Scenari

Boomer e gen Z nell’era senza età mandano in tilt gli stereotipi

La carta d’identità racconta sempre meno stili di vita e comportamenti: per Hearts United-Doxa, il 62% degli over 65 si sente molto più giovane, spingendo le marche a ripensare le categorie di consumo

Credits: Campagna «Joy Ride» di Amazon

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Il telefono squilla. Sono i figli che vogliono sapere come stanno i genitori anziani. Ma loro non rispondono perché hanno altro da fare. D’altronde in questa fase storica gli over 70 ridono, brindano, escono, fanno festa. Altro che anziani da accudire. È quanto racconta la nuova campagna di Levande, uno dei maggiori operatori australiani nelle comunità residenziali per over 65. Si tratta di un colosso di quasi 60 strutture per oltre 10mila residenti. Il posizionamento appena lanciato ribalta il vocabolario tradizionale della terza età: non declino, assistenza e rallentamento, ma libertà, indipendenza, amicizia, avventura. Una strategia raccontata dalla stampa locale e rilanciata sui social. Così la notorietà del marchio si è impennata. Ma attenzione, non è soltanto una trovata pubblicitaria: dietro c’è un mercato che sta diventando sempre più interessante anche per i grandi capitali.

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Il settore delle comunità residenziali per silver solo in Australia ha raggiunto i 5,33 miliardi di dollari. Anche Oxford Economics ha acceso i riflettori sul fenomeno, indicando nell’invecchiamento della popolazione e nella ricchezza accumulata dalle generazioni mature le due dinamiche chiave e strettamente correlate.

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Dall’Australia agli Stati Uniti: cambia il set, non il copione. Danny Trejo ha 82 anni, ma evidentemente nessuno gliel’ha comunicato. L’attore di Machete e volto noto sul grande schermo continua ad andare in motocicletta, sollevare pesi e gestire i suoi ristoranti. Ad agosto è diventato il testimonial di «ko boomer», la nuova campagna di Aspercreme, marchio americano di prodotti contro dolori muscolari e articolari di Sanofi Healthcare. Il titolo gioca provocatoriamente sulla nota espressione «ok boomer» per mandare al tappeto proprio la caricatura dell’anziano lento e fuori dal mondo. L’obiettivo è riscrivere la narrazione con persone che continuano a lavorare, allenarsi, viaggiare. Sessant’anni e non sentirli. Anzi, non volerli neppure raccontare come ci si aspetterebbe.

In Inghilterra la neonata startup dell’assicurazione sanitaria Lateral ha scelto gli «ageless over 60» come protagonisti della sua prima campagna nazionale. Manifesti nelle stazioni e per le strade britanniche mandano in soffitta la rappresentazione stereotipata della terza età come lenta, grigia e annoiata. Al suo posto compaiono persone mature dinamiche e indipendenti.

Segmentazioni al bando

Vecchi a trent’anni, giovani a settanta. Il paradosso dell’età spariglia le carte sui consumatori e disorienta le marche sui mercati. Perché la carta d’identità racconta sempre meno chi siamo e come consumiamo. Il 62% degli over 65 si sente più giovane della propria età, mentre già a trent’anni cresce la consapevolezza del tempo che passa. il 31% degli italiani premia brand capaci di evolvere con i bisogni delle diverse fasi della vita, il 29% quelli in sintonia con il modo in cui viviamo oggi e il 22% chi sa innovare senza complicare. Lo certifica la ricerca di Hearts United, nuova agenzia media globale nata dall’unione dei due network Hearts & Science e Mediahub, parte di Omnicom Media, realizzata da Doxa su un campione rappresentativo di 2.000 italiani.

La fotografia mostra come gli anni vissuti e quelli percepiti raccontano sempre meno la stessa storia. «Prima le generazioni fungevano da modelli predittori, mettendo a fuoco un determinato target. Ora registriamo un fenomeno nuovo dettato dalla frenesia dei tempi, dal sovraccarico anche emotivo della tecnologia e dalle nuove aspettative di vita», afferma Emanuele Giraldi, Managing Director di Hearts United Italia. Nulla è più come sembra, si potrebbe dire. «Una volta i giovani erano riconoscibili perché tendevano a infrangere regole e schemi, mentre gli anziani optavano per le consuetudini. Oggi le fasce mature si presentano con una vita iperattiva, mentre i giovani cominciano a mettere da parte le cattive abitudini per preservarsi verso l’età matura. Così giovane e anziano non coincidono più automaticamente con innovazione e conservazione, rottura e continuità. È la percezione soggettiva del tempo e della propria età a diventare decisiva: persone mature sperimentano, cambiano abitudini e adottano nuovi codici, mentre persone giovani possono cercare stabilità, ritualità e protezione», precisa Giraldi.

Generazione senza età

Addio marketing generazionale. D’altronde se l’età non conta più si ripensanoi linguaggi attorno ai prodotti. Ne ha scritto qualche giorno fa anche Fast Company con un dossier dal titolo assai esplicativo: «Benvenuti nella generazione ageless», ossia senza età.

«In America gli over 50 dispongono del 70% del reddito disponibile, mentre soltanto il 10% delle proposte si rivolge a loro. Il marketing continua ad avere un’idea sbagliata dell’età e rischia di perdere una delle maggiori opportunità commerciali», scrive Andrew Graff. Qualcuno lo aveva già intuito. Nel Natale di tre anni fa Amazon decideva di portare sugli schermi «Joy ride». Tre donne anziane sono sedute su una panchina e guardano bambini e ragazzi scendere da una collina innevata con gli slittini. Una delle tre apre l’app di Amazon e ordina dei cuscini imbottiti. Il giorno dopo li sistemano sugli slittini e si lanciano anche loro sulla neve. Un manifesto dell’ageless che oggi si riverbera un po’ ovunque.

Ma se l’età reale non riflette quella percepita, in crisi va tutto il marketing tradizionale. «Oggi aziende e agenzie vivono all’interno di un ciclone permanente. Tra le marche emergono due approcci: quelle «zeitgeist» che cercano di vivere lo script del tempo presente e quelle «evergreen» che si occupano di essere rilevanti per le diverse generazioni. Noi stiamo andandooltre i canoni generazionali, superando le variabili ormai obsolete basate su aspetti anagrafici e incrementando l’uso di osservatori di comportamenti», dice Giraldi. L’appello è ai marketer: occorre leggere il tempo con nuovi sistemi di misurazione, mettendo al bando le bussole del passato che già nel presente ci disorientano. Perché mai come oggi l’età non è più una scorciatoia per definirci.

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