Federturismo Confindustria

Caputi: «Contratti di filiera e regole più semplici per il turismo 4.0»

Serve più crescita perché l’Italia cresce ma la metà di Francia e Grecia. Bisogna accelerare su investimenti, innovare e destagionalizzare

A Roma. Turisti in attesa di visitare il Pantheon nella Capitale. Situazioni simili a Firenze per accedere alla Galleria degli Uffizi o a Milano per il Cenacolo Vinciano.                              (ANSA/Angelo Carconi)

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Un progetto per gettare le basi per un’ industria dell’ospitalità 4.0. L’obiettivo? Non uno ma molteplici e concatenati tra loro: rendere più competitivo, semplice con meno vincoli il fare impresa per una crescita strutturale, più corposa a tutto vantaggio del Sistema paese.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Massimo Caputi, Presidente Federturismo Confindustria

È il progetto a cui sta lavorando Massimo Caputi, dallo scorso 11 giugno presidente di Federturismo Confindustria, la Federazione nazionale dell’industria dei viaggi e del turismo del sistema datoriale che riunisce 23 grandi associazioni e 7 grandi soci tra cui Fs e Ita.

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Presidente Caputi, il turismo sembra godere di ottima salute, con una quota di arrivi dall’estero al 55% e l’Italia è tra le destinazioni top. Quali sfide deve affrontare il settore?

La sfida per il turismo italiano nei prossimi anni è trasformare un periodo positivo, anche per situazioni geopolitiche mondiali, in una crescita strutturale. L’Italia parte da una posizione di forza. Oggi è una delle destinazioni più attrattive del mondo, beneficia di una domanda internazionale molto dinamica, dispone di un patrimonio culturale e paesaggistico unico e sta consolidando la propria leadership nel Mediterraneo.

Sul Mediterraneo si affacciano i principali competitor: la Spagna è saldamente al primo posto ma Francia, Grecia, Egitto e Turchia incalzano. Come mantenere il vantaggio?

L’Italia cresce ma la metà di Spagna e Grecia. Madrid vede un +7% e Roma è al +4%. Se Spagna, Grecia e Turchia continueranno a crescere più rapidamente dell’Italia, nel medio periodo il differenziale di competitività inizierà inevitabilmente a pesare. Per questo dobbiamo accelerare sugli investimenti, sull’innovazione, la sostenibilità, la destagionalizzazione, sul capitale umano e la valorizzazione delle aree ancora poco sviluppate. Consideriamo che il 90% dei turisti frequenta il 10% del territorio. Abbiamo spazi enormi per distribuire i flussi evitando l’overtourism.

Che interventi auspica?

Il turismo italiano non deve limitarsi a gestire una domanda crescente. Deve guidarla, orientarla e trasformarla in valore economico stabile per le imprese, per i territori e all’occupazione e alle risorse umane va data molto più attenzione: sempre più gruppi di imprese si organizzano in autonomia per fare formazione moderna, per l’incapacità del sistema pubblico di fornire risposte adeguate ai tempi.

Da questi spunti nasce l’idea del progetto dell’industria dell’ospitalità 4.0?

Si. La sfida di Federturismo Confindustria è di accompagnare la crescita, lo sviluppo economico con spirito propositivo, lavorando insieme al Governo, alle imprese e alle istituzioni per costruire un sistema turistico sempre più moderno, competitivo e sostenibile.

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Quali saranno i punti chiave del Progetto?

Dobbiamo partire dalle semplificazioni. Le imprese non chiedono meno controlli o meno regole. Chiedono regole più semplici, tempi certi e una Pa che accompagni gli investimenti. Federturismo sta propugnando il lancio in tempi brevi di un decreto semplificazioni sul turismo a “costo zero”, che rappresenterà un passaggio molto importante perché potrà consentire di superare stratificazioni normative ultradecennali in un mondo totalmente cambiato.

Nel pomeriggio (ieri per chi legge ndr) il ministro del Turismo Mazzi ha discusso le linee programmatiche del dicastero in Commissioni riunite Attività produttive mettendo tra le priorità le semplificazioni. 

Le proposte del Decreto sono già state lanciate e siamo soddisfatti dell’accoglimento positivo del ministro Mazzi e del Governo. Si spera che in tempi brevi venga formalizzato. La vera sfida sarà l’attuazione. In Italia le riforme spesso sono condivisibili sulla carta ma faticano a produrre effetti concreti.

Quali sono gli altri temi caldi per l’industria dell’ospitalità?

Ci sono i “contratti di filiera” introdotti con la Legge di bilancio 2026, riconoscendo che il settore funziona come un ecosistema composto da imprese diverse ma complementari. Strutture ricettive, società di trasporto, imprese culturali, organizzatori di eventi, la ristorazione, il commercio e servizi potranno progettare investimenti comuni, generando economie di scala e maggiore competitività. Servono procedure semplici, criteri chiari, tempi rapidi e soprattutto la possibilità di costruire progetti realmente integrati, evitando sovrapposizioni e ritardi burocratici. Non dimentichiamoci che alcuni provvedimenti innovativi non decollano per gestioni burocratiche pesantissime.

Il turismo è ricchezza anche per i Comuni grazie alla tassa di soggiorno il cui gettito nel 2026 supererà la cifra di 1,4 miliardi di euro. 

Questo è un tema delicatissimo perché la tassa di soggiorno alimenta indistintamente le casse dei Comuni. È una tassa di scopo e per questo motivo come Federturismo proponiamo che il “contratto di filiera” diventi uno strumento permanente alimentato con almeno il 20% del gettito della tassa di soggiorno. Sarebbe un meccanismo estremamente virtuoso: una parte delle risorse generate dal turismo verrebbe reinvestita direttamente per aumentare la competitività del turismo visto che oggi la tassa di soggiorno viene utilizzata per tantissimi scopi, escluso il turismo.

Vuole accennare la visione di medio termine per l’industria dell’ospitalità?

Il turismo è stato riconosciuto come una priorità strategica per il Paese, una componente essenziale della sua politica industriale. Ruolo confermato da Confindustria che ha affidato al vicepresidente Leopoldo Destro la piena responsabilità del settore. Il turismo chiede visione, decisione, responsabilità.

In un’ottica di medio-lungo periodo quali sono le priorità?

Insieme al Governo e a tutti gli stakeholder della filiera si deve avviare una strategia strutturale che riconosca il turismo come grande industria nazionale, al pari degli altri settori strategici dell’economia italiana, introducendo anche strumenti finanziari innovativi come i fondi Importanti progetti di comune interesse europeo (Ipcei) – sconosciuti al turismo - e attivando la collaborazione industriale con soggetti come CDP che oggi hanno una presenza molto, molto marginale nel comparto.

Come sarà il turismo nel 2030?

Posso immaginare un turismo destagionalizzato, più competitivo, digitale, sostenibile che crea valore diffuso, attrae investimenti e innovazione. L’obiettivo è generare più valore per le imprese, i lavoratori e i territori.

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