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Boom di cyber attacchi ad Asl e ospedali, dati dei cittadini a rischio e sistemi in tilt

Gli eventi raddoppiano ogni anno e se ne stimano 124 per il 2026: è una delle maggiori sfide per il sistema sanitario con danni per i pazienti

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La Sanità è sempre più nel mirino dei cyber criminali con gli attacchi informatici contro le strutture sanitarie in preoccupante crescita. l numeri parlano chiaro: gli eventi contro ospedali e aziende sanitarie sono aumentati drasticamente, con un incremento del 111%, passando da 27 eventi nel 2023 a 57 nel 2024 secondo i dati ufficiali dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale. E secondo Energieering, azienda specializzata nella cybersecurity delle infrastrutture critiche il trend non accenna a invertirsi con circa 84 attacchi (+47,4%) per il 2025 e addirittura una stima di 124 per il 2026. Praticamente un attacco contro la Sanità ogni tre giorni.

Al di là dell'impatto economico - secondo il report IBM Cost of a Data Breach 2025 ogni violazione dei dati in sanità costa in media 7,42 milioni di dollari - questi attacchi rappresentano una delle maggiori sfide per il sistema sanitario, costituendo un rischio per la salute dei cittadini: i data breach possono causare, infatti, problematiche come la paralisi del Cup, la sparizione dello storico degli esami o addirittura difficoltà nella distribuzione del sangue nelle sale operatorie.

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«La realtà oggettiva - conferma Massimo Dutto, responsabile IT settore sanitario dell'organismo certificatore Csqa - è che questi attacchi continueranno ad aumentare. I rischi non sono più solo legati al furto di dati, ma riguardano anche il blocco della continuità operativa». Fondata nel 1990, oggi Csqa conta una rete di 500 auditor che operano in 31 paesi e oltre 680 certificazioni attive in cybersecurity e protezione dati. A prendere di mira le strutture sanitarie sono solitamente organizzazioni che agiscono con l'obiettivo di ottenere, in cambio della restituzione del sistema violato, una contropartita in denaro o, più spesso, in criptovalute, più difficili da tracciare. Le strutture pubbliche, però, come spiega Dutto, solitamente «non pagano un riscatto, perché equivarrebbe a garantire l'intrusione successiva».

Quando si parla di attacchi informatici alle strutture sanitarie, secondo il responsabile IT settore sanitario di Csqa, occorre innanzitutto operare una distinzione. Se, quando colpisce un ospedale, un hacker si limita al furto dei dati dei dipendenti, allora siamo davanti a una violazione dei dati relativa alla privacy, che però non ha un impatto sulla salute dei cittadini. Se invece, entrando nel sistema, l'hacker blocca e ruba tutto ciò che trova, vengono trafugati anche i dati dei pazienti, come la loro storia clinica o il loro numero identificativo all'interno del processo di cura che stanno svolgendo in ospedale. «Un aumento della probabilità di attacchi informatici alle strutture sanitarie causa quindi problemi per la salute dei cittadini, generando la paralisi del sistema e mandandolo in tilt. Ci si è resi conto a livello internazionale che questo è un rischio assolutamente reale», spiega Dutto.

Anche se non è possibile per gli ospedali azzerare completamente il pericolo, «si può lavorare per abbassarlo. Dobbiamo fare in modo che il rischio sia basso, pur consapevoli che la possibilità di entrare in queste strutture comunque c'è e si concretizza soprattutto attraverso il comportamento delle persone. Quello che noi possiamo fare come organismo di certificazione è un check per valutare la permeabilità del sistema, verificando che siano state prese tutte le contromisure per fare in modo di minimizzare i danni».

Per Dutto, le strutture sanitarie, al fine di tutelarsi da eventuali attacchi, dovrebbero implementare modelli di gestione che partano dalla governance aziendale, predisponendo dei sistemi di controllo in linea con le norme internazionali. L'obiettivo dev'essere assicurare «la continuità operativa, ossia garantire che il tuo sistema continui a funzionare a fronte di qualsiasi tipo di necessità o catastrofe».

Essenziale per prevenire gli attacchi informatici, infine, è investire nella consapevolezza e nelle competenze delle persone che lavorano nelle strutture sanitarie: «L'aspetto culturale è fondamentale per fronteggiare questi rischi. Oggi sappiamo che se usiamo la nostra chiavetta Usb personale per lavorare sui computer aziendali potrebbe entrare qualsiasi tipo di virus. La gente deve imparare a non aprire e-mail sospette con allegati e che la propria password con doppia autenticazione non si può dare al collega solo perché lui ha dimenticato la sua. Facendo così, culturalmente parlando, siamo consapevoli che c'è un rischio ma non facciamo nulla per evitarlo».

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