Barriere, persone, opportunità: i mutamenti semantici dell’accessibilità
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Dall’inizio di questo secolo, una vera e propria rivoluzione ha investito il concetto di disabilità e, parallelamente, quello di accessibilità. Tale rivoluzione si è sviluppata essenzialmente lungo due direttrici. Da una parte, si è assistito a un’espansione — fino quasi alla diluizione del suo valore semantico — della parola “accessibilità”, oggi utilizzata in modo intercambiabile tanto in senso concreto quanto astratto e applicata ai contesti più diversi: dalla progettazione di parchi per bambini agli sportelli degli uffici postali, dai testi adattati per persone con disabilità intellettiva alla fruibilità dei tastierini dei POS.
La seconda direttrice ha invece riguardato un radicale mutamento di polarità del concetto di accessibilità. Da una valenza negativa, nella quale l’accesso viene percepito come inesistente poiché impedito dalle barriere, si è progressivamente passati a una posizione neutra: al centro di questo rinnovato concetto di accessibilità, diffusosi a partire dalla fine del primo decennio del secolo, non vi sono più le barriere ma le persone. Non gli ostacoli da superare, bensì gli esseri umani con le loro differenti abilità ed esigenze. Da un segno meno, dunque, ci si è spostati su una posizione zero, quella in cui si colloca la persona, tutte le persone.
Questo passaggio dal polo negativo al valore neutro si è accompagnato a una significativa rivalutazione del ruolo sociale delle persone con disabilità, favorendo un atteggiamento proattivo da parte di istituzioni, enti e gruppi sociali e conferendo finalmente ai disabili una visibilità tanto dovuta quanto troppo a lungo negata.
Negli ultimi anni, un’ulteriore evoluzione lungo l’asse della polarità ha spinto il concetto di disabilità dalla posizione neutra verso l’estremità positiva: con quest’ultimo movimento, al centro non vi sono più le persone — ancora potenzialmente rappresentate attraverso le loro limitazioni e carenze — quanto piuttosto le opportunità. L’accessibilità passa così dal “meno” al “più”, caricandosi di una valenza positiva che dovrebbe auspicabilmente e sempre più permeare ogni applicazione del termine.
Il modello “opportunity based” che ridefinisce l’accessibilità non è in realtà del tutto nuovo. Ne hanno parlato, tra gli altri, Amartya Sen nel volume Development as Freedom del 1999, nel quale le opportunità per le persone con disabilità vengono rappresentate come forme di libertà e indipendenza. Più recentemente hanno elaborato questo nuovo paradigma positivo Cascetta, Cartenì e Montanino, che nel 2016 hanno elaborato un modello comportamentale volto a definire l’accessibilità proprio in relazione alle opportunità: quelle disponibili, quelle potenziali e quelle auspicabili.







