Procura di Napoli

Banconote false vendute su Telegram e pagate in Bitcoin: l’indagine dei Carabinieri sulla rete della contraffazione

Ricostruito un presunto sodalizio con base nei Quartieri Spagnoli e proiezione internazionale. Valuta contraffatta da 20, 50 e 100 euro, pagamenti in criptovalute, dropshipping, 61 deferiti e sequestri fino a 536.880 euro

di Redazione Roma

 IMAGOECONOMICA

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Banconote false vendute su Telegram, pagate in Bitcoin e spedite con logiche da e-commerce criminale. La contraffazione monetaria, secondo la Procura di Napoli, correva dentro un circuito digitale fatto di canali criptati, blockchain, criptovalute, identità online e spedizioni schermate. Ma a incrinare il presunto sistema non sarebbe stata solo la tecnologia investigativa. Sarebbe stato il fattore umano: social network, gaming, nickname personali, immagini pubblicate in rete, tatuaggi e segni distintivi finiti nei video promozionali.

È il cuore dell’indagine “Domino”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli e condotta dai Carabinieri della Sezione Criptovalute del Comando Antifalsificazione Monetaria, con il supporto delle articolazioni territoriali dell’Arma.

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Sono stati eseguiti 12 arresti, di cui 10 in flagranza e 2 all’estero. Sono inoltre 61 i soggetti deferiti in stato di libertà per associazione a delinquere, falsificazione monetaria e autoriciclaggio.

La Procura segnala anche il sequestro di mezzi, strumenti informatici e canali telematici utilizzati per commettere i reati. A questi si aggiungono denaro, beni immobili e beni mobili nella disponibilità degli indagati fino alla concorrenza di 536.880 euro.

Il canale “ELREAL SHOP”

Pur con una rete proiettata anche all’estero, il presunto gruppo avrebbe mantenuto il proprio baricentro operativo nei Quartieri Spagnoli di Napoli. Da lì, secondo la Procura, l’organizzazione avrebbe sfruttato il canale Telegram criptato “ELREAL SHOP”, usato per pubblicizzare la vendita di banconote false in Italia e fuori dai confini nazionali.

La rete di vendita si basava sulla tecnologia blockchain. I pagamenti erano accettati esclusivamente in Bitcoin per la cessione di valuta falsa nei tagli da 20, 50 e 100 euro. La distribuzione seguiva invece la logica del dropshipping, indicata nel comunicato come strumento per garantire l’anonimato nelle spedizioni nazionali ed estere.

Il fronte internazionale

L’indagine ha avuto una proiezione internazionale. Il comunicato richiama il coinvolgimento e la collaborazione delle autorità francesi, tedesche, spagnole e belghe, oltre al supporto di Europol per il collegamento con le polizie estere interessate.

Gli accertamenti tecnici della Banca Centrale Europea hanno consentito di attribuire alla valuta falsa la classe di contraffazione “common class”, perché circolante in diversi Paesi europei: Francia, Svizzera, Irlanda, Spagna e Germania.

Il “tallone d’Achille”: social, gaming e tatuaggi

Il passaggio più forte degli atti riguarda il modo in cui sarebbe stato superato l’anonimato digitale. Il “tallone d’Achille” dell’organizzazione, scrive la Procura, è stato il fattore umano: la vanità social e le passioni quotidiane dei criminali avrebbero permesso agli investigatori di superare la crittografia digitale con tecniche investigative differenti.

Secondo i documenti, è stato ottenuto il “Game Over” delle identità digitali dei soggetti indagati e dei market telematici riconducibili agli account “ELREAL SHOP” e “@Eldiablo0301”, quest’ultimo indicato come attivo nella vendita di droga e valuta contraffatta.

L’identificazione di alcuni indagati sarebbe stata possibile nonostante i tentativi di anonimizzare connessioni e comunicazioni: inviti a giochi online su note console, uso del proprio nickname personale, attività e comunicazioni “in chiaro”, relazioni sui social network e immagini riferibili ad ambienti domestici o ai luoghi in cui sarebbe stato detenuto il corpo del reato.

In altri casi, si è rivelata decisiva la cosiddetta “Ink Investigation”: nei video promozionali dei lotti di banconote contraffatte appena messi in vendita erano ben distinguibili tatuaggi e altri segni distintivi, poi riscontrati sulle persone degli indagati e nelle loro abitazioni.

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