Campiello 2026 tra storie e successi einaudiani
di Gino Ruozzi
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Indubbio eccellente risultato della casa editrice Einaudi che venerdì 29 maggio, nell’Aula Magna dell’Università di Padova, nella cerimonia di selezione della cinquina della 64esima edizione del Premio Campiello, ha conquistato due dei cinque posti vincitori, oltre ad essersi aggiudicata il Premio Campiello Opera prima con Acqua sporca di Nadeesha Uyangoda, scrittrice in lingua italiana nata in Sri Lanka.
Di marchio Einaudi sono L’immensa distrazione di Marcello Fois e Lo sbilico di Alcide Pierantozzi. A cui si aggiungono Storia di un’amicizia di Ermanno Cavazzoni (Quodlibet), La ragazzina di Valeria Parrella (Feltrinelli) e La vita sempre di Elena Varvello (Guanda).
Queste scelte sono il frutto della lettura di oltre cinquecento titoli che la giuria presieduta dal produttore cinematografico veneziano Roberto Cicutto consegna ai trecento lettori anonimi e popolari che sabato 3 ottobre, al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia, decideranno il vincitore del premio Campiello.
Le indicazioni della giuria dei letterati vanno in prevalenza nella direzione di opere che documentano, raccontano e discutono la storia, presente e passata. Lo fanno ben quattro su cinque romanzi, a esclusione dello Sbilico di Alcide Pierantozzi, che con maestria espressiva narra di smarrimenti e turbamenti fisici e psichici di un quarantenne che da Milano torna a San Benedetto del Tronto. È in realtà storia di un presente diffuso, che l’autore afferma di avere «scritto in presa diretta, quasi come un diario di bordo della malattia, e racconta una verità molto spesso alterata dai farmaci e dai miei scompensi emotivi». Un drammatico faccia a faccia con fantasmi, ossessioni, paure, necessità di rinascere.
Sulla «storia di un’amicizia» è concentrato il libro di Ermanno Cavazzoni, scrittore che già si è conquistato un solido posto nella letteratura italiana contemporanea dopo il sorprendente esordio nel 1987 con Il poema dei lunatici, che Federico Fellini ha tradotto nelle visionarie immagini cinematografiche della Voce della luna (1990, con Roberto Benigni e Paolo Villaggio). In Storia di un’amicizia Cavazzoni racconta quarant’anni di familiarità con lo scrittore Gianni Celati, che neppure la morte di Celati (il 3 gennaio 2022) ha interrotto, ma trasformato. È un racconto di affetti, di conoscenze e condivisioni, una biografia e autobiografia letteraria e storica, una favola cavalleresca, di quelle così profondamente amate da entrambi gli autori, cultori di Ariosto e di Boiardo, delle novelle medievali e delle comiche del cinema muto del secolo scorso. È insieme vicenda personale e collettiva, momento significativo dell’invenzione letteraria del nostro paese, di comico e «buffo surreale» (Nunzia Palmieri), nella linea a un tempo picaresca e tragica di Swift e Melville, Palazzeschi e Malerba.








