Difesa

Caccia Gcap, Marrone (Iai): «La Germania in squadra con Italia, Regno Unito e Giappone? È uno stop all’asse Parigi Berlino»

Secondo il responsabile del programma “Difesa, sicurezza e spazio” dello IAI, l’Istituto Affari Internazionali, l’ingresso della Germania sancirebbe la fine del Fcas, il programma per sviluppare il caccia di sesta generazione frutto della collaborazione tra Berlino, Parigi e Madrid

di Andrea Carli

Difesa, Italia verso il caccia di sesta generazione

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La Germania avrebbe sondato la disponibilità dell’Italia a farla entrare nel progetto Gcap, il caccia di sesta generazione che sta sviluppando con Regno Unito e Giappone. L’occasione, come ha riportato Il Corriere della Sera, sarebbe stata fornita dal vertice tra Italia e Germania di Villa Pamphili a Roma del 23 gennaio. Proprio in quell’occasione, con riferimento al rapporto attuale tra Italia e Germania, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha parlato di due nazioni «mai così vicine».

Una vicinanza che a questo punto sarebbe anche sul tema difesa, per lo più su quello che è considerato un progetto particolarmente strategico. Il Gcap, acronimo per “Global Combat Air Programme”, è infatti un programma di collaborazione internazionale che allo stato attuale coinvolge Italia, Regno Unito e Giappone con l’ambizione condivisa di sviluppare un sistema aereo di nuova generazione entro il 2035. Il futuro sistema aereo da combattimento, definito come il “sistema dei sistemi”, opererà nei cinque domini, aria, terra, mare, spazio e cyber, secondo una struttura stellare nella quale il fighter di nuova generazione sarà la “core platform” connessa con altri “sistemi” periferici, pilotati e non pilotati.

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L’eventuale ingresso della Germania non sarebbe pertanto un dettaglio, come conferma Alessandro Marrone, responsabile del programma “Difesa, sicurezza e spazio” dello IAI, l’Istituto Affari Internazionali.

 Ritiene che l’Italia accetterà la proposta tedesca?

L’Italia dovrebbe farlo: un eventuale ingresso della Germania porterebbe investimenti pubblici e capacità tecnologico-industriali private che renderebbero il programma più solido e sostenibile. Inoltre si riduce la frammentazione in Europa sui velivoli da combattimento, riunendo nel Gcap ben 4 dei 7 Paesi del G7. Certo una partecipazione tedesca porta anche maggiore competizione per le industrie italiane coinvolte nel programma, che quindi dovranno innovare e correre di più.

Un prototipo di Gcap, il caccia di sesta generazione (F'boro 2024)

Negli ultimi mesi si è parlato di un coinvolgimento dell’Arabia Saudita nel progetto, ma allo stato attuale Ryad rimane fuori. Come mai?

Ci sono varie difficoltà legate sia al quadro regionale in Medio Oriente, sia alle percezioni dell’Arabia Saudita nei Paesi democratici parte del Gcap.

Allo stato attuale, oltre alla Germania ci sono altri pretendenti? 

Non ci sono altri candidati con la vicinanza geografica, storica, politica, militare e industriale che la Germania ha con Regno Unito e Italia, basti pensare ai precedenti programmi congiunti Tornado ed Eurofighter.

Nel caso in cui l’Italia dica sì, sarà necessario il via libera degli altri due partner, Regno Unito e Giappone? 

Sì, è esplicitamente previsto dall’accordo internazionale firmato per lanciare il Gcap.

Ritiene che ci siano le condizioni perché anche da parte degli altri due Paesi partner possa scattare il semaforo verde? 

Sì, perché la Germania porta un mercato domestico e investimenti governativi tali da rendere il Gcap più sostenibile quanto a condivisione dei costi non ricorrenti, in particolare ricerca e sviluppo, e questo interessa anche Londra e Tokyo.

Quali conseguenze l’ingresso della Germania nel Gcap potrebbe produrre sull’iniziativa Fcas, (Future Combat Air System), il programma per sviluppare il caccia di sesta generazione frutto della collaborazione tra Germania, Francia e Spagna?

Sarebbe la fine del Fcas. Fine di cui però buona parte della responsabilità ricadrebbe sulla Francia, che ha preteso troppo quanto a leadership tecnologica e industriale di fronte a una Germania abituata a un ruolo di co-leadership con Regno Unito e Italia sull’Eurofighter. Una Germania che negli ultimi anni ha aumentato il suo peso nella difesa rispetto a quando Macron e Merkel lanciarono lo Fcas.

L’ingresso della Germania nel Gcap potrebbe convincere anche la Spagna a entrare nella joint venture che sta sviluppando il caccia di sesta generazione? 

Se la Germania lascia la Francia, per la Spagna si pone il seguente bivio: tornare a lavorare con Italia, Regno Unito e Germania sul Gcap come fatto con successo nell’Eurofighter, o accettare un ruolo assolutamente secondario in un programma prevalentemente francese.

Nel momento in cui la Germania dovesse entrare nel progetto Gcap, che tipo di vantaggi questa soluzione potrebbe garantire allo sviluppo del progetto? Di recente si è sviluppato un dibattito in parlamento sull’aumento dei costi connessi allo sviluppo del Gcap. Per quest’anno, il ministero tedesco della Difesa potrà contare su investimenti superiori a 108 miliardi di euro. Negli anni successivi la cifra crescerà, fino a raggiungere 152 miliardi di euro per il solo 2029, cioè tre volte tanto quanto investito nel 2023. Nel 2029 potrebbe essere già centrato l’obiettivo Nato del 3,5% del Pil in spesa militare. Una parte di queste risorse potrà confluire sul progetto del caccia di sesta generazione? 

Sicuramente. La crescita del bilancio della difesa tedesco è così robusta da permettere di investire fortemente in tutti settori, da quello terrestre a quelli spaziale o aeronautico, e l’industria aeronautica tedesca è in grado di assorbire bene una parte di questi investimenti incanalati nel Gcap.

La mossa tedesca, ovvero la decisione di entrare nel Gcap, potrebbe far saltare definitivamente l’ipotesi di una collaborazione con gli svedesi sul Gripen, prodotto dalla Saab, su cui c’è anche l’interesse del Canada? O è troppo presto per dirlo? 

Se la Germania entrerà nel Gcap, mentre già si è impegnata a comprare alcune decine di F35, non collaborerà con la Svezia sul prossimo caccia. Quindi diventa più difficile per Stoccolma portare avanti un progetto esclusivamente nazionale basato sul Gripen, quando tre delle quattro maggiori potenze militari e industriali europee convergono su un altro programma.

Se la Germania dovesse entrare nel Gcap, il progetto potrebbe acquisire una marcia in più nella competizione, in prospettiva, con L’F-47, l’avanzatissimo caccia di sesta generazione ch sarà sviluppato da Boeing per il programma NGAD (Next Generation Air Dominance), destinato a sostituire l’F-22 Raptor e a garantire la supremazia aerea americana, integrando intelligenza artificiale, tecnologia stealth avanzata e la capacità di operare insieme a sciami di droni autonomi?

Sicuramente in questo scenario il Gcap acquisirebbe il peso di ingegneri, maestranze qualificate, laboratori e capacità produttive tedesche. La sesta generazione è una sfida tecnologica enorme per tutti, ma i requisiti americani non necessariamente sono gli stessi dei Paesi Gcap, e in Europa si può trovare un giusto equilibrio tra requisiti militari e fattibilità tecnologica.

Che tipo di difficoltà a livello operativo potrebbero sorgere nel caso in cui la Germania dovesse entrare nel Gcap? Gli Stati sono sempre un po’ restii a condividere software complessi.

Ci sono due tipi difficoltà. Da un lato adeguare la governance del Gcap a un partner di peso come la Germania, mantenendo efficacia, efficienza e tempestività del processo decisionale. Dall’altro lato rivedere la divisione del lavoro industriale per fare spazio anche a quelle tedesche. Fare entrambe le cose in tempi ragionevoli non è facile, ma è possibile, e soprattutto ne vale la pena per mettere a sistema investimenti pubblici e capacità produttive private tedesche con quelle degli altri Paesi Gcap.

Un eventuale matrimonio sul caccia di sesta generazione tra Germania, Italia, Regno Unito e Giappone segnerebbe una battuta d’arresto nel processo che va nella direzione di un asse tra Parigi e Berlino sulla difesa? Che tipo di soluzioni avrebbe la Francia, una volta che si consumasse lo strappo con i tedeschi su questo progetto?

Sicuramente sarebbe una battuta d’arresto, che si somma allo stallo sul carro armato di nuova generazione franco-tedesco ma su un ordine di importanza ben maggiore. A quel punto la Francia continuerebbe a fare la prossima generazione di caccia come fatto con le precedenti, cioè su base nazionale, sobbarcandosi però da sola alti costi e alti rischi per fare il salto dalla quarta generazione alla sesta senza aver partecipato alla quinta come fatto invece da Italia e Regno Unito con gli F35.

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