Beverage

Birra, in Europa produzione e consumi in discesa per il quinto anno

Dai 367 milioni di ettolitri nel 2019 si è passati ai 345 milioni nel 2024 (-6%). Cresce del 25% la birra analcolica

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Birra europea in discesa per il quinto anno consecutivo, e ora cala anche l’export. E i motivi sembrano strutturali, legati al cambio di abitudini degli europei, in modo non troppo dissimile da quello che sta accadendo per il vino.

Secondo il quadro tracciato dall’European Beer Trends Report 2025 di The Brewers of Europe, la produzione di birra nella Ue è scesa da 367 milioni di ettolitri nel 2019 a 345 milioni nel 2024 (-6%). E i primi dati sul 2025 mostrano un ulteriore calo. Anche le esportazioni, che un tempo erano un cuscinetto per i cali interni, hanno subito un rallentamento, per il secondo anno consecutivo. Il rapporto indica l’inflazione, gli elevati costi di produzione, le interruzioni dei trasporti globali e le pressioni sulle materie prime legate al clima come i principali fattori che contribuiscono alla recessione.

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«La scarsa fiducia dei consumatori continua a rimodellare i modelli di spesa, influenzando i prodotti strettamente legati alle occasioni sociali e all’ospitalità. Nonostante queste difficoltà - segnala l’associazione - il settore continua a innovare».

Le birre analcoliche rimangono il segmento in più rapida crescita, con un’espansione del 25% in cinque anni e ormai rappresentando il 7,5% del consumo di birra nella Ue.

Anche in Italia negli ultimi anni ha prevalso il segno negativo, seppur in modo meno mercato dato che i consumi restano per ora superiori al pre covid; con i produttori che da un lato rimangono ottimisti per il potenziale ancora inespresso sulla piazza tricolore, dall’altro tornano a chiedere una riduzione generalizzata della accise, con l’Italia che è più tassata rispetto ad altri (tra i quali un produttore leader come la Germania).

I birrai europei devono affrontare un contesto non facile: il consumo di birra in pub, bar e ristoranti, che un tempo rappresentava un terzo di tutta la birra consumata in Europa, è sceso a circa un quarto. Sebbene in volume inferiore rispetto alla vendita al dettaglio, la birra venduta nei locali di ristorazione genera la maggior parte del valore aggiunto del settore e sostiene centinaia di migliaia di piccole e medie imprese e posti di lavoro. Un settore della ristorazione indebolito ha un impatto sull’intera filiera della birra, dagli agricoltori ai festival e al turismo.

Dopo anni di crescita costante, anche il numero di birrifici attivi nell’Ue si è stabilizzato a circa 9.700, segnalando un rallentamento del dinamismo che ha caratterizzato l’ultimo decennio. Per Christian Weber, presidente di The Brewers of Europe, la crisi riflette più di un calo temporaneo: «I consumatori - afferma - hanno perso fiducia e spendono meno. I birrifici si trovano ad affrontare costi crescenti, normative più severe e una pressione crescente lungo tutta la filiera. Restiamo resilienti e ottimisti per natura, ma abbiamo bisogno di maggiore stabilità e supporto per continuare a credere in un futuro luminoso».

Per Julia Leferman, segretaria generale di The Brewers of Europe, «i birrifici sono impegnati nella sostenibilità e nella difesa del valore culturale della birra. Ma questo è il momento di un sostegno chiaro, non di una regolamentazione sproporzionata o controproducente. Il nostro settore può contribuire alla competitività e alla vivacità culturale dell’Europa, se gli viene data la stabilità necessaria per investire, innovare e crescere».

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