Il caso

Bari, l’ipotesi scioglimento del Comune e Decaro in lacrime: cosa sta succedendo?

La decisione del ministero dell’Interno di disporre una commissione a seguito dell’indagine giudiziaria che ha portato all’iscrizione di 130 persone nel registro degli indagati

di Nicola Barone

Aggiornato il 21 marzo 2024 alle 15:02

Bari, Decaro: "Se sospetti su di me rinuncio alla scorta"

5' di lettura

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L’ispezione disposta dal ministero dell’Interno al Comune di Bari innesca lo dura reazione del sindaco Antonio Decaro che parla di «atto di guerra», ma il ministro replica che l’accesso agli atti non significa scioglimento. A tre mesi dalle elezioni, il consiglio comunale rischia, per sospetto di infiltrazioni mafiose, di concludere anticipatamente la sua vita naturale in base all’esito del lavoro della commissione di accesso nominata dal prefetto delle città. Se si dovesse arrivare a tanto il voto slitterebbe sino a 18 mesi. «Giù le mani da Bari. #Io sto con Decaro» è il titolo della manifestazione di solidarietà al sindaco che si terrà sabato mattina in piazza del Ferrarese a Bari, mentre diversi esponenti dell’opposizione e leader sindacali hanno già apertamente preso le sue difese, parlando di un attacco politico.

La difesa accorata del sindaco

La lotta contro le fornacelle abusive per la festa di San Nicola, le denunce che hanno fatto arrestare esponenti dei clan, i concerti vietati al figlio del boss “Savinuccio”, il cantante neo melodico Tommy Parisi. Sono alcune delle attività contro la criminalità organizzata citate dal primo cittadino in una conferenza stampa chiusa tra le lacrime. «Ho consegnato alle 12 di due giorni fa un plico con tredici faldoni e migliaia di pagine. Mi era stato richiesto per sapere cosa aveva fatto il Comune in questi anni. Bene, nemmeno dopo 24 ore, non credo abbiano letto questi fascicoli, mi è arrivata la telefonata del ministro che mi avvisava dell’arrivo della commissione». Decaro ricorda di essere sotto scorta soprattutto per la famiglia dei Sedicina («per loro il giorno della candelora era la festa del capo clan, bloccavano un isolato. Lo abbiamo cancellato, non esiste più. Non comandano più loro. Me ne hanno fatte di tutti i colori»). Rimarca di essere stato sempre «vicino agli operatori mercatali, accompagnandoli nelle denunce e a uscire dalla spirale dell’oscura e delle estorsioni della criminalità organizzata». Fa un accenno all’assegnazione dei chioschi a San Girolamo. «So che a coloro che hanno partecipato hanno fatto una estorsione. Anche in quel caso andai a presentare una denuncia». Estorsioni sono state fatte anche per l’installazione delle luminarie. «Con una mia denuncia sul “pizzo” per l’albero di Natale ho fatto arrestare delle persone».

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Piantedosi: dal Governo guerra alle mafie non a sindaci

Dal canto suo, il numero uno del Viminale ricorda che l’atto del Governo si è «reso necessario» a seguito dell’inchiesta giudiziaria, che vede il coinvolgimento anche di un’azienda municipalizzata totalmente controllata dal Comune di Bari, ma che soprattutto «questo accesso ispettivo non necessariamente è pregiudizialmente finalizzato a uno scioglimento». Anche altri grandi Comuni, viene ricordato, hanno subito un accesso ispettivo. Tra questi quello di Reggio Calabria, quello di Roma, e da ultimo quello di Foggia. «Capisco l’amarezza del sindaco di Bari - ha detto il ministro -. Il nostro Governo da quando si è insediato ha già sciolto 15 Comuni, qui stiamo parlando solo di commissione d’accesso. Abbiamo sciolto 15 Comuni in prevalenza a guida di centrodestra. Questo Governo ha dichiarato guerra alle mafie non agli amministratori locali». Comunque il Viminale invierà degli ispettori alla prefettura di Bari in seguito al caso, emerso dagli atti della Dda sul gruppo mafioso Parisi, della funzionaria che si rivolse nel 2018 ad un indagato ritenuto vicino al clan, Gaetano Scolletta, per riavere l’auto che le era stata rubata. La vettura alla fine fu recuperata e la donna versò 700 euro per ottenerla.

Come nasce la decisione del Viminale

L’inchiesta da cui nasce la decisione del Viminale di nominare una commissione d’accesso per valutare l’eventuale infiltrazione criminale nell’amministrazione comunale di Bari fa riferimento a un presunto intreccio tra mafia, politica e affari e al tentativo di condizionare il voto alle ultime elezioni comunali (maggio del 2019) vinte dal centrosinistra, che sosteneva il sindaco uscente Antonio Decaro. Le infiltrazioni avrebbero raggiunto anche la municipalizzata del trasporto urbano barese Amtab, che è stata sottoposta ad amministrazione giudiziaria per un anno.

L’arresto a febbraio di 130 persone

Il 26 febbraio scorso le indagini della Direzione distrettuale antimafia hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 130 persone presuntivamente legate ai clan e, in particolare, ai domiciliari di una consigliera comunale eletta col centrodestra (e poi passata al centrosinistra), Maria Carmen Lorusso, e di suo marito (in carcere), l’avvocato Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale. Olivieri sarebbe stato il motore di accordi con i clan mafiosi Parisi, Montani e Strisciuglio per far eleggere la moglie grazie alla compravendita di voti. Entrambi i coniugi non hanno risposto alle domande del gip dopo gli arresti, ma si sono detti pronti a «chiarire tutto» una volta lette le carte. Nell’ottobre del 2022, dunque quasi un anno e mezzo fa, un’ altra consigliera comunale di Bari, sempre eletta nel centrodestra (lista “Di Rella sindaco”), Francesca Ferri, era stata arrestata ed è ora a processo con il suo compagno Filippo Dentamaro e l’ex consigliere regionale (imprenditore e presidente del Foggia calcio) Nicola Canonico per presunto voto di scambio sempre in quella tornata elettorale a Bari e nel vicino comune di Valenzano. Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale per le elezioni di Bari e di scambio elettorale politico-mafioso quelle di Valenzano.

La rete sospetta di infiltrazioni

Quanto all’inchiesta più recente, Lorusso fu effettivamente eletta con la lista “Di Rella sindaco” (centrodestra). Secondo l’accusa, Olivieri avrebbe versato danaro ad esponenti dei clan mafiosi, promesso posti di lavoro e buoni benzina. Per favorire l’elezione della Lorusso, si sarebbe mosso anche il padre, l’oncologo Vito Lorusso, già indagato per concussione e peculato e nuovamente arrestato in questa inchiesta che avrebbe a sua volta stretto un accordo con Massimo Parisi, fratello del boss “Savinuccio”: in cambio dei voti alla figlia avrebbe curato un nipote del capoclan, poi deceduto. In tandem con Lorusso correva il candidato Michele Nacci (primo dei non eletti della lista “Di Rella sindaco”), che avrebbe legami famigliari con pregiudicati ed esponenti di spicco del clan di Andrea Montani. In cambio di danaro e di un posto di lavoro, anche il clan Strisciuglio si sarebbe mobilitato per Olivieri. Nell’inchiesta sarebbe anche indagata, sempre per voto di scambio, un’assessora regionale del Pd, Anita Maurodinoia. Nella maxi inchiesta sono finiti in carcere presunti affiliati mafiosi, il cantante neomelodico Tommaso Parisi, figlio dell’indiscusso boss barese “Savinuccio” Parisi. Sono state sottoposte ad amministrazione giudiziaria per un anno per infiltrazioni mafiose la municipalizzata del trasporto urbano barese Amtab spa e la Maldarizzi automotive spa, società sulle quali i clan avrebbero esercitato la propria forza criminale ottenendo posti di lavoro. L’indagine ha svelato anche le presunte combine ordinate dai clan sulle partite di calcio Corato-Fortis Altamura (del 30 aprile 2017 e del 7 ottobre 2018).

Il procuratore: accertato non coinvolgimento del sindaco

In occasione della conferenza stampa per illustrare l’indagine, il procuratore di Bari, Roberto Rossi, ci tenne ad escludere il coinvolgimento del sindaco Decaro. «Quando si parla di condizionamento elettorale - sottolineò - si rischia di pensare che tutto sia inquinato. C’è stata una parziale e circoscritta attività di inquinamento del voto all’interno delle comunali su cui l’amministrazione ha saputo rispondere», e «abbiamo accertato l’insussistenza del coinvolgimento del sindaco Decaro». Pochi giorni dopo ritornò sul concetto in occasione della firma di un protocollo d’intesa al Comune ringraziando l’amministrazione comunale di Bari per la «grandissima collaborazione data alla Procura per raggiungere importanti risultati sulla legalità. L’amministrazione comunale è stata costante nell’aiutare gli inquirenti a liberare questa città».

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