Borse, settimana in rosso per l’Europa stretta tra petrolio e tassi. Milano -0,3%. WS +0,98%
Il Vecchio Continente rialza la testa nell'ultima seduta della settimana nonostante si avvicini il rialzo dei tassi da parte della Fed. Milano termina le contrattazioni di venerdì a +1,4%
5' di lettura
5' di lettura
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Nonostante i rialzi messi a segno nell’ultima seduta, le borse europee archiviano in rosso l’ottava con la guerra in Medio Oriente in primo piano, la doppia fiammata del petrolio e del gas e le banche centrali. Se Milano riesce a contenere i cali (-0,3%), Parigi (-3,6%), Francoforte (-2,2%) e Londra (-1,5%) mettono a segno le performance peggiori. A guidare il sentiment dell’ottava restano gli attacchi reciproci tra Stati Uniti e Iran e i danni a diverse petroliere, che hanno fatto schizzare il prezzo del Brent nelle cinque sedute: +9,2% a 105 dollari al barile; Wti +8,6% a 100,6 dollari. Corre anche il gas Ttf, +12,5% a 81,50 euro per MWh. Sotto osservazione l'obbligazionario: il rendimento del Bund tedesco a dieci anni è salito nell'arco della settimana dal 3,34% al 3,50%, mentre quello del Btp passa dal 4,14% al 4,36%. Lo spread tra i due titoli si allarga così di circa 5 punti base, da 80,6 a 85,2 punti. A livello azionario il risiko bancario ha continuato a occupare la scena, tra il via libera dell'assemblea di Intesa Sanpaolo (+0,9%) all'aumento di capitale per l'Opas su Mps (+3,5%) e gli sviluppi dell'operazione su Siena. In controtendenza Bpm (-2,6%). A Piazza Affari spicca poi Lottomatica (+11,8%), sull'onda lunga della maxi fusione con la spagnola Cirsa. Segue Tenaris (+10,2%). Bene anche Generali (+4,9%). Fronte per Brunello Cucinelli (-13,3%) e Leonardo (-11,1%). Avio cede il 9,4% nell'arco delle cinque sedute, nonostante il forte recupero di venerdì dopo la semestrale.
Chiedilo al Sole
Stretta Fed sui tassi in vista ma l’Europa rialza la testa. Milano venerdì chiude a +1,4%
Chiudono in rialzo le borse europee la seduta dell'11 settembre con il dato dell'inflazione americana che è salito al 3,4% in linea con le stime. Ora bisognerà capire cosa farà la Fed in materia di politica monetaria: se infatti alla vigilia la Bce ha deciso di alzare il costo del denaro di 25 punti base, la prossima settimana sarà il turno della banca centrale americana, con gli operatori che aumentano le scommesse su un rialzo del tasso di interesse di riferimento da parte del Federal Open Market Committee (Fomc) di un quarto di punto percentuale. Secondo il tracker FedWatch del Cme Group, che monitora i prezzi dei future sui tassi di interesse della Federal Reserve, la probabilità di un rialzo dei tassi è salita dal 70% al 90%.
Intanto l’attenzione rimane rivolta alle materie prime e, in particolare, al petrolio, che pur essendo in calo resta su livelli elevati. Del resto, le tensioni in Medio Oriente persistono e alla vigilia è emerso che alti funzionari americani hanno discusso con il presidente, Donald Trump, della possibilità che la guerra si protragga fino alla fine del suo mandato. Preoccupano inoltre le vendite sul mercato dei bond, che hanno spinto i tassi di interesse di numerosi titoli di Stato ai massimi da anni: il Bund tedesco a dieci anni rende oltre il 3,5%, mentre il Treasury decennale ha un tasso di oltre il 4,9%.
Così Milano archivia la seduta in rialzo dell'1,36%, mettendo a segno la migliore performance del Vecchio Continente; segno più anche per Parigi (+0,78%), Francoforte (+0,77%) e gli altri listini del Vecchio Continente.
Wall Street positiva dopo inflazione, rialzo tassi più vicino
Chiude in rialzo Wall Street dopo gli ultimi dati sull'inflazione, che spingeranno la Fed, secondo gli operatori, ad alzare i tassi d'interesse di 25 punti base, la prossima settimana. Il Dow Jones sale dello 0,98% a 52.572,81 punti, il Nasdaq avanza dello 0,96% a 26.333,04 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,86% a 7.656,85 punti.
Secondo il tracker FedWatch del Cme Group la probabilità di un rialzo dei tassi è salita dal 70% al 90%. Tornando ai numeri, i prezzi al consumo negli Stati Uniti hanno mantenuto il passo, allineandosi alle stime. L'indice dei prezzi al consumo (Cpi) e' cresciuto, su base annuale, del 3,4%, come a luglio e come previsto dagli esperti. Su base mensile, registrato un rialzo dello 0,4%, anche in questo caso in linea con le attese. I dati 'core', esclusi quindi energia e generi alimentari, sono cresciuto dello 0,3% (contro lo 0,2% delle attese) e del 2,4% annuale (come da consensus), dopo il 2,5% del mese precedente. L'indice dei prezzi dell'energia e' cresciuto del 2,1%, per un rialzo annuale del 16,3%. L'indice dei prezzi degli alimenti e' aumentato dello 0,1% nel corso del mese e del 2,7% in un anno. Sempre sul fronte macro, il dato sulla fiducia dei consumatori statunitensi è peggiorato, a settembre. In lettura preliminare, è sceso dai 51,7 punti del mese precedente a 47,8 punti, contro stime per un dato a 51,4 punti.




