Biomedicale, alert delle imprese: «Ora serve una nuova governance»
La filiera industriale che mobilita 18 miliardi guarda alla prossima legge di bilancio per disinnescare il payback da 5 miliardi e ridisegnare il governo della spesa con il tetto da portare al 7%
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Sono più resilienti e sono cresciute (+6,8% solo la produzione) nonostante le tensioni internazionali e l'instabilità geopolitica che mettono sotto stress logistica e materie prime con il boom dei costi di produzione cresciuti di oltre il 20% con punte del 50 per cento. Ma ora le oltre 4600 imprese del biomedicale – di cui il 90% sono Pmi – che mobilitano 18 miliardi tra mercato interno ed export producendo dalla semplice siringa alla Tac di ultima generazione che impiega l'intelligenza artificiale chiedono una «nuova governance» e una «strategia industriale di lungo periodo» perché «senza imprese solide non c'è innovazione che arrivi ai cittadini», avverte Fabio Faltoni presidente di Confindustria dispositivi medici. Che proprio nei giorni scorsi ha partecipato alla prima riunione del tavolo dell'Osservatorio sui dispositivi medici convocato al ministero della Salute dove si dovrebbe ridisegnare l'architettura di questo settore che impiega oltre 134mila occupati.
Il primo atteso appuntamento è quello della prossima manovra di cui si comincia a ragionare proprio in queste settimane ed è qui che le imprese si aspettano un primo segnale importante per disinnescare la bomba a orologeria del payback: le aziende del biomedicale dopo aver già pagato circa 500 milioni per lo sforamento del tetto di spesa per gli anni 2015-2018 ora vivono con l'incubo della spada di Damocle di un payback monstre che vale 5,1 miliardi per gli sforamenti dal 2019 al 2024. Se mai il settore fosse chiamato a ripianare una tale somma si andrebbe praticamente alla bancarotta: «È un meccanismo non più sostenibile perché penalizza le imprese che hanno semplicemente fornito agli ospedali le tecnologie richieste dal Servizio sanitario nazionale. Continuare a mantenerlo – avverte Faltoni - significa indebolire una filiera strategica per il Paese, con effetti negativi sull'industria, sull'innovazione e sulla qualità delle cure offerte ai pazienti. Per questo è necessario intervenire subito così come è importante rendere permanente il tavolo sul payback istituito presso il ministero dell'Economia, in vista delle decisioni che dovranno essere assunte con la prossima legge di bilancio».
Il peccato originale del payback – meccanismo mutuato dalla farmaceutica e applicato obtorto collo ai dispositivi medici dopo anni che era stato congelato – nasce da un tetto di spesa sottofinanziato che l'ultima manovra ha portato al 4,6% del Fondo sanitario nazionale: «La nostra proposta è chiara – sottolinea il presidente di Confindustria dispositivi medici – e cioè proseguire il percorso di incremento del tetto di spesa fino al 7%, portandolo finalmente in linea con il reale fabbisogno del Ssn, e superare definitivamente il payback, eliminando un meccanismo che scarica sulle imprese il costo degli sforamenti della spesa pubblica». Anche per Faltoni il nodo dei nodi resta un nuovo sistema di governo in grado di garantire insieme innovazione e sostenibilità del sistema, un mix che apparentemente sembra difficile se non impossibile ma che invece si può raggiungere «senza costruire nuove infrastrutture informative o raccogliere nuovi dati». Basta infatti integrare e valorizzare quelli già disponibili: «È possibile farlo con modelli predittivi al servizio della programmazione, integrando i flussi informativi esistenti, sviluppando analisi sui consumi e sulla variabilità territoriale, realizzando dashboard e strumenti di supporto decisionale. Proponiamo, inoltre, di sperimentare modelli pilota di programmazione per percorso diagnostico terapeutico assistenziale e di utilizzare le evidenze real world per le valutazioni HTA e le decisioni di investimento. A questo – conclude il presidente di Confindustria dispositivi medici - affianchiamo la proposta di un tavolo permanente sulla programmazione sanitaria, che coinvolga istituzioni centrali, Regioni e industria, per condividere i dati, individuare i fabbisogni e accompagnare in modo strutturato l'introduzione dell'innovazione».








