Boom dei mini-pacchi: in dogana 105 milioni di pratiche. Ma i dazi non decollano
Alle dichiarazioni per le vendite online registrate nel 2025 corrispondono oltre 396 milioni di articoli, per il 98,5% provenienti dalla Cina
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L’anno scorso in Italia sono state liquidate 111,3 milioni di dichiarazioni doganali (o atti analoghi), di cui 104,9 milioni per vendite online. Quest’ultimo dato nel 2021 era dieci volte più piccolo (10,2 milioni): l’incremento rispecchia a pieno il boom dei mini-pacchi. Acquisti da pochi euro che si perfezionano facilmente con un click – o un tap sul telefonino – e hanno invaso il mercato italiano ed europeo.
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Alle quasi 105 milioni di spedizioni di modico valore rilevate dall’agenzia delle Dogane nel 2025 corrispondono oltre 396 milioni di articoli, per il 98,5% spediti in Italia dalla Cina, con un valore medio intrinseco di 7,30 euro ciascuno.
Ma la crescita delle vendite online si riflette solo in minima parte sui tributi riscossi. Se le dichiarazioni doganali per e-commerce sono salite del 928,4% tra il 2021 e il 2025, gli incassi fiscali (da versamenti spontanei) sono aumentati solo del 25,4%, passando da 2,63 a 3,3 miliardi. L’effetto dei mini-pacchi si vede anche nell’importo medio riscosso per dichiarazione liquidata, sceso in quattro anni da 184 a 30 euro. D’altra parte, se sommiamo i vari tipi di abbigliamento e accessori – categorie ad alta frequenza di mini-pacchi – vediamo che essi pesano per il 13,5% del valore delle importazioni. Più dei veicoli (13,3%) e degli apparecchi meccanici (8,3%).
Analizzando le dichiarazioni di modico valore, si nota inoltre che quasi due su tre riguardano spedizioni B2c; per il resto si tratta di operazioni commerciali online tra aziende (B2b) o tra consumatori (C2c).
L’invasione di prodotti e gadget da pochi spiccioli rappresenta una sfida gestionale per gli uffici dell’amministrazione doganale. E pone alle produzioni manifatturiere continentali una minaccia sempre più difficile da affrontare.









