Interventi

Barriere, persone, opportunità: i mutamenti semantici dell’accessibilità

di Prof.Elena Di Giovanni

 La diversità come concetto di inclusione (Alamy Stock Photo)

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Dall’inizio di questo secolo, una vera e propria rivoluzione ha investito il concetto di disabilità e, parallelamente, quello di accessibilità. Tale rivoluzione si è sviluppata essenzialmente lungo due direttrici. Da una parte, si è assistito a un’espansione — fino quasi alla diluizione del suo valore semantico — della parola “accessibilità”, oggi utilizzata in modo intercambiabile tanto in senso concreto quanto astratto e applicata ai contesti più diversi: dalla progettazione di parchi per bambini agli sportelli degli uffici postali, dai testi adattati per persone con disabilità intellettiva alla fruibilità dei tastierini dei POS.

La seconda direttrice ha invece riguardato un radicale mutamento di polarità del concetto di accessibilità. Da una valenza negativa, nella quale l’accesso viene percepito come inesistente poiché impedito dalle barriere, si è progressivamente passati a una posizione neutra: al centro di questo rinnovato concetto di accessibilità, diffusosi a partire dalla fine del primo decennio del secolo, non vi sono più le barriere ma le persone. Non gli ostacoli da superare, bensì gli esseri umani con le loro differenti abilità ed esigenze. Da un segno meno, dunque, ci si è spostati su una posizione zero, quella in cui si colloca la persona, tutte le persone.

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Questo passaggio dal polo negativo al valore neutro si è accompagnato a una significativa rivalutazione del ruolo sociale delle persone con disabilità, favorendo un atteggiamento proattivo da parte di istituzioni, enti e gruppi sociali e conferendo finalmente ai disabili una visibilità tanto dovuta quanto troppo a lungo negata.

Negli ultimi anni, un’ulteriore evoluzione lungo l’asse della polarità ha spinto il concetto di disabilità dalla posizione neutra verso l’estremità positiva: con quest’ultimo movimento, al centro non vi sono più le persone — ancora potenzialmente rappresentate attraverso le loro limitazioni e carenze — quanto piuttosto le opportunità. L’accessibilità passa così dal “meno” al “più”, caricandosi di una valenza positiva che dovrebbe auspicabilmente e sempre più permeare ogni applicazione del termine.

Il modello “opportunity based” che ridefinisce l’accessibilità non è in realtà del tutto nuovo. Ne hanno parlato, tra gli altri, Amartya Sen nel volume Development as Freedom del 1999, nel quale le opportunità per le persone con disabilità vengono rappresentate come forme di libertà e indipendenza. Più recentemente hanno elaborato questo nuovo paradigma positivo Cascetta, Cartenì e Montanino, che nel 2016 hanno elaborato un modello comportamentale volto a definire l’accessibilità proprio in relazione alle opportunità: quelle disponibili, quelle potenziali e quelle auspicabili.

Nell’ottica di questo ulteriore passaggio che abbandona ogni traccia di negatività verso una visione strutturalmente positiva dell’accessibilità, è interessante osservare come sia del tutto mutata la prospettiva, passando da un approccio centrato sulle barriere a uno orientato, appunto, alle opportunità. Per essere più espliciti, con questa evoluzione si passa dal chiedersi “Che cosa impedisce l’accesso?” al domandarsi piuttosto “Che cosa diventa possibile grazie all’accesso?”. Questo cambiamento conduce da un modello rimediale, fondato sulle carenze e sui deficit, a un modello abilitante, egualitario e centrato sulle capacità.

In sostanza, questa nuova visione dell’accessibilità non richiama più, tra i suoi significati e nelle immagini a essa associate, menomazioni, restrizioni e impedimenti, bensì concetti quali scelta, valore, autonomia e partecipazione.

Tale rivoluzionaria evoluzione porta indubbiamente con sé aspetti positivi e criticità, oltre a non poche incognite. È indubbio che un ripensamento dell’accessibilità in chiave positiva e orientata allo sviluppo dovrebbe indurre persone, istituzioni, aziende e fornitori di servizi ad attivarsi in modo proattivo e dinamico. È altrettanto vero, tuttavia, che alle rivoluzioni paradigmatiche non sempre riesce ad accompagnarsi la realtà. Ancora oggi le persone con disabilità si trovano ad affrontare numerose barriere, reali e metaforiche, tanto nella vita quotidiana quanto nelle attività ricreative e negli interessi personali, con inevitabili conseguenze in termini di frustrazione. Eppure, grazie agli impulsi positivi degli ultimi anni, queste persone sono oggi più visibili, più centrali nel dibattito pubblico e maggiormente inclini alla condivisione delle loro esigenze, priorità e scelte.

Tra le incognite insite in questi passaggi metodologici e pratici relativi alla vita e ai diritti delle persone con disabilità vi sono le reali possibilità di integrazione, soprattutto alla luce del crescente numero di disabilità oggi dichiarate e certificate, molte delle quali restano invisibili — almeno agli occhi di chi vede. La sfida per le società contemporanee consiste dunque nel mobilitarsi il più possibile per sostenere questo importante cambiamento di polarità, affinché la transizione dal meno alla più possa tradursi in un progresso autenticamente efficace.

 

Elena Di Giovanni, Ph.D.

Full Professor of English Translation and Accessibility - UniMC

https://docenti.unimc.it/elena.digiovanni

 Scientific Coordinator of Accessibility, Fondazione Arena di Verona 

https://www.arena.it/arena-opera-festival/arena-per-tutti/

 

Riproduzione riservata ©
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