Mercati

Borse, Wall Street in calo. Il petrolio vola in chiusura a New York

Continua la corsa del greggio, con il Brent oltre i 108 dollari al barile. Il mercato si aspetta un aumento dei tassi da parte della banca centrale americana

La Borsa, gli indici del 15 settembre 2026

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il petrolio vola in chiusura a New York, a +4,41 per cento. Il greggio Wti si attesta a quota 105,50 dollari al barile, il Brent a 108,50 dollari.

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Seduta volatile invece per le Borse europee, che continuano a muoversi in acque agitate, strette tra la pressione sui prezzi dell’energia e sui titoli di Stato, all’ombra della Fed e delle crescenti attese per una stretta monetaria. Il petrolio, dopo una breve tregua, ha ripreso appunto la sua corsa (dopo la fiammata di ieri a ridosso dei 110 dollari ) mentre le tensioni in Medio Oriente stentano ad attenuarsi. Inversione di rotta invece per il gas (sotto 80 euro) dopo che il Cremlino ha valutato come una «buona idea» la proposta del presidente americano Donald Trump di una tregua reciproca tra Kiev e Mosca sugli attacchi rivolti alle infrastrutture energetiche.

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Non si attenua neanche la pressione sui bond: il rendimento del Treasury rimane sopra la soglia psicologica del 5% ed ha superato il picco del 2023 (5,04%) toccando il livello più alto dal 2007. Questo accresce la tensione in vista della decisione sui tassi d'interesse della Federal Reserve, prevista domani. Gli investitori prevedono un aumento del costo del denaro per la prima volta da luglio 2023. L’attenzione è quindi concentrata sulla conferenza stampa del presidente Kevin Warsh. «Tuttavia, non ci aspettiamo indicazioni esplicite sulle prospettive future», afferma Jens Bies di Helaba Invest, osservando che «in assenza di segnali estremamente restrittivi, alcuni aumenti dei tassi potrebbero essere esclusi dai prezzi, consentendo ai Treasury USA di recuperare dai loro elevati livelli di rendimento».

In questo contesto, il Ftse Mib di Milano chiude a -0,14%

Wall Street in calo, balzano i tassi dei Treasury

Wall Street chiude negativa. Il Dow Jones perde lo 0,63% a 52.092,57 punti, il Nasdaq cede lo 0,78% a 25.981,57 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,45% a 7.585,68 punti. A incidere è l'impennata dei rendimenti dei titoli del Tesoro ai massimi pluriennali. Il rendimento del titolo di riferimento del Treasury a 10 anni è salito al livello più alto dal 2007, raggiungendo il 5,041%. Nelle ultime settimane, i rendimenti dei titoli di Stato globali sono stati al centro dell'attenzione dei mercati azionari, con le vendite di debito pubblico in calo a causa dei crescenti timori che la guerra in corso tra Stati Uniti e Iran possa alimentare l'inflazione e un'inversione di tendenza restrittiva da parte delle Banche centrali.

Bancari sotto pressione a Piazza Affari, corre l'oil

A Piazza Affari, dopo una mattinata guidata dalla difesa, gli acquisti si concentrano sugli energetici con Tenaris (+3,3%), Terna (+2,9%), Saipem (+1,6%) ed Eni (+1,7%) tra i migliori. Bancari a due velocità, con Mps (+1,5%) e Mediobanca in rialzo, mentre il mercato continua a monitorare gli sviluppi del risiko con la partita tra il Monte e Intesa Sanpaolo (-0,2%) in primo piano. Da qui dipendono infatti anche gli equilibri azionari nelle Generali (+0,9%). Debole Banco Bpm (-0,4%) nel giorno del cda che ha proseguito l'esame tecnico sull'offerta senese. In ribasso Unicredit (-2,2%) dopo il vertice di ieri con il Governo tedesco su Commerzbank. Male anche Bper(-1,7%). Fallisce il recupero dei titoli tech (+0,04 %St) dopo la debacle della vigilia innescata dalle preoccupazioni legate all'Ai e alla sua sicurezza. Prysmian (-0,04%) guarda all'ok dell'antitrust Usa sull'acquisizione di Atkore. Lo Spread chiude stabile a 88 punti.

Dollaro in salita

Rafforzamento generalizzato del dollaro, complice il clima negativo sui mercati e operatori che, probabilmente, «si stanno posizionando in vista della riunione Fed», secondo gli analisti di Mps. Le valute emergenti sono quelle maggiormente penalizzate, soprattutto quelle legate al mondo delle materie prime. «Il cambio euro/dollaro ha testato il supporto a 1,1524, la cui tenuta è fondamentale per evitare una discesa sotto 1,15», dicono gli analisti.

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