Bollicine siciliane, nasce la rete per attrarre enoturisti
Irvo e Ais Sicilia lanciano il Manifesto per costruire un’identità comune tra cantine, territori e istituzioni. Nell’Isola 140 aziende producono spumanti, con 330 etichette e una crescita trainata dall’Etna
3' di lettura
I punti chiave
- Il Manifesto per trasformare le bollicine in itinerari
- Un comparto piccolo nei volumi ma in crescita
- L’Etna traina la crescita degli spumanti siciliani
- Cinque areali per raccontare la Sicilia delle bollicine
- Dal vulcano a Pantelleria, il vino diventa esperienza turistica
- La sfida: costruire un’identità comune
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La Sicilia delle bollicine prova a diventare una destinazione. Non più soltanto una produzione di nicchia da raccontare attraverso le etichette, ma una mappa di territori da attraversare: vigneti, cantine, borghi, parchi naturali, siti archeologici, città d’arte, mare e gastronomia. È questo il senso della Rete delle bollicine siciliane, il percorso promosso dall’Irvo (Istituto Regionale del Vino e dell’Olio), in sinergia con Ais (Associazione Italiana Sommelier) Sicilia, che sarà al centro del convegno “Bollicine Siciliane. Dall’eccellenza enologica all’esperienza di un territorio”, in programma nell’ambito della dodicesima edizione di Sicilia in Bolle, a Realmonte.
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Il Manifesto per trasformare le bollicine in itinerari
Il passaggio chiave sarà la firma del Manifesto della rete delle bollicine siciliane, una dichiarazione d’intenti che punta a mettere insieme istituzioni, produttori, consorzi e operatori del territorio per costruire un’identità comune. L’obiettivo è trasformare la bollicina siciliana in una porta d’accesso a nuovi itinerari enoturistici, capaci di collegare la produzione vitivinicola all’esperienza dei luoghi. L’idea dell’Irvo e dell’assessorato Regionale per l’Agricoltura, lo Sviluppo Rurale e la Pesca Mediterranea nasce da una visione internazionale che rileva come la competitività sui mercati enologici si misura sulla capacità di sviluppo dell’enoturismo negli areali di produzione, dunque siglare la dichiarazione di intenti della rete significa pianificare un nuovo modello che mira a unire le realtà vitivinicole della Sicilia. L’obiettivo è dare voce a un’identità comune e riconoscibile: la bollicina siciliana diventerà la porta di accesso di itinerari che conducono, tappa per tappa, a scoprire dell’identità dei luoghi e la biodiversità dei vitigni.
Un comparto piccolo nei volumi ma in crescita
I numeri spiegano perché il tema non sia più marginale. Secondo l’Osservatorio Irvo, in Sicilia sono circa 140 le aziende produttrici di vini spumanti, tra Doc, Ig e varietali, con circa 330 etichette immesse in commercio. Il 54% delle etichette è prodotto con Metodo Charmat, mentre il 46% con Metodo Classico. La produzione resta ancora inferiore all’1% del confezionato regionale, ma il comparto mostra un interesse crescente, spinto dai riconoscimenti ottenuti da diverse cantine e dalle nuove tendenze di consumo verso vini più leggeri, freschi e frizzanti.
L’Etna traina la crescita degli spumanti siciliani
Nel 2025 gli spumanti siciliani sono stati per l’86% bianchi e per il 14% rosati. Per denominazione, il 49,1% della produzione è a Igt Terre Siciliane, il 29,3% a Doc Sicilia e il 20,4% a Doc Etna. Proprio l’Etna è il dato più dinamico: la sua incidenza sul totale degli spumanti siciliani è passata dal 9,8% del 2018 al 20,4% del 2025.
Scendendo alle singole tipologie, nel 2025 la più prodotta è stata la Igt Terre Siciliane spumante bianco, con un’incidenza del 18%. Seguono la DOC Etna spumante bianco al 17%, la Doc Sicilia Grillo spumante al 16% e la Igt Terre Siciliane Nerello Mascalese vinificato in bianco al 14%. Le prime quattro tipologie, da sole, rappresentano il 65% della produzione complessiva di spumanti siciliani.








