Bernini: avanti su Medicina, pronti ad arrivare a 30mila posti
La ministra difende la riforma, promosso anche dai giudici e annuncia ritocchi: medici e prof delle superiori nelle commissioni, esami a gennaio
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L’impianto della riforma di Medicina ha tenuto. Lo dicono anche i giudici. Avanti allora anche nel 2026/27 con il semestre aperto. Magari con qualche ritocco che consenta agli studenti di prepararsi meglio e confrontarsi con programmi più aderenti a ciò che hanno studiato a scuola. Proseguendo, se possibile, con l’aumento dei posti e cercando di arrivare quanto prima a quota 30mila. A raccontarlo, al Sole 24 Ore è la ministra dell’Università, Anna Maria Bernini.
Il Tar e il Consiglio di Stato hanno ritenuto legittimo il semestre aperto. Considerando che a inizio della legislatura uno dei motivi che vi aveva spinto a intervenire erano state le sentenze dei giudici che segnale è in vista del prossimo anno?
Tar e Consiglio di Stato hanno posto fine a una narrazione distorta. Ci siamo sentiti dire che le procedure erano contorte, che c’erano aule dove tutti copiavano e che gli esami contenevano domande strampalate. E invece l’impianto normativo e il nuovo meccanismo sono stati considerati pienamente validi dai giudici e le prove regolari. Le ordinanze sono la sconfitta di chi, anche a livello politico, ha tentato di speculare sull’ansia degli studenti e ha spinto migliaia di famiglie a spendere soldi, tempo ed energie inseguendo scorciatoie giudiziarie. A chi è convenuto alimentare questo clima? Non certo agli studenti. Per loro investire nello studio conviene più che spendere in ricorsi.
Su 52mila studenti che hanno sostenuto almeno un esame l’80% è attualmente iscritto all’università tra medicina, corsi affini o altri corsi. Che bilancio fa della prima applicazione del semestre aperto?
È la fotografia di una realtà positiva, la certificazione di un cambio di paradigma: non più selezione fuori dall’università, ma formazione dentro. Tra il 2010 e il 2020 oltre un milione di ragazze e ragazzi ha fatto richiesta di ingresso a Medicina. I posti a disposizione, nello stesso periodo, sono stati poco più di 110mila. I conti sono presto fatti: abbiamo impedito a 900mila ragazzi di entrare all’università. Che fine hanno fatto? La risposta è semplice: non lo sappiamo. Oggi conosciamo il destino di coloro che entrano a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria, ma anche quello di tutti gli altri. Non più respinti, non più “non idonei”, non più rifiutati, ma parte integrante del sistema universitario.
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