Mercati

Borse, Milano (+1,1%) da record oltre 50mila punti. Boom Cerebras al debutto sul Nasdaq

Il Ftse Mib è a un passo dal record storico del 6 marzo 2000 nel pieno della bolla dot-com. Settore tech ancora in rally, Stmicroelectronics svetta a Piazza Affari. Resta sullo sfondo la guerra in Iran, con il petrolio in altalena

di Chiara Di Michele e Ivan Torneo

I Mercati a metà seduta

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il vertice Trump-Xi infonde un clima di maggior fiducia sui mercati azionari, che continuano a macinare nuovi record tenendo sullo sfondo i rischi legati al prolungarsi del conflitto tra Usa, Israele e Iran e alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Piazza Affari chiude a un passo dal record storico del 6 marzo 2000 (50.109 punti) nel pieno della bolla dot-com. L'indice segna infatti un +1,15% a quota 50.050.

Secondo la Casa Bianca, il presidente Usa Donald Trump e l'omologo cinese Xi Jinping hanno concordato sulla necessità di tenere aperto lo stretto di Hormuz e sul fatto che l'Iran non possa avere il nucleare. Pechino però tiene il punto su Taiwan, affermando che, se non gestita bene, la questione potrebbe portare a un conflitto. Xi ha poi riferito ai ceo di Nvidia, Tesla e Apple (presenti all’incontro con altri 17 leader aziendali) che la Cina si aprirà «ancora di più».

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La Borsa, gli indici del 14 maggio 2026

L'ottimismo sulle prospettive dell’intelligenza artificiale (alla vigilia nuovo record di Nasdaq e S&P a Wall Street in scia al settore tech, con Nvidia che continua ad aggiornare i massimi e ha aggiunto in una seduta 100 mld di capitalizzazione) spinge così al rialzo i listini e mette in secondo piano, almeno per il momento, il rischio di un rialzo dei tassi di interesse a causa dello shock energetico. Negli Stati Uniti, dopo i numeri sull'inflazione, anche la lettura dei prezzi alla produzione ha mostrato gli effetti dell'aumento dei prezzi del greggio. Altre indicazioni arrivano dai prezzi import che ad aprile sono saliti più del previsto (+1,9% contro +0,9% atteso). A questo punto, il mercato non solo si aspetta che non ci siano tagli da parte della Fed quest'anno, ma inizia a scommettere su possibili aumenti del costo del denaro.

I mercati guardano a Pechino e al futuro di Taiwan

Gli investitori sono concentrati sulle notizie in arrivo dal vertice tra il presidente americano, Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping, con il tycoon che ha invitato il presidente della Cina negli Stati Uniti per il 24 settembre prossimo, alla vigilia delle elezioni di mid-term. In gioco non ci sono solo i dazi e i rapporti commerciali tra le due superpotenze, ma anche le posizioni sul conflitto con l'Iran e lo spinoso tema di Taiwan, che riporta in primo piano a sua volta la questione semiconduttori. L'isola, secondo le stime di settore, produce circa il 90% dei semiconduttori più sofisticati al mondo, con il colosso Tsmc che ha sede lì. Non a caso Trump è accompagnato da una folta delegazione di ceo con i numeri uno dei principali colossi dell'AI, tra cui Elon Musk e Tim Cook e l'ottimismo sul comparto alla vigilia si è accentuato alla notizia che anche l'a.d. di Nvidia, Jensen Huang, si è unito al presidente degli Stati Uniti nel suo viaggio in Cina.

Wall Street aggiorna i record: Dj a +0,75%, Nasdaq a +0,88%

Wall Street chiude la seduta con i record di alcuni indici: il Dow Jones sale dello 0,75%, tornando sopra quota 50,000 per la prima volta da febbraio, a 50,063.46 punti, mentre il Nasdaq guadagna lo 0,88% al record di 26.635,22. Massimi anche l’S&P 500, a 7.501,39 punti. I listini beneficiano dell’euforia per i conti di Cisco Systems migliori delle attese (e del taglio di 4.000 posti) e per le notizie legate al vertice di Pechino tra Trump e Xi. Nvidia (+4%) è stata autorizzata dagli Stati Uniti a vendere i suoi potenti H200 a circa 10 aziende cinesi. Cisco ha segnato un +46% negli ultimi due mesi, Amazon un +28% e Nvidia un +30%. Debutto da record per Cerebras System sul Nasdaq, in una seduta positiva per Wall Street con il Dow Jones di nuovo sui 50mila punti. Le azioni del produttore di chip per l'intelligenza artificiale sono aumentate dell’89% nel primo giorno di contrattazioni, dopo aver raccolto 5,55 miliardi di dollari in quella che è la più grande Ipo dell'anno a Wall Street. Si muovono in rialzo i principali indici di Wall Street, con il Dow Jones di nuovo sopra i 50.000 punti e S&P 500 e Nasdaq Composite che hanno subito aggiornato i propri record intraday, dopo una solida trimestrale di Cisco Systems. Il colosso del software ha pubblicato risultati e previsioni per il terzo trimestre superiori alle aspettative del mercato e ha annunciato il taglio di quasi 4.000 posti di lavoro. Insieme a Cisco, Amazon e Nvidia stanno sostenendo la ripresa del Dow Jones. Debutto col botto per Cerebras Systems: le azioni del produttore di chip per l’intelligenza artificiale sono balzate del 90% dopo aver raccolto 5,55 miliardi di dollari in quella che è la più grande Ipo dell'anno a Wall Street. Dai 185 dollari per azione dell’avvio di seduta la società è poi arrivata a trattare vicino ai 350 dollari. L'Ipo ha rappresentato un primo test dell'interesse di Wall Street per le nuove quotazioni di aziende nel settore dell'AI, in vista degli attesissimi debutti di OpenAI e Anthropic, che potrebbero seguire le orme di SpaceX di Elon Musk e approdare in Borsa già quest'anno.

A Milano St e Stellantis in vetta, bene le banche

Per quanto riguarda i titoli di Piazza Affari, gli acquisti sul settore tech europeo (il migliore) premiano Stmicroelectronics (+5,4%), che e chiude in vetta. Segue Stellantis (+3,5%) dopo che la vice presidente della cinese Byd, Stella Li, ha ammesso l'interesse per gli stabilimenti del gruppo europeo: un accordo che gli analisti valutano positivamente anche se, avvertono, potrebbe mettere a rischio le quote di mercato. Seduta positiva anche per A2a, con uno scatto in avanti subito dopo la pubblicazione della trimestrale e la conferma della guidance, per poi chiudere in progresso dell'1 per cento. In generale rialzo le banche, con Banca Mediolanum (+2,8%), Intesa (+1,9%), Unicredit (+1,6%) e Bper (+1,5%). In coda al listino, Fincantieri (-1,6%) e Diasorin (-1,5%).

Petrolio in altalena, Brent in area 105 dollari

Saliscendi senza direzione per il prezzo del petrolio, che non registra tuttavia strappi aggressivi. Il Brent si muove intorno ai 105 dollari al barile, mentre il Wti è a ridosso di quota 100 dollari. «Al momento la situazione sul petrolio è in fase di stallo, servono movimenti piú violenti che riescano a smuovere di fatto la situazione su base settimanale. Gravitiamo a ridosso dei massimi delle scorse settimane», nota David Pascucci, market analyst di Xtb. I mercati, intanto, sperano che dai colloqui tra Usa e Cina possa emergere una «dichiarazione congiunta sul tema Hormuz, considerato il peso diplomatico che la Cina può avere nei confronti dell’Iran», dicono gli analisti di Mps.

Euro/dollaro in area 1,17. Yuan al top da tre anni sul dollaro

Sul mercato valutario, si indebolisce l'euro/dollaro che torna sotto quota 1,17. «Da segnalare il fatto che il mercato valutario risulta praticamente bloccato, ossia non riesce a prendere direzionalità da tempo - osserva David Pascucci - si prova a vendere il dollaro ma il cambio dollaro/yen, dopo l'intervento recente della Banca del Giappone, ha di fatto smesso di prendere una direzione se non con degli strappi al ribasso che vengono puntualmente riassorbiti. Per il resto euro/dollaro e sterlina/dollaro continuano a rimanere relativamente fermi sui livelli che abbiamo visto nel corso delle scorse settimane».

Intanto, record da tre anni per lo yuan sul dollaro. La valuta cinese, negoziata sia sul mercato onshore sia offshore, ha toccato i livelli più forti da oltre tre anni dopo che la banca centrale ha alzato il tasso di riferimento ufficiale. Dall'inizio dell'anno lo yuan si è rafforzato di circa il 3% rispetto al biglietto verde.

Spread in calo a 73 punti, scende il rendimento del BTp

Chiusura in calo per lo spread tra BTp e Bund. A fine seduta il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il Bund tedesco di pari durata si è attestato a 73 punti base, dai 75 punti della chiusura precedente. In flessione ancora più decisa anche il rendimento del BTp decennale benchmark, che ha terminato la seduta al 3,78%, dal 3,86% del closing precedente.

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