Poultry forum di Rimini

Carni bianche, torna a crescere la produzione. In aumento gli acquisti di uova

Report Ismea: i consumi domestici di carne avicola nel 2023 sono cresciuti del 4,6%, ma nel primo trimestre del 2024 la spesa per la carne in generale ha segnato il passo, evidenziato dal ridimensionamento dei volumi per tutte le tipologie.

di Emiliano Sgambato

4' di lettura

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La produzione di carni bianche nazionali è tornata ad aumentare nel 2023 e i consumi da parte delle famiglie sono aumentati, ma nei primi mesi dell’anno sono tornati a frenare e comunque fanno fatica a rientrare i fattori di allarme per il settore, tra i pochi a garantire l’autosufficienza a livello nazionale.

Secondo l’ultimo report di Ismea sul settore presentati al Poultry forum di Rimini (fino a venerdì 10) nel 2023 la produzione di carne avicola, dopo un 2022 eccezionalmente negativo per i problemi legati all’influenza aviaria - in un momento dove aumentano le preoccupazioni per un possibile passaggio dell’influenza aviaria all’uomo - torna ad allinearsi ai livelli precedenti, con un incremento del 9,9% sull’anno precedente in cui aveva perso il 12%. Si riducono le importazioni (-22%) e tornano ad aumentare le esportazioni (+29%). Migliorano di conseguenza sia il saldo della bilancia commerciale che il tasso di autoapprovvigionamento che passa dal 102 al 106%.

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«Nel 2023 i prezzi medi annui per i polli vivi hanno registrato una perdita 12% rispetto all’anno 2022 - nota Ismea - quando grazie alla ridotta disponibilità e all’incremento dei costi delle materie prime necessarie per la produzione, avevano registrato incremento sull’anno precedente del 42%. La situazione è ulteriormente peggiorata nel 2024, con un valore nel mese di febbraio che tocca il livello più basso degli ultimi tre anni (1,06 €/Kg), scendendo al di sotto di quelli che sono i costi di produzione».
In prospettiva, secondo Ismea, «si prevede comunque una fase caratterizzata da costi di produzione relativamente elevati». Tuttavia «una più oculata programmazione della produzione, tuttavia, permetterà ai corsi di recuperare le posizioni perdute».

Sul fronte dei consumi, le carni avicole sono che hanno mostrato la miglior performance negli ultimi 5 anni: «il consumo medio pro capite - continua Ismea - ha superato nell’ultimo anno i 21,4 Kg contro i 16,1 Kg delle carni bovine e gli 11,5 Kg delle carni fresche suine. L’indice di penetrazione nelle famiglie, ossia quelle che consumano questo prodotto sull’universo delle famiglie italiane, è del 93% contro il l’89% per le carni bovine e l’81% per le suine».

I volumi venduti nel 2023 rispetto a quelli del 2019 sono aumentati del 14,3% e «il prezzo medio del prodotto venduto (grazie anche alla maggior presenza in assortimento dei prodotti ad alto contenuto di servizio, ossia preparati) è aumentato del 24% portando - in cinque anni - la spesa a una crescita del 42%, mostrando una dinamica molto più spiccata rispetto al comparto delle carni nel loro complesso e un crescente orientamento verso prodotti a maggior valore aggiunto».

I consumi domestici nel 2023 sono cresciuti del 4,6%, ma «nel primo trimestre del 2024 gli acquisti di carne in generale hanno segnato il passo, evidenziato dal ridimensionamento dei volumi per tutte le tipologie, maggiore per le carni rosse (-6,4% i volumi delle suine e -5,3% quelli delle bovine) ma a cui non sono sfuggite le carni bianche, che hanno registrato una contrazione dei volumi del 2,9%. «Tale riduzione dei volumi acquistati associata a un ridimensionamento dei prezzi medi - conclude Ismea - hanno ridotto la spesa delle famiglie per le carni avicole del 6,4%».

Anche per le uova il 2023 è stato un anno positivo: in coerenza con i trend di consumo che premiano le proteine, sono un alimento sempre più apprezzato dagli italiani, che ne consumano in media 215 a testa, pari a oltre 13,6 kg all’anno, +4,5% di consumo domestico diretto rispetto al 2022. Il tasso di autoapprovvigionamento è pari al 97%, in crescita di 2 punti percentuali rispetto al 2022.

Quali però le prospettive per il 2024 e quali sfide per l’avicoltura italiana? Per il mercato mondiale del pollame - sottolinea lo studio Ismea - si evidenzia una previsione di crescita compresa tra l’1,5% e il 2%, e in tale contesto anche la produzione italiana dovrebbe incrementare di un ulteriore 0,9% nel 2024. Ma «a creare instabilità sono ancora i prezzi dell’energia e delle materie prime, a partire dai mangimi, influenzati dalle conseguenze dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente».

«Nell’ultima annata - ha commentato Gianluca Bagnara, presidente di Assoavi - la crisi economica ha spinto le famiglie verso l’acquisto di uova favorite dal basso costo rispetto all’apporto proteico e dalla versatilità di utilizzo. Questo si è poi combinato con un rientro del costo delle materie prime per la mangimistica. Questi fattori hanno segnato un buon momento per il settore. L’orizzonte della seconda metà 2024 e 2025 non è però sereno. Le scelte geopolitiche internazionali stanno favorendo l’importazione di uova dall’Ucraina a basso costo e senza il livello di controlli che abbiamo dentro l’Unione Europea. Occorre riaccendere l’attenzione verso le materie prime agricole per la mangimistica: variabilità climatica, scorte contenute e speculazioni finanziarie collegate agli scenari geopolitici potrebbero creare problemi per i costi di allevamento in Europa».

«L’avicoltura italiana - ha aggiunto Antonio Forlini, presidente di Unaitalia - si conferma un settore strategico per il Paese che vede produzione, consumi ed export in crescita anche nel 2023. Non si ferma la passione per le carni bianche, le più amate dagli italiani e fondamentali per una dieta nutriente e equilibrata. Una passione che coinvolge anche l’estero, con l’export in crescita del 29%, grazie alla competitività del nostro comparto. In un contesto sempre più in evoluzione sarà fondamentale coniugare innovazione e sviluppo con benessere animale, sostenibilità ambientale ed economica, mettendo però sempre al centro l’attenzione al consumatore che ci chiede di garantire un prodotto 100% italiano, eccellente ma anche economicamente accessibile».

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