BancoBpm propone a Mps un’operazione di aggregazione
L’operazione è finalizzata alla creazione di un nuovo colosso bancario con 6 miliardi di utili - Domani l’offerta sul tavolo del cda di Siena
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Il risiko bancario è ripartito. Tutto si è accelerato in poche ore dopo settimane in cui il dialogo fra i vertici di Banco Bpm e Mps ha provato ad abbozzare le possibili opzioni per un’aggregazione. A fare scattare il caledoscopio delle aggregazioni bancarie, l’ipotesi di mercato di un’offerta di Bper per il gruppo Mps. Una novità che ha innescato la prima mossa del 2026 sulla scacchiera del credito. Una cosa è certa, non sarà l’ultima: «Banco Bpm propone a Banca Monte dei Paschi di Siena di discutere e concordare un’operazione di aggregazione». Tutto deve ancora prendere forma, il Banco promette 1,1 miliardi di sinergie ai soci e a breve si vedrà la reazione di Piazza Affari e, ovviamente, dei concorrenti. Quello che è certo è che la corsa delle fusioni bancarie è ripartita. Una nuova ondata destinata a modificare Piazza Affari in cui il settore bancario ha dominato, come tema e performance nel 2025, con sei Opa di cui la maggior parte offerte ostili. Ora si ricomincia. Il primo giro di giostra spetta a Giuseppe Castagna.
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Cosa propone Banco Bpm
L’offerta del gruppo Banco Bpm per l’istituto senese guidato da Luigi Lovaglio lunedì sarà sul tavolo del cda di Mps: «L’operazione finalizzata alla creazione di un nuovo Gruppo bancario e finanziario di riferimento in Italia, secondo operatore nazionale per dimensioni.» L’aggregazione verrebbe attuata nelle modalità tipiche dei “cosiddetti merger of equals, la soluzione più coerente per allineare tutti gli azionisti su un disegno industriale comune, preservando il Dna dei due istituti e valorizzando le rispettive culture”, si legge in una nota.
«In data odierna, il Consiglio di Amministrazione di Banco BPM ha deliberato all’unanimità di inviare a Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. (“MPS”) una comunicazione nella quale Banco BPM ha rappresentato il proprio interesse ad avviare un dialogo volto a discutere e concordare una potenziale operazione di aggregazione concordata tra i due istituti in termini di finanziamenti alla clientela e depositi», si legge nella nota.
Avanti su Mediobanca
In tale contesto, spiega Bpm, «l’operazione si innesterebbe nel processo di integrazione di Mediobanca attualmente in corso in maniera efficiente e complementare, consentendo uno sviluppo coordinato e contestuale delle fabbriche prodotto coinvolte e rafforzandone il contributo industriale all’interno del nuovo Gruppo. In linea con tale approccio, l’aggregazione sarebbe improntata a un assetto di governance basato su criteri di equilibrio e rappresentatività, volto a riflettere il contributo e le specificità delle due banche e a garantire un adeguato coinvolgimento nei principali processi decisionali, nonché a salvaguardare le sedi storiche e il legame con i territori di riferimento». Per ora Mps non commenta e attende le valutazioni del consiglio già in calendario nelle prossime ore per integrare la governance.
La strategia di Castagna
L’operazione, spiega il gruppo guidato da Giuseppe Castagna, punta a creare un nuovo colosso con circa 6 miliardi di euro di utili a regime e si fonderebbe su un «chiaro razionale strategico, basato su una serie di elementi chiave che, nel loro insieme, esprimono i principali driver di creazione di valore del gruppo risultante dall’aggregazione»: «creazione di un nuovo campione nazionale, secondo operatore bancario domestico per dimensioni, in grado di far fronte alle nuove sfide dettate dall’evoluzione del mercato bancario e di sostenere la crescita del Paese; integrazione geografica con una copertura completa su tutto il territorio nazionale, con una radicata presenza nelle regioni italiane a maggiore potenziale (in particolare, primo operatore per numero di filiali in Lombardia, Toscana e Veneto) e un rafforzamento del posizionamento competitivo anche in diverse regioni del Centro e del Sud Italia; complementarità industriale delle fabbriche prodotto ed elevato upside derivante dalla loro possibile ottimizzazione, con riferimento sia alle attività storicamente esternalizzate da MPS e recentemente internalizzate da Banco BPM, sia alle fabbriche prodotto complementari apportate dal polo MPS–Mediobanca»

