Bocconi, il rettore Billari: “Un ateneo che punta sulla mobilità sociale, perché cambiamo le vite delle persone”
Quest'anno al centro della riflessione è stato posto il tema della mobilità sociale e dell'istruzione come ascensore sociale in un Paese in cui si sottolinea spesso come questo sia bloccato. E in un Paese dove non tutte le famiglie possono permettersi le rette di un'università privata come la Bocconi, per di più in una città cara come Milano.
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Inaugurazione dell'anno accademico 2026-2027 all'Università Bocconi di Milano, il centoventicinquesimo dalla sua fondazione. Quest'anno al centro della riflessione è stato posto il tema della mobilità sociale e dell'istruzione come ascensore sociale in un Paese in cui si sottolinea spesso come questo sia bloccato. E in un Paese dove non tutte le famiglie possono permettersi le rette di un'università privata come la Bocconi, per di più in una città cara come Milano. Ne parliamo con il rettore, Francesco Billari.
“Il fatto che l'ascensore sociale sia più bloccato oggi rispetto al passato in realtà è un potenziale errore di percezione, perché quando c'è l'espansione dell'istruzione e delle università, le società si aprono. Le università sono l'ascensore sociale, quindi un errore che rischiamo di commettere è pensare che in un passato ideale ci fossero delle società aperte con grande mobilità sociale. Tutte le analisi dei dati mostrano che in passato le società erano più chiuse e la mobilità sociale più ridotta. La mobilità sociale si garantisce con l'espansione dell'università e questo è valido in generale e non solo per la Bocconi: ci sono ricerche specifiche che mostrano come aumentare la quota di persone che va all'università aumenti la mobilità sociale. L'Italia in particolare è indietro, perché abbiamo pochi laureati, abbiamo un sistema selettivo, ma senza l'istruzione non avremmo alcun ascensore sociale nel mondo d'oggi”.
E quali politiche attua la Bocconi per agevolare la mobilità sociale?
“La Bocconi è un'istituzione che può fare un pezzo di questo lavoro, può farlo generando delle borse di studio. Adesso uno studente su otto ha una borsa completa, quindi non deve pagare per studiare in Bocconi. Uno studente su tre ha una qualche forma di sostegno e cercheremo di fare sempre di più in questa direzione. L'altro aspetto su cui possiamo agire è andare a cercare gli studenti nelle scuole, perché un conto è dare una borsa di studio a chi ha deciso di mettersi in gioco ed entrare in Bocconi e ha bisogni dal punto di vista del reddito, perché non ha dietro una famiglia che possa permettersi le rette. Un altro è andare a cercare gli studenti già nel momento in cui iniziano a pensare di poter andare all'università, perché alcuni studenti non pensano di andare all'università, non pensano che sia possibile andare a Milano che è una città costosa, che spaventa. Quindi andiamo a cercare gli studenti”.
Nel giorno dell'inaugurazione sottolineato come sia importante andare a cercare i “lost Einsteins” e le “lost Marie Curie”.
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