dato prova, negli anni, di aver siglato contratti innovativi e lungimiranti, con la capacità di guardare avanti e accompagnare e gestire i processi. La Piattaforma guarda alla situazione attuale e si propone di immaginare il futuro del mondo del lavoro. È bene ricordare che ragioniamo in prospettive di scenari positivi e nei quali, quindi, possiamo provare ad anticipare le sfide».

I sindacati chiedono tempi rapidi, ma la trattativa riprenderà dopo il prossimo comitato esecutivo dell’Abi che si terrà in settembre.

Sul punto la discussione tra le parti si è accesa. Riccardo Colombani, segretario generale della First Cisl aggiunge che «se le banche italiane si trovano in una situazione eccellente sul piano della redditività, della solidità e dell’efficienza il merito è soprattutto delle lavoratrici e dei lavoratori, che negli anni di crisi hanno permesso al sistema di superare gravi difficoltà. I sindacati hanno esercitato il loro ruolo con responsabilità e spirito costruttivo, come ha riconosciuto il presidente Patuelli nella sua relazione all’Assemblea annuale Abi. Proprio il senso di responsabilità, verso le persone che rappresentiamo, ci ha spinto ad elaborare una piattaforma unitaria che ha come priorità la redistribuzione della ricchezza prodotta».

Il percorso delle assemblee ha consegnato ai sindacati un mandato forte. I lavoratori chiedono di riconoscere il loro ruolo fondamentale per i risultati di questi anni che non riguardano solo la redditività del capitale, ma anche tutti gli indicatori di efficienza e di stabilità. A fronte di questo, secondo i calcoli sindacali, nel 2025 il costo del lavoro è diminuito rispetto all’anno precedente.

La segretaria generale della Fisac Cgil, Susy Esposito, afferma che «il nuovo contratto dovrà guardare non solo agli aspetti economici e normativi, ma anche alle profonde trasformazioni determinate dall’innovazione tecnologica e dall’intelligenza artificiale, governando la transizione senza scaricarne i costi sull’occupazione: non possiamo continuare ad assistere alla riduzione degli sportelli e dei livelli occupazionali, mentre il settore registra utili record, crescita della produttività e della redditività».

Luca Pinton (Unisin/Confsal) calcola che «il costo della piattaforma, stimato tra il 2,46% e il 3,21% degli utili dell’ultimo quadriennio, rende le richieste di un incremento retributivo una misura non solo sostenibile, ma doverosa per contrastare l’erosione inflattiva e consolidare la tenuta del comparto, attraverso la redistribuzione di parte degli utili prodotti dal sistema bancario a chi li ha fatti e cioè le lavoratrici e i lavoratori».

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Le banche italiane, del resto, non sono più quelle di 15 anni fa. Sono più solide, più patrimonializzate, più efficienti e «hanno raggiunto livelli di redditività mai registrati prima. Per questo il confronto si dovrà misurare con la nuova realtà delle banche», sottolinea Sileoni che ricorda il senso di responsabilità del sindacato nelle fasi di difficoltà e la necessità di avere risposte coerenti con l’evoluzione attuale del sistema bancario.

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