Accordi in vista delle elezioni

Bengasi incontra PAM: nuova università e collaborazione per il percorso elettorale

Il presidente dell’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo, Giulio Centemero, in Cirenaica per firmare due memorandum su partenariato strategico. Meeting anche con Balqasim Haftar, direttore generale del Fondo Libico per lo Sviluppo e la Ricostruzione e figlio del comandante dell’ENL.

Il presidente dell’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo, Giulio Centemero, e Aqila Saleh, speaker della Camera e presidenteConsiglio Parlamentare Afro-Asiatico

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Dinamismo dalle parti di Bengasi. Il mondo di Haftar incontra l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo, testimonianza della crescente collaborazione con le autorità dell’Est. Temi sul tavolo: ricostruzione e formazione e il processo elettorale in corso. Mercoledì 22 luglio una delegazione di alto livello dell’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo, guidata dal presidente Giulio Centemero, ha preso parte a una serie di incontri a Bengasi. Il momento centrale della giornata è stata la firma, presso la sede della Camera dei Rappresentanti libica, di due memorandum d’intesa: il primo tra PAM e il Consiglio Parlamentare Afro-Asiatico, che formalizza un partenariato strategico; il secondo tra l’Ufficio della Camera dei Rappresentanti libica e il Segretario Generale dell’Assemblea, primo passo verso una cooperazione parlamentare destinata a consolidarsi negli anni. In una dichiarazione rilasciata a Il Sole 24 Ore, Centemero ha affermato che il primo memorandum «apre una nuova fase di collaborazione su temi strategici come formazione, sviluppo delle competenze, investimenti, infrastrutture e sostegno alla crescita».

Gli incontri segnalano l’interesse crescente da parte di una piattaforma di cooperazione parlamentare a rafforzare i legami con la Cirenaica. L’agenda ha sviluppato altri temi, a partire dall’incontro tra Centemero e Balqasim Haftar, direttore generale del Fondo Libico per lo Sviluppo e la Ricostruzione e figlio del comandante dell’ENL, Khalifa Haftar. In una nota diffusa sui social, il Fondo ha definito l’incontro un segnale del “crescente peso dei risultati raggiunti nel bacino del Mediterraneo”, oltre che un’occasione per rafforzare i rapporti con gli altri paesi dell’area, un sentimento condiviso anche da Centemero, che spiegato che l’incontro ha rappresentato «un’opportunità per consolidare relazioni economiche con un partner strategico, favorendo un contesto di maggiore stabilità e sviluppo condiviso». Alcuni piani per un simile proseguimento sono già stati definiti: Haftar ha invitato PAM a partecipare all’inaugurazione ufficiale dell’Università di Bengasi, prevista per settembre, invito che è stato ufficialmente accettato e a cui parteciperà una delegazione parlamentare con rappresentanti della Piattaforma Accademica dell’Assemblea.

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Lo scopo del viaggio si può riassumere nel fatto che «la stabilità del Mediterraneo non si costruisce soltanto attraverso la diplomazia, ma anche creando occasioni di collaborazione tra parlamenti, università, imprese e istituzioni finanziarie. Questa la direzione che intendiamo perseguire», ha aggiunto Centemero.

L’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo rappresenta 43 Paesi tra Unione europea e Sponda sud ed Est del Mediterraneo, ed è attualmente presieduta dall’Italia per il biennio 2025/26. Le missioni di questi giorni testimoniano un cambio di passo: dal sostegno formale e istituzionale al governo di Unità Nazionale di Tripoli si passa a un approccio più diplomatico e a tutto campo sulla questione libica, tornata di recente al centro dell’agenda di diversi Paesi, a cominciare dagli Stati Uniti. Un segnale in questo senso era già arrivato a Luanda, agli inizi di luglio, dove si erano ritrovati contemporaneamente inviati americani, italiani e libici, sia dell’Est che dell’Ovest; a questo si aggiunge la richiesta, avanzata anch’essa mercoledì dal Dipartimento di Stato Usa, di 41 milioni di dollari per riaprire un’ambasciata a Bengasi. Segnali che confermano un interesse internazionale crescente verso una road map di riconciliazione tra i due governi paralleli. Un esito che gioverebbe in particolare all’Italia: un governo libico più stabile e centralizzato porterebbe infatti benefici sia sul fronte della cooperazione economica ed energetica sia su quello del sostegno alle operazioni di ‘contenimento preventivo’ dei flussi migratori, tuttora in corso.

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