Benzina cara: non è (solo) colpa della guerra. Cosa ci dicono gli economisti
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Keywords: trasparenza, collusione, prezzo dei carburanti
Chiedilo al Sole
Ogni volta che i prezzi alla pompa salgono, il dibattito è sempre lo stesso: speculazione, cartelli, mancanza di trasparenza. E la risposta dei regolatori segue un copione altrettanto fisso: più controlli, più informazione, più visibilità dei prezzi. L’Italia ne sa qualcosa.
Nel 2023 il Decreto Trasparenza Carburanti aveva obbligato i distributori a esporre il prezzo medio regionale accanto al proprio, una misura poi parzialmente bocciata dal Consiglio di Stato nel 2024. Nel 2026 il DL Carburanti (DL 33/2026) ci riprova con un regime rafforzato: obbligo di comunicazione dei prezzi, divieto di rincari infragiornalieri, monitoraggio affidato al Garante per la sorveglianza dei prezzi e alla Guardia di Finanza.
L’intuizione di fondo è sempre la stessa: più trasparenza porta a più concorrenza. Eppure, la ricerca economica, guardando ai dati, riesce a mostrare come anche le buone intenzioni del regolatore possano andare storte, e farlo in modi radicalmente diversi.
Un primo modo lo documenta lo studio pubblicato da Byrne e de Roos (2019). Gli autori hanno analizzato 1,6 milioni di osservazioni di prezzo per 687 distributori a Perth, Australia, nell’arco di 15 anni. Il governo locale aveva introdotto nel 2001 un programma di piena trasparenza: ogni distributore doveva comunicare i prezzi del giorno successivo entro le 14:00, resi poi pubblici su un sito governativo. Un modello da manuale.

