Il caso

Biennale, ambasciatore russo contro l’Ue: «Italia oggetto di diktat e pressioni»

Manifestazione contro Vladimir Putin davanti al padiglione russo alla Biennale di Venezia (AP Photo/Luca Bruno)      Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain APN

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Continuano le polemiche per la partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia: il Paese è presente non perché invitato formalmente ma perché ha un suo padiglione e lo ha aperto nonostante la mancanza di un invito. La presenza della Russia alla manifestazione è stata osteggiata dalla Ue (la Commissione europea ha avviato la procedura per sospendere circa 2 milioni di euro destinati alla Biennale) e da diversi governi europei. Anche il governo italiano è stato critico a eccezione del ministro Matteo Salvini; il ministero della Cultura ha infatti mandato gli ispettori a Ca’ Giustinian. Poi sono arrivate le dimissioni della Giuria internazionale, ed è stata cancellata la cerimonia ufficiale del giorno dell’inaugurazione, il 9 maggio, alla quale il ministro della Cultura Alessandro Giuli aveva già dato forfait.

Oggi è intervenuto l’ambasciatore russo in Italia. «C’è qualcosa di veramente morboso e irrazionale nell’ossessione dell’Ue di perseguitare la cultura e l’arte russa attraverso sanzioni e ogni sorta di restrizione». Così su Facebook l’ambasciatore della Russia in Italia A.V. Paramonov che oggi ha inaugurato il padiglione russo della Biennale. «È molto deplorevole che la leadership italiana, così come la Direzione della Biennale, siano diventate bersaglio di inaccettabili e brutali diktat e pressioni da parte dell’Ue i cui burocrati grigi e senza volto hanno fatto di tutto per abbassare la ’cortina di ferro’ e impedire qualsiasi scambio tra i paesi Ue e la Russia».

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Apre la Biennale, lo spazio dell'arte oltre tutte le polemiche

«Siamo ben consapevoli - dice ancora - che la maggior parte delle persone di buon senso in Italia non condivide questo approccio e non intende recidere i secolari legami culturali con la Russia, uno dei cui simboli è il padiglione russo nella Laguna. E certamente non sarebbero d’accordo con l’assurda affermazione secondo cui la presenza di oltre 50 giovani musicisti, filosofi e poeti russi, nonché di rappresentanti di Argentina, Brasile, Italia, Mali, Messico e Stati Uniti che partecipano al nostro progetto, rappresenti un colpo all’unità occidentale e, di fatto, la sua sconfitta».

«La nostra presenza alla Biennale dimostra soltanto la disponibilità della Russia, come quella di molti altri Paesi, a continuare a comunicare con l’Italia non attraverso la coercizione e la dittatura, ma nel linguaggio della cultura e dell’arte, per condurre un dialogo normale, reciprocamente rispettoso e paritario». «La nostra presenza in Laguna rappresenta la naturale prosecuzione della tradizione di legami culturali con l’Italia. La Russia fu uno dei primi paesi a sostenere l’iniziativa di Riccardo Selvatico, sindaco di Venezia dal 1890 al 1895, di istituire la Biennale di Venezia e costruì il proprio padiglione nei Giardini nel 1914, progettato dall’architetto di fama mondiale A.V. Shchusev”».

«Purtroppo, a causa delle sanzioni - ha continuato Paramonov - l’allestimento russo completo nella Laguna durerà solo quattro giorni di anteprime. Successivamente, dal 9 maggio al 22 novembre, sarà disponibile al pubblico solo in formato video». Il diplomatico ha parlato dell’opera: “Il progetto presentato dal collettivo, ’Albero Radicato nel Cielo’, si inserisce perfettamente nel concetto generale dell’attuale edizione della Biennale di Venezia, ’In Tonalità Minori’, con la sua enfasi sui temi dell’inclusione e dell’esclusione e del ’diritto di parola’, proposto dalla critica d’arte camerunese Koyo Kouoh, purtroppo scomparsa senza aver visto realizzata la sua visione”.

Ieri, i responsabili dell’Esposizione hanno risposto a Bruxelles: la Biennale di Venezia «esprimerà nei tempi e termini dovuti le proprie controdeduzioni alla seconda lettera ricevuta ieri, 4 maggio, dall’European Education and Culture Executive Agency (Eacea) della Commissione europea, dopo quella ricevuta il 10 aprile, sempre in merito al progetto Creative Europe Medi». Lo spiega l’ente culturale in una nota, ribadendo «di aver verificato e rispettato tutte le norme nazionali e internazionali, e su ciò ha fornito informazioni anche agli ispettori inviati dall’Autorità vigilante del ministero della Cultura».

Oggi è intervenuto il presidente della Fondazione Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, che sin dall’inizio ha sostenuto la partecipazione della Russia alla Biennale, ritrovandosi poi quasi isolato. «Non intendiamo barattare 30 anni di storia che hanno sempre raccontato così il mondo» ha detto al Teatro Piccolo Arsenale. «Questa è una Biennale che non vuole risolvere, ma mostrare, aprire alle domande. Qui l’unico veto è l’esclusione preventiva. Mi preoccupano la censura anticipata, le dichiarazioni che piovono da ogni dove costruendo un verdetto prima del confronto. La Biennale non è un tribunale. È un giardino di pace. Alle istituzioni chiediamo dialogo, non carte che girano. Proviamo insieme a guardare la luna» ha sottolineato.

In Laguna però va in scena anche il dissenso a Vladimir Putin e al suo regime con l’alleanza tra le Pussy Riot e le Femen che a Venezia hanno guidato una protesta con una ventina di partecipanti davanti al padiglione della Russia. E’ stato un sit in, con il volto travisato da passamontagna di color rosa, durato circa un quarto d’ora dove sono stati accesi dei fumogeni di color giallo e blu, e sventolando bandiere dell’Ucraina, e lanciato slogan contro la Russia anche con cartelli esposti davanti al padiglione. La Digos ha tenuto a bada le dimostranti senza alcun incidente. Le Pussy Riot, il collettivo punk rock russo noto per il loro arresto in Russia con l’accusa di ’teppismo e istigazione all’odio religioso’ per aver messo in scena, durante una celebrazione religiosa nella Cattedrale di Cristo Salvatore, un’esibizione non autorizzata contro Putin avevano preannunciato la protesta alla quale si sono unite le Femen, il movimento femminista di protesta ucraino fondato a Kiev nel 2008 da Oksana Šačko, Hanna Hutsol e Inna Shevchenko. Inizialmente era stato dato appuntamento ai giornalisti in una zona di Venezia al quale non si sono presentate e con un diversivo hanno compiuto il blitz al padiglione russo, azione bloccata poi dall’intervento della polizia che non si è lasciata ingannare dal depistaggio.

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