Open call Padiglione Italia

Bernardi: equilibrio tra capacità innovativa e memoria

Curatrice indipendente, promuove le eccellenze del suo Paese attraverso un proficuo dialogo internazionale con le istituzioni

di Marilena Pirrelli e Nicola Zanella

Ilaria Bernardi

3' di lettura

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Ilaria Bernardi, (classe 1985, nata a Pescia), specializzata nell’arte italiana dagli anni Sessanta fino ad oggi, è dottore di ricerca in storia dell’arte e curatrice. Nelle sue mostre ha sovente prestato particolare attenzione ai temi dello scambio interculturale, della condizione femminile, dell’ambiente e della comunità. Si occupa anche di archivi d’artista nel loro complesso e, in particolare, in passato si è occupata dell’archiviazione e catalogazione dell’intero corpus di opere su carta di Giulio Paolini.

Ci racconti di te, del tuo percorso e della tua visione curatoriale? Soprattutto quali mostre che per impatto ed importanza possono essere qualificanti del tuo percorso?

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Ho iniziato il mio percorso curatoriale al Castello di Rivoli sotto la direzione di Carolyn Christov-Bakargiev. Ho poi scelto la libera professione, curando mostre presso istituzioni in Italia e all’estero (tra cui Gnamc, Maxxi, Palazzo delle Esposizioni a Roma; Triennale a Milano; Onu a Ginevra; Parlamento Europeo a Bruxelles…) e collaborando con enti (come l’Associazione Genesi) e fondamentali figure come Germano Celant. Da sempre mi sono concentrata sull’arte italiana dal dopoguerra ad oggi, promuovendola soprattutto internazionalmente e analizzandola con un approccio scientifico-storicistico. Tra le mostre all’estero ne menziono due, esemplificative del mio approccio. Nel 2018, a New York, ho curato «Young Italians» (co-organizzata con Magazzino Italian Art) che ha indagato le direzioni dell’arte italiana più recente, mentre nel 2023, al Wits Art Museum di Johannesburg, ho curato la prima mostra dedicata all’Arte Povera nel continente africano.

Guardando al passato c’è un Padiglione Italia che ti ha particolarmente colpito o ispirato e quali errori non vanno ripetuti? E ampliando lo sguardo a quelli internazionali?

Non credo che si possa parlare di errori: ogni scelta curatoriale è utile per riflettere e migliorare.
Guardando al passato, menziono, non come mia ispirazione ma come omaggio alla curatrice, il Padiglione Italia 2007 curato da Ida Gianelli, una figura per me esemplare. Tra i padiglioni internazionali, cito quello del Belgio nel 2022 dedicato a Francis Alÿs: ha dimostrato come l’Arte non abbia bisogno di essere muscolare, ma di pura “intuizione lirica”, citando Benedetto Croce.

Cosa significa per te rappresentare l’Italia in campo artistico? E in generale quali sono i valori e le caratteristiche che rappresentano l’Italia contemporanea? 

Rappresentare l’Italia in campo artistico significa per me promuovere le eccellenze del Paese in cui con orgoglio sono nata e vivo, valorizzandone anche la competitività internazionale. Credo che ancora oggi l’arte italiana, nel suo proficuo dialogo internazionale, conservi la positiva peculiarità che Alan Solomon colse già nel 1968: l’equilibrio tra capacità innovativa e memoria della nostra secolare storia dell’arte, percepibile in ogni angolo d’Italia, essendo un museo a cielo aperto.

Essere il curatore di un padiglione nazionale è un impegno che prevede molte qualità: capacità organizzative, di fundraising, di saper rispondere alle critiche e alle pressioni esterne. Quali sono i tuoi punti forti? 

Anziché i punti forti (sempre soggettivi), preferisco indicare tre aspetti oggettivi che hanno inciso sul mio modo di lavorare. Ho dato molta valenza alla formazione accademica (dottorato e ASN in storia dell’arte) poiché – diceva Indro Montanelli – senza conoscere il passato non si può comprendere il presente. Ho fatto la gavetta tradizionale, occupandomi di ogni aspetto intrinseco alle mostre. Ho scelto la libera professione per imparare da istituzioni sempre diverse.

A proposito di fundraising la Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiC nel 2024 ha finanziato il Padiglione Italia con 800 mila euro, il resto è stato sostenuto da privati. Conosci già le cifre del Ministero per il prossimo Padiglione Italia? Per la presentazione del progetto viene richiesto di avere già l’endorsement di potenziali sponsor, come sta andando? Raccontaci...

Le cifre stanziate dal Ministero della Cultura per il Padiglione Italia sono pubbliche e consultabili online, scaricando dal sito della Direzione Generale Creatività Contemporanea l’avviso pubblico del 27 febbraio 2025 (art. 11). Non sono, invece, divulgabili gli aspetti finanziari dei progetti presentati dai dieci finalisti.

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