Opinioni

Basi USA ed economia locale

Base militare Usa Nas, Foto Ufficio stampa Nas Sigonella (Ansa)

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Donald Trump minaccia periodicamente di ritirare le truppe americane di stanza in vari paesi, inclusa l’Italia. Il dibattito pubblico tende a concentrarsi sugli aspetti geopolitici e strategici: deterrenza verso la Russia, ruolo della Nato, autonomia strategica europea. Più ridotta è invece la discussione di un altro tema, meno appassionante ma molto concreto: cosa succede economicamente ai territori che ospitano le basi americane quando i soldati se ne vanno?

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Una nuova ricerca di due economisti delle università di Colonia e Mannheim (Kochems & Schmidhäuser, 2026) sulle conseguenze del grande ritiro delle truppe Usa dalla Germania dopo la Guerra Fredda mostra che le basi militari non sono soltanto infrastrutture strategiche: sono anche grandi poli economici locali. E quando chiudono, l’impatto può durare decenni.

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Negli anni Ottanta la Germania ospitava da sola più soldati americani di tutti gli altri Paesi europei messi insieme. Alla fine della Guerra Fredda, gli Stati Uniti ridussero drasticamente la propria presenza militare. In circa cinque anni furono ritirati quasi 200mila soldati, pari a circa l’80% delle truppe presenti nel Paese. Come termine di paragone, in Italia attualmente ci sono circa 12mila militari americani.

Per decenni quelle basi avevano rappresentato un pezzo importante dell’economia locale. Non soltanto perché impiegavano direttamente lavoratori tedeschi, ma anche perché generavano domanda per servizi, ristorazione, edilizia, commercio, trasporti. Nel 1989 la spesa militare americana in Germania generava circa 17,5 miliardi di dollari di domanda economica locale ai valori attuali. È precisamente questo meccanismo che il paper cerca di misurare, utilizzando il fatto che il ritiro fu rapido, inatteso e deciso quasi esclusivamente per ragioni geopolitiche e militari, non economiche, rendendolo una sorta di “esperimento naturale”.

Utilizzando dati amministrativi, gli studiosi ricostruiscono la presenza delle basi comune per comune e la combinano con dati dettagliati su occupazione, salari, finanze municipali e carriere individuali dei lavoratori tedeschi. Il risultato è probabilmente la più completa analisi mai realizzata sugli effetti economici locali di un ritiro militare straniero e mostra un impatto importante.

Il primo risultato riguarda il mercato del lavoro. Nei comuni colpiti dal ritiro, l’occupazione a tempo pieno cala del 7,1%. Ma il dato più interessante è un altro: la maggior parte delle perdite occupazionali non riguarda i dipendenti diretti delle basi. Secondo gli autori, infatti, il 61% dei posti di lavoro persi deriva da effetti indiretti sull’economia locale.

In altre parole, il problema non è soltanto che la base licenzia personale civile. È che sparisce improvvisamente una quota rilevante di domanda locale. I soldati e le loro famiglie se ne vanno e, come è ovvio, smettono di consumare localmente. Le basi interrompono gli acquisti da fornitori locali. Le imprese che lavoravano con l’esercito vedono crollare il fatturato. A quel punto iniziano licenziamenti nel commercio, nei servizi e nelle attività collegate.

È un meccanismo simile a quello osservato quando chiude una grande realtà produttiva in una città: il danno non si limita ai dipendenti diretti, ma si propaga a fornitori, commercio e servizi. Gli autori stimano che ogni soldato americano ritirato provochi la perdita di circa 0,53 posti di lavoro locali.

Il calo dell’attività economica colpisce anche le amministrazioni locali, mettendone in crisi i bilanci. Nei comuni interessati dal ritiro, infatti, le entrate municipali diminuiscono di circa il 9%. I governi locali reagiscono tagliando la spesa pubblica o aumentando le imposte locali.

Gli effetti persistono anche dieci anni dopo il ritiro, sia per quanto riguarda l’occupazione che per il gettito legato alle attività economiche. Questo suggerisce che il ritiro militare non produce semplicemente una recessione temporanea, ma modifica in modo strutturale l’economia del territorio. Le aree più piccole, rurali o economicamente fragili risultano particolarmente vulnerabili.

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Confrontando le traiettorie lavorative dei lavoratori direttamente colpiti dalle chiusure delle basi con quella di lavoratori simili non colpiti si vede un crollo immediato della probabilità di occupazione di circa 50 punti percentuali. Molti trovano successivamente un nuovo impiego, ma spesso in altri territori e a condizioni peggiori. Dopo quindici anni, hanno ancora una probabilità di essere impiegati inferiore di 20 punti percentuali e salari giornalieri inferiori di circa il 9%. Le donne, i lavoratori più anziani e chi viveva in aree economicamente deboli subiscono le conseguenze peggiori. Il ritiro delle truppe, quindi, ha un costo umano pesante.

E l’Italia? Il nostro paese ospita alcune delle più importanti installazioni militari americane in Europa: le basi aeree di Aviano e Sigonella, la base navale di Napoli, le basi a Vicenza, Camp Darby tra Pisa e Livorno e altre strutture minori. In alcune aree la presenza Usa rappresenta una componente significativa dell’economia locale. Naturalmente il contesto italiano non è identico a quello tedesco degli anni Novanta. Tuttavia il precedente tedesco suggerisce che sottovalutare gli effetti economici locali sarebbe un errore.

Se davvero nei prossimi anni Washington dovesse ridurre la propria presenza militare in Europa, governi nazionali e amministrazioni locali dovrebbero prepararsi non soltanto sul piano strategico, ma anche su quello economico e sociale: riconversione delle aree militari, attrazione di nuovi investimenti, politiche per il lavoro, soprattutto per i territori che non dispongono di alternative immediate. La ricerca mostra che gli shock sono particolarmente pesanti proprio dove il mercato del lavoro è meno dinamico.

La lezione tedesca è chiara: quando i soldati americani partono, non se ne va soltanto un presidio militare. Se ne va anche una parte dell’economia locale.

Bibliografia

Kochems, J., & Schmidhäuser, J. (2026). Foreign Troops, Local Economies: The Economic Effects of US Withdrawals from Germany. ECONtribute DP No. 413 https://www.zew.de/publikationen/foreign-troops-local-economies-the-economic-effects-of-us-withdrawals-from-germany

(*) Libera Università di Bolzano e FBK-IRVAPP, Trento

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