L’intesa

Case di comunità, via libera della Conferenza Stato-Regioni al contratto dei medici di base

Il sottosegretario all’Economia Savino: «È un passaggio importante per rendere pienamente operative le Case della comunità e rafforzare la presa in carico dei cittadini sul territorio»

CASA DELLA COMUNITA'  IMAGOECONOMICA

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Al termine di una riunione straordinaria è arrivato il via libera definitivo della Conferenza Stato-Regioni all’Accordo collettivo nazionale che regola la presenza dei medici di base nelle Case di comunità. Come annunciano le Regioni, l’intesa porta a compimento l’iter che permette all’accordo di diventare pienamente operativo entro il 30 giugno 2026, rispettando dunque i tempi previsti dal Pnrr. Le Regioni affermano che l’intesa «consente di assicurare alle case di comunità la presenza di professionisti essenziali per la cura e la gestione dei pazienti, secondo un modello di assistenza più vicino alle persone».

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Secondo il sottosegretario al ministero dell’Economia Sandra Savino l’ok definitivo della Conferenza Stato-Regioni «dimostra che, quando il confronto istituzionale è fondato sul merito e sulla responsabilità, si possono raggiungere soluzioni utili al Paese. Rafforzare la sanità territoriale significa ridurre la pressione sugli ospedali, migliorare la prevenzione, avvicinare lo Stato ai cittadini e garantire una risposta più ordinata ai bisogni di salute. È una direzione che il Governo intende sostenere con serietà, equilibrio e concretezza».

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L’intesa

Il testo dell’intesa era stato sottoscritto il 23 giugno scorso da Sisac (Struttura interregionale sanitari convenzionati) e dai sindacati Fimmg e Fmt dopo serrate interlocuzioni tra Governo, Regioni e sigle sindacali.

Il via libera della Conferenza Stato-Regioni «rappresenta un passaggio importante per rendere pienamente operative le Case della comunità e rafforzare la presa in carico dei cittadini sul territorio. È un risultato che conferma il lavoro serio e responsabile di Governo, Regioni e Province autonome per dare attuazione concreta agli obiettivi del Pnrr sulla sanità di prossimità» osserva il sottosegretario all’Economia.

Sanità territoriale

Savino spiega che «siamo davanti a un investimento da 2 miliardi di euro, collegato a un target nazionale di almeno 1.038 Case della comunità con servizi attivi entro giugno 2026. L’intesa di oggi avvicina questo obiettivo alla vita concreta dei cittadini, perché definisce il ruolo dei medici di medicina generale nella nuova sanità territoriale».

Per il sottosegretario all’Economia è necessario che le Case di comunità diventino reali luoghi di cura e continuità assistenziale, e non semplici strutture fisiche. Proprio in quest’ottica, i medici di medicina generale sono stati coinvolti nelle trattative per dare vita a un «quadro condiviso che valorizzasse il ruolo dei professionisti e rendesse più efficace il raccordo tra assistenza primaria, servizi territoriali e sistema sanitario regionale».

Un «confronto serrato»

Anche secondo Marcello Gemmato, sottosegretario al ministero della Salute, si tratta di un «risultato importante, frutto di interlocuzione e collaborazione» e di un «confronto serrato».

Gemmato spiega che è stato svolto un «lavoro di mediazione politica continuo, a tratti complesso, tenendo insieme esigenze diverse, ma senza mai perdere di vista l’obiettivo: arrivare a un’intesa condivisa e sostenibile. È così che si costruiscono soluzioni efficaci per i cittadini e si rispettano gli impegni assunti a livello europeo».

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