Federturismo Confindustria

Bolkestein, i balneari chiedono un incontro con il Governo

Licordari: «La verifica della scarsità della risorsa è necessaria per capire se il diritto Ue debba imporre le gare»

di Enrico Netti

 (Ansa)

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Un confronto istituzionale con il Governo in merito alla corretta applicazione dell’articolo 12 della Direttiva Bolkestein. È quello richiesto ieri da Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari Italia, l’Associazione imprenditori turistici balneari aderente a Federturismo Confindustria, alla premier Giorgia Meloni.

Il punto di partenza, secondo Assobalneari, è la preventiva verifica della eventuale scarsità della risorsa naturale disponibile come peraltro evidenziato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea nelle sentenze Promoimpresa e del Comune di Ginosa. I temi chiave, secondo i balneari della Confindustria, sono quattro a partire dal ripristino del Tavolo tecnico nazionale sulla mappatura della risorsa demaniale. Seguono il completamento della ricognizione attraverso l’inclusione anche delle aree lacuali e fluviali; il coinvolgimento delle Regioni interessate dal fenomeno delle concessioni lacuali e fluviali e, per finire, con l’adozione di un provvedimento ad hoc che consenta la continuità aziendale durante il completamento della verifica istruttoria nazionale prima dell’avvio generalizzato delle procedure comparative.

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«Ma la risorsa è davvero scarsa come afferma il Consiglio di Stato?» si chiede Licordari. «Secondo noi il tema centrale della Direttiva Bolkestein continua ad essere completamente equivocato – continua il presidente di Assobalneari –. La verifica della scarsità della risorsa non è il fine, ma lo strumento necessario per capire se il diritto europeo imponga realmente le gare. La Corte di Giustizia Europea, nelle sentenze Promoimpresa e del Comune di Ginosa, ha chiarito che le procedure comparative possono essere applicate esclusivamente in presenza di una effettiva scarsità della risorsa naturale. Questo accertamento deve essere concreto e basato su dati oggettivi, non su presunzioni astratte».

Per questo nella ricognizione andrebbero anche incluse le aree lacuali e fluviali interessate da attività turistico-balneari, territori intorno ai quali gravitano imprese legate all’industria dell’ospitalità. Basti pensare ai tanti laghi nel Nord Italia, da quello di Viverone al Garda per arrivare al Trasimeno. «Per questo chiediamo che vengano coinvolte anche regioni come, per esempio, Lombardia, Piemonte e Trentino-Alto Adige nel confronto istituzionale sulla mappatura nazionale della risorsa». Il percorso che indicano i balneari deve passare dalla preventiva verifica della risorsa disponibile «una attività tecnica e amministrativa che spetta solo alle istituzioni competenti e non può essere sostituita da presunzioni generali o da affermazioni astratte di un giudice piuttosto che da un altro solo per una convinzione personale» aggiunge Licordari.

«Riteniamo che il presidente del Tar di Lecce, Antonio Pasca, abbia avuto un ruolo molto importante sulla vicenda concessioni – spiega Licordari –. Le sue ordinanze di rinvio alla Corte di Giustizia Europea hanno contribuito a chiarire il nodo centrale della questione. Il presidente Pasca ha avuto il merito di riportare il dibattito sul terreno del diritto europeo effettivo e del testo dell’articolo 12 della Direttiva, ponendo alla Corte di Giustizia le corrette questioni giuridiche sul tema della scarsità della risorsa».

L’impostazione da seguire per rispettare la Bolkestein dovrebbe essere l’apertura del mercato dove la risorsa disponibile lo consenta. «Se la risorsa non è scarsa, l’obiettivo della Bolkestein è aumentare il mercato e creare nuove possibilità di aprire imprese, creare nuovi posti di lavoro, non cancellare imprese esistenti che hanno investito per decenni sul territorio e creare dei disoccupati - conclude il presidente di Assobalneari –. Trasformare le gare in un meccanismo di sostituzione forzata delle imprese rischia invece di produrre effetti espropriativi, con la distruzione di valore aziendale, investimenti e avviamento».

Nella giornata di ieri diciotto stabilimenti balneari di Viareggio, più due attività di ristorazione sul lungomare, hanno deciso di fare causa contro le aste delle spiagge. Le imprese hanno deciso di portare di fronte al tribunale civile il Comune di Viareggio, la Regione Toscana, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e l’Agenzia del Demanio per ottenere il riconoscimento della validità della loro concessione almeno fino al 2033, chiedendo i danni per una perdita di valore che viene lamentata a causa del contenzioso sulla direttiva Bolkestein. A breve il Tar della Toscana dovrà pronunciarsi sui ricorsi promossi dall’Antitrust contro gli stessi Comuni, in questo caso per accelerare le aste.

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