Cancro al seno, una nuova strategia per prevenire le recidive
Aifa approva la rimborsabilità di ribociclib in adiuvante. Gli oncologi: «Il rischio non finisce dopo cinque anni». Ma restano nodi su accesso e disuguaglianze regionali
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Nel tumore al seno precoce la sfida non si esaurisce con la fine delle cure iniziali. Anche dopo l’intervento chirurgico e la terapia ormonale, infatti, il rischio che la malattia si ripresenti può accompagnare le pazienti per molti anni.
È in questo contesto che si inserisce la recente decisione dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che ha approvato la rimborsabilità di ribociclib in associazione alla terapia endocrina per alcune pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale positivo ai recettori ormonali e negativo per HER2, ad alto rischio di recidiva. Si tratta della forma più frequente di tumore al seno, che rappresenta circa il 70% dei casi.
In Italia il carcinoma mammario resta la neoplasia più diagnosticata tra le donne, con quasi 54mila nuovi casi stimati nel 2025. E se le terapie hanno migliorato molto la prognosi, la recidiva resta un timore concreto. «Nel tumore al seno in fase precoce, il timore di una possibile recidiva continua a rappresentare una preoccupazione concreta per molte donne - osserva Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia -. Guardare al futuro con maggiore fiducia e sentirsi protette rispetto a un eventuale ritorno della malattia sono esigenze fondamentali delle pazienti»
Il rischio che non finisce dopo cinque anni
Uno dei punti su cui insistono gli oncologi riguarda proprio la percezione diffusa che il rischio si esaurisca dopo i primi anni di follow-up. «C’è l’idea che superati i cinque anni il problema sia risolto, ma non è proprio così -, spiega Giuseppe Curigliano, professore di oncologia medica all’Università di Milano, presidente eletto della European society for medical oncology (Esmo) -. Purtroppo un rischio residuo di recidiva può persistere anche a vent’anni dalla diagnosi. Persino pazienti con tumori molto piccoli possono avere un rischio di ricaduta intorno al 7-10%».
Il tumore di cui si parla è quello endocrino-responsivo HR+/HER2−, il sottotipo più comune. «Il messaggio che dobbiamo dare è che il rischio zero non esiste - aggiunge l’oncologo -. Anche nelle donne con tumori piccoli o con linfonodi negativi una recidiva resta possibile, seppure con probabilità più basse».






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