Infrastrutture

Caldo e raffrescamento, il termoelettrico attore chiave per la tenuta del sistema

Dalle 18 in poi le rinnovabili iniziano a venire meno e le centrali a gas diventano fondamentali per gestire le richieste di elettricità legate anche ai condizionatori

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La transizione verso un mix energetico sempre più sostenibile ha posto il fotovoltaico, sostenuto anche dall’autoconsumo, al centro della produzione diurna in Italia. Tuttavia, l'analisi dei dati di generazione effettivi nel periodo compreso tra giugno e luglio evidenzia come il termoelettrico rimanga la colonna vertebrale per garantire la stabilità della rete e prevenire blackout, specialmente durante le ondate di calore estive.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Guardando gli ultimi dati di Terna risulta infatti evidente come durante i mesi estivi, la domanda di energia elettrica subisca una forte impennata a causa delle esigenze di raffrescamento. Su base mensile (1 giugno - 1 luglio), la produzione totale monitorata ha raggiunto i 24.370,4 GWh, dove il termoelettrico (principalmente centrali a gas) ha coperto la quota maggioritaria del 42,47%, seguito dal fotovoltaico utility scale al 18,37% (4.477,8 GWh immessi direttamente in rete) e dall'idroelettrico al 16,33%, praticamente appaiato all’autoconsumo (16,15%, principalmente solare distribuito sui tetti delle industrie e in seconda battuta delle abitazioni).

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Il gas chiave dal tardo pomeriggio in poi

Nelle ore centrali di una tipica giornata estiva ad alto carico, come il 29 giugno (che ha registrato un consumo giornaliero complessivo di 991,3 GWh), l'esplosione della produzione solare e dell'autoconsumo riduce la necessità di termoelettrico al suo minimo giornaliero (circa 18-19 GW di potenza istantanea). In questo frangente si genera una temporanea illusione di autosufficienza rinnovabile, poiché la fascia solare copre una parte significativa del carico .

La reale vulnerabilità del sistema elettrico si manifesta tuttavia nella fascia oraria più critica della giornata, individuata tra le 18 e le 21. Questo intervallo temporale risente del fenomeno noto nel settore energetico come Duck Curve (Curva a papera), caratterizzato dalla convergenza di tre fattori critici. Innanzitutto, l’azzeramento delle rinnovabili: con il tramonto, la produzione fotovoltaica e l'autoconsumo crollano verticalmente, scomparendo quasi istantaneamente dalla rete, condizione che resta di fatto fino alle 6 del mattino successivo con gas e idroelettrico che soddisfano tutta la domanda. In secondo luogo, c’è il picco della domanda residenziale: il rientro serale della popolazione nelle abitazioni coincide con l'accensione massiva dei condizionatori domestici. In queste ore, lo shock termico accumulato dagli edifici durante il giorno costringe gli impianti di refrigerazione a lavorare al massimo regime, mantenendo i consumi elettrici generali a livelli elevatissimi. Infine, c’è lo stress da rampa per il termoelettrico: per compensare la contemporanea perdita del sole e l'aumento dei consumi, il gestore della rete (Terna) deve richiedere alle centrali termoelettriche una repentina accelerazione. Cosa che per il termoelettrico si traduce in una rampa ripidissima, che costringe le centrali a ciclo combinato a raddoppiare la propria potenza istantanea in pochissime ore per passare da 18 GW a oltre 32 GW. Esso rappresenta uno dei momenti di massima vulnerabilità meccanica, termica ed economica per l'intero sistema elettrico nazionale. Nelle prime ore del mattino successivo, il termoelettrico arriva a coprire il 67,52% dell'intera produzione per sostenere la rete orfana del sole.

La crescita delle rinnovabili non basta

In buona sostanza, secondo alcuni osservatori, questi dati dimostrano che, sebbene le rinnovabili riducano i consumi di combustibili fossili durante le ore centrali del giorno, la sicurezza energetica notturna e serale dell'Italia dipende ancora interamente dalla flessibilità e dalla prontezza del parco termoelettrico. C’è un altro elemento di cui tenere conto quando si considerano gli equilibri del sistema energetico italiano e il rapporto tra centrali a ciclo combinato e rinnovabili. La quota annuale di generazione da fonti green è cresciuta dal 33% del 2019 a oltre il 40% nel 2024 (+23%) per superare il 50% l’anno scorso. Però il solare evidenzia una forte stagionalità (la quota di produzione estiva, al 18%, è più del doppio di quella invernale 7%) che viene bilanciata dalla generazione termoelettrica, mentre l’idroelettrico è caratterizzato da una forte variabilità (tra l'8% ed il 19%) e la quota di import varia in modo rilevante tra il 10% e il 20%, con i valori più alti registrati nei periodi invernali, ed è soggetta alla disponibilità degli impianti francesi. Inoltre, negli ultimi cinque anni, la capacità installata di rinnovabili non programmabili è cresciuta molto rapidamente (+19 GW, per un incremento del 60%), di cui soprattutto fotovoltaico (+17 GW) mentre l’eolico è cresciuto di soli 2 GW. Tuttavia, mentre la quota di rinnovabili non programmabili sulla capacità installata totale è aumentata dal 26% al 36% in cinque anni, la crescita della stessa quota sulla generazione totale è passata” solo” dal 13% al 18% nel medesimo periodo. L’anno scorso, anche a causa delle dinamiche dell’idroelettrico, la quota di energia elettrica prodotta dalle rinnovabili è scesa al 49,3% dal 51,8% del 2024, mentre quella legata al gas è salita al 44,5% dal 42%.

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