Le trimestrali e le frenata dell’inflazione Usa non rilanciano le Borse. Crolla Ibm, Wti chiude +1,19%
Il dato migliore delle attese al 3,5% alimenta le aspettative di una Fed meno restrittiva. Trump rinuncia alla tassa del 20% su Hormuz e rallenta il rally del greggio. Il Ftse Mib di Milano chiude a +0,1%
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - La frenata dell'inflazione Usa, che a giugno si è attesta al 3,5% contro attese per il 3,8%, e gli utili monstre delle banche americane non bastano alle Borse europee, che chiudono caute la seduta. Il Ftse Mib di Milano termina a +0,1%, su livelli simili il Dax di Francoforte (+0,12%), più indietro il Cac di Parigi (+0,03%). L’Aex di Amsterdam chiude a +0,4%, l’Ibex di Madrid a +0,2% come il Ftse 100 di Londra.
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Continuano a preoccupare i mercati le tensioni in Medio Oriente, ma il dietrofront del presidente Usa, Donald Trump, sulla tassa del 20% per l'utilizzo dello Stretto di Hormuz rallenta il rally del petrolio. «Sulla base di conversazioni molto produttive con i leader del Medio Oriente, ho deciso di sostituire la tassa di rimborso del 20% agli Stati Uniti con accordi commerciali e di investimento che i vari Stati del Golfo effettueranno negli Stati Uniti», ha affermato il presidente.
Wall Street chiude in rialzo, Dj +0,02%, Nasdaq +0,90%
Wall Street chiude positiva. Il Dow Jones sale dello 0,02% a 52.508,66 punti, il Nasdaq avanza dello 0,90% a 26.107,01 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,38% a 7.543,88 punti.
L'indice dei prezzi al consumo è cresciuto, su base annuale, del 3,5%, dopo il 4,2% di maggio. Su base mensile, registrato un calo dello 0,4%, il calo maggiore dall'aprile 2020. Le attese erano, rispettivamente, per un rialzo del 3,8% e un calo dello 0,2%. Sull'azionario, crolla il titolo di Ibm dopo che il fornitore di hardware, software e servizi di consulenza ha pubblicato i risultati preliminari del secondo trimestre, inferiori alle aspettative.
Warsh, cambio di regime per eliminare "tassa" inflazione
Definendo l'inflazione un «onere ingiusto», il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha ribadito la sua richiesta di un «cambio di regime» presso la Banca centrale. «È una tassa per i cittadini e le imprese americane. Abbiamo intenzione di sbarazzarci di questa tassa», ha affermato. «Ciò significa che abbiamo bisogno di un cambio di regime nella politica monetaria e di una nuova valutazione delle pratiche, alcune delle quali hanno funzionato, altre no». In audizione in Congresso, Warsh ha inasprito le sue recenti posizioni critiche sull'inflazione, pur sottolineando la solidità dell'economia statunitense e i benefici derivanti dagli investimenti delle imprese, in particolare nel campo dell'intelligenza artificiale. Warsh ha inoltre promesso di «impostare correttamente la politica monetaria» e sconfiggere l'inflazione, che ha afflitto la Banca centrale negli ultimi cinque anni.


