Mercati

L’allarme Mar Rosso spinge il petrolio a 100 $ e affonda le Borse. Wall Street, Nasdaq chiude a -2,15%

Gli attacchi dei ribelli Houthi estendono la crisi dallo Stretto di Hormuz a quello di Bab al-Mandab, cruciale per il trasporto del greggio saudita. A Piazza Affari St -17,7% dopo i conti, mentre a Wall Street crolla Tesla

La Borsa, gli indici del 23 luglio 2026

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Archiviano una seduta di vendite le Borse europee, con il Ftse Mib in ribasso del 2,8%, mentre lo spettro di uno shock energetico che torna protagonista sulla scena globale. Alle preoccupazioni su un’imminente escalation delle ostilità tra Washington e Teheran si sommano infatti gli attacchi da parte dei ribelli Houthi dello Yemen nel Mar Rosso, che minacciano le vitali forniture di petrolio dell'Arabia Saudita: a far paura ora è la chiusura simultanea dello stretto di Bab al-Mandab (oltre che dello Stretto di Hormuz), una delle ultime rotte rimaste per il trasporto del greggio del Golfo verso i mercati globali. In questo quadro, i contratti sul Brent per settembre hanno sfondato la soglia dei 100 dollari al barile, su livelli che non si vedevano da fine maggio.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Lagarde, gli sviluppi nel Mar Rosso sono allarmanti

Sulla situazione nel Mar Rosso si è espressa anche la presidente della Bce, Christine Lagarde, che ha definito i recenti sviluppi «allarmanti» aggiungendo che avranno «chiaramente un impatto», mentre nessuna sorpresa è arrivata dal meeting di politica monetaria odierno, che ha confermato le attese del mercato, lasciando inalterati i tassi di riferimento. Lagarde ha infatti precisato che quanto avvenuto nel Mar Rosso «non è stato di per sé preso in considerazione nella decisione adottata questa mattina», poiché è accaduto poco prima della conclusione della riunione. A questo punto, gli osservatori del mercato sono unanimemente concordi nel prevedere che l’istituto di Francoforte riprenda il suo ciclo di inasprimento monetario nella riunione di settembre, prima di passare a una pausa più prolungata.

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Wall Street chiude in forte calo, pesano ribassi Alphabet e Tesla

Wall Street si è mossa in ribasso, con gli occhi puntati sull'Iran e sulle trimestrali. Queste le chiusure: Dow Jones -0,97%; Nasdaq -2,15%; S&P 500: -1,82%.

In primo piano ci sono le big tech Usa. A mercati chiusi, Alphabet Classe A ha pubblicato risultati del secondo trimestre superiori alle attese ma ha sostenuto spese per 44,9 miliardi di dollari, il doppio rispetto a un anno fa e oltre le previsioni degli analisti. Ha diffuso i conti anche Tesla , che ha riportato un utile per azione adjusted inferiore alle attese.

A Milano doppio tonfo di St e Moncler

A Piazza Affari St crolla del 17,7% dopo la pubblicazione dei conti: il gruppo ha chiuso il trimestre con un utile netto di 222 milioni di dollari, in forte miglioramento rispetto alla perdita di 97 milioni registrata nello stesso periodo dello scorso anno, ma le indicazioni del management non convincono il mercato: «l' utile operativo del periodo e soprattutto le guidance sui ricavi del terzo trimestre sono leggermente al di sotto del consensus, mentre quelle per il quarto trimestre leggermente sopra le attese», scrivono gli analisti di Citi. Chiude forte calo anche Moncler (-7,8%), dopo una semestrale in linea con le attese, anche se gli investitori sono preoccupati dal rallentamento delle vendite nel secondo trimestre e dalle indicazioni prudenti del management per la seconda parte dell'anno.

Vendite su Unicredit

Le vendite colpiscono anche Unicredit (-4,8%), che scivola nonostante una semestrale superiore alle attese e un utile netto record di 6,1 miliardi di euro, +24% su base adjusted. Secondo gli operatori, a pesare sull'andamento del titolo sarebbero soprattutto le indicazioni fornite dall'ad, Andrea Orcel, sul risiko bancario. Il manager ha adottato toni prudenti sia sul fronte italiano, sia sul dossier Commerzbank, parlando di una eventuale fusione non prima «di 2 o 3 anni». Poco mossa Stellantis (-1,3%), nel giorno della diffusione dei dati sulle immatricolazioni nell'Unione europea.

I Mercati a metà seduta

Petrolio in rally sui timori di approvvigionamento

Crescono i timori per l’approvvigionamento di greggio dopo gli attacchi degli Houthi sull’Arabia Saudita nello Stretto di Bab El-Mandeb, la porta sul Mar Rosso e, di conseguenza, verso il Canale di Suez. Così il Brent settembre corre a 100 dollari al barile, e il corrispettivo del Wti punta ai 91 dollari, mentre Trump minaccia di bombardare le infrastrutture civili se Teheran continuerà a bloccare Hormuz. In lieve calo invece il gas naturale europeo, che rimane comunque sopra i 60 euro, sui massimi da metà marzo scorso.

Euro/dollaro a quota 1,14, spread stabile

Sul valutario l’euro scambia ancora oltre quota 1,14 (da 1,141 dollari). La moneta unica vale anche 186,3 yen (da 186,1). Andamento stabile per lo spread tra BTp e Bund. Il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il Bund tedesco di pari durata si attesta a 84 punti base dagli 83 del closing precedente. In leggero rialzo il rendimento del BTp decennale benchmark dal 4% del riferimento precedente.

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