Residenziale

Casa, resta il bene rifugio degli italiani: nel 2025 mercato a 134 miliardi e 770mila compravendite

Prezzi in crescita (+3,1%) per effetto della carenza di offerta, mentre quasi il 40% delle compravendite riguarda seconde case. La transizione generazionale riscrive gli equilibri di mercato. Milano prima per dinamicità

di Rossella Savojardo

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La casa si conferma il principale investimento delle famiglie italiane e uno dei pilastri del sistema economico e sociale del Paese. È quanto emerge dal quarto Osservatorio sull’Abitare Una casa è per sempre – un investimento che vale, realizzato da Scenari Immobiliari e Abitare Co., che fotografa un mercato residenziale in espansione grazie alla stabilità di tassi e inflazione. Nel 2025 il fatturato del comparto residenziale sfiora i 135 miliardi di euro, in crescita dell’8,25% negli ultimi dodici mesi e di oltre il 60% nell’ultimo decennio.

Le compravendite verso quota 800 mila

Le compravendite hanno raggiunto quota 770 mila unità (+7% sul 2024), con una previsione di 800 mila transazioni per il 2026. In questo contesto, circa il 40% delle compravendite riguarda seconde case, acquistate anche per investimento. La crescita si accompagna però a uno squilibrio tra domanda e offerta: nel 2025 i prezzi medi sono saliti del 3,1%, con una previsione del +4% per il 2026. Il rialzo è ancora più marcato per il prodotto nuovo, i cui valori sono cresciuti del 6,5% nel 2025 e aumenteranno di quasi il 7% nel 2026.

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Patrimoni in movimento: 2.250 miliardi ridisegnano gli equilibri

A sostenere il mercato è una domanda solida, alimentata anche da una storica fase di transizione patrimoniale. Nel panorama europeo l’Italia si distingue per alcune peculiarità che definiscono il mercato attuale e futuro. Con il tasso di proprietà tra i più alti delle grandi economie continentali, il Paese ha costruito nel tempo un modello abitativo che si intreccia con la cultura del risparmio familiare e la trasmissione intergenerazionale della ricchezza. Secondo il rapporto, questo rappresenta uno dei temi essenziali che determina l’attuale situazione di mancanza di prodotto nelle grandi città, poiché il Paese si trova nel pieno di una storica fase di transizione patrimoniale, dato che oltre 2.250 miliardi di euro di ricchezza immobiliare delle generazioni nate tra il 1945 e il 1964 stanno ridefinendo gli equilibri di domanda e offerta.

Milano torna a essere il mercato più dinamico

Il vero nodo resta la carenza di offerta di qualità. Milano e Roma concentrano oltre il 70% delle 17.200 nuove abitazioni disponibili nei grandi centri, ma il peso del nuovo non supera l’8% dello stock complessivo. Milano tornata a essere il mercato più dinamico con 26 mila compravendite (+8,3%) e un fatturato di 11,8 miliardi, la scarsità di immobili spinge la ricerca verso unità di dimensioni ridotte, come i monolocali, che tornano protagonisti nei centri urbani.

Tuttavia, il 2025 segna anche il consolidamento di Roma come primo mercato per volume d’affari, con un fatturato che tocca i 12,6 miliardi (+4,1%). Nella capitale, l’effetto combinato del Giubileo e degli investimenti del Pnrr ha rigenerato l’interesse per il centro storico, dove i prezzi medi hanno ormai raggiunto i 10.750 euro al metro quadrato.

Oltre i due principali poli, l’Osservatorio evidenzia il recupero di metropoli come Torino e Genova e la crescita diffusa in tutte le Città Metropolitane Funzionali. Mercati come Bologna e Napoli mostrano segnali di forte resilienza, con una domanda che si sposta progressivamente verso i comuni della prima cintura, dove la qualità dell’abitare è percepita come superiore rispetto alle zone periferiche urbane. Questa «fuga verso la qualità» sta trasformando l’hinterland delle grandi città in veri e propri nodi strategici, capaci di assorbire quella quota di domanda che non trova risposta (o sostenibilità economica) nei centri storici sempre più saturi.

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