Borse al test di settembre: la spinta degli utili contro l’incognita tassi e Ai
L’azionario si affida ai bilanci delle aziende per sfidare la stagionalità. Il costante miglioramento delle stime sui profitti di Wall Street e in Europa dà forza per opporsi al vento contrario dei rendimenti elevati dei bond
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«Sell in May and go away». Tutti conoscono il ben noto adagio che invita gli investitori a prendersi una pausa dalle Borse durante i mesi estivi, tradizionalmente molto volatili e meno redditizi. Pochi probabilmente si ricordano l’invito a rientrare presto sui mercati, contenuto nella restante parte del detto, che si conclude infatti con «but remember to come back in September». Quest’anno per la verità il mondo delle azioni ha conosciuto poche soste anche nella stagione più calda, nonostante la perdurante incertezza che avvolge le vicende del Medio Oriente e le tensioni sul mercato obbligazionario più che evidenti in queste ultime settimane.
Chiedilo al Sole
Prima della volatilità che ha contraddistinto la seconda metà di agosto che si sta per concludere, i principali listini mondiali sono stati in effetti in grado di inanellare una serie di record e dalla fine di aprile il bilancio è positivo pressoché ovunque. L’indice globale Msci World è salito di circa il 7%, al pari di Wall Street e dell’Europa nel suo complesso mentre altri listini - fra i quali Tokyo, Madrid e Milano - hanno addirittura portato a casa guadagni a due cifre. Il popolare proverbio che consiglia un atteggiamento di prudenza in estate sembra quindi non aver funzionato stavolta, e a maggior ragione forse proprio per questo motivo gli operatori di ritorno dalle vacanze si chiedono se possa valere anche il corollario legato a settembre e ai mesi autunnali che invece risultano statisticamente più favorevoli per le Borse.
La spinta degli utili
Analisti e gestori, impegnati al momento a mettere a punto le strategie per affrontare i quattro mesi che precedono la chiusura di un 2026 fin qui da incorniciare, sembrano essere concentrati soprattutto sul tema della redditività che le aziende quotate sono state in grado di esprimere finora e sulla sostenibilità di un ciclo degli utili decisamente brillante. C’è chi ritiene per esempio particolarmente incoraggiante la continua revisione al rialzo alla quale sono andate ultimamente incontro le previsioni di consenso in ampi segmenti del mercato. «Storicamente in questo periodo le stime per l’anno successivo tendono a essere riviste al ribasso - ammette Christian Stocker, strategist per l’azionario di UniCredit - e il fatto che stiano attualmente andando nella direzione opposta fornisce una forte indicazione che il ciclo dei profitti rimane solido e può continuare a sostenere i mercati azionari».
Non c’è dubbio che la spinta maggiore arrivi in tal senso dagli Stati Uniti, con una crescita degli utili che ha raggiunto il ritmo più sostenuto dal 2021 e che potrebbe approdare al 33,3% nell’anno in corso, secondo le stime di consenso raccolte da Lseg I/B/E/S per le società che compongono l’indice S&P 500. Il sostegno arriva in questo caso in primo luogo dalla mole enorme di investimenti diretti verso l’intelligenza artificiale, che tende prima di tutto ad aumentare la redditività del settore tecnologico, ma anche l’exploit del comparto energetico favorito dalla fiammata dei prezzi di petrolio e gas gioca un ruolo senza dubbio non indifferente.
Il punto in Europa
Stavolta anche l’Europa ha però riservato una dose superiore al consueto di sorprese positive, che si sono verificate nel 60% dei casi circa quando si guarda al complesso delle quotate sullo Stoxx 600. Le attese sono state inoltre riviste costantemente al rialzo durante tutta la stagione delle trimestrali: dal +13,8% che si prevedeva per il 2026 a inizio estate si è passati adesso a un più corposo +17,9% rilevato proprio questa settimana e le società di Piazza Affari hanno fatto segnare il passo avanti più marcato, con un incremento di oltre il 50% del loro utile per azione.


