Cefalee, nuove terapie e cure personalizzate per i 6 milioni di italiani che ne soffrono
Queste patologie frequenti e spesso invalidanti richiedono diagnosi precise e percorsi dedicati insieme a un approccio complesso e ulteriori studi anche “real life”
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Cefalea è un termine generico che significa mal di testa, ma spesso viene confuso con una diagnosi. Malgrado il dolore cranico sia il sintomo neurologico più diffuso al mondo, il percorso diagnostico e terapeutico della persona che ne è affetta rimane spesso incerto, inefficiente e inefficace.
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La cefalea è stata protagonista di una sessione dedicata nell’ambito del 65° Congresso nazionale Sno–Scienze Neurologiche Ospedaliere di Reggio Calabria. Il Gruppo di Studio Cefalee della Sno ha rinnovato la collaborazione con Anircef, con un programma mirato ad aggiornare le competenze dei neurologi ospedalieri e territoriali.
L’identikit
Di particolare importanza sono le innovazioni nella gestione dell’attacco emicranico e della prevenzione. L’emicrania non è un semplice mal di testa, ma una patologia neurologica complessa che colpisce circa 6 milioni di italiani e può evolvere fino a forme croniche e invalidanti. Gli attacchi sono caratterizzati da dolore intenso, sensibilità a luce e rumori, nausea e talvolta vomito; in alcuni pazienti la frequenza può aumentare fino all’emicrania cronica, definita dalla presenza di cefalea per almeno 15 giorni al mese.
Le nuove terapie
Negli ultimi anni il panorama terapeutico ha conosciuto un’evoluzione significativa grazie a trattamenti mirati e specifici. Tra questi figurano gli anticorpi monoclonali anti-CGRP, la tossina botulinica e i gepanti, opzioni che hanno dimostrato efficacia clinica e un profilo di sicurezza e tollerabilità migliore rispetto a molte terapie tradizionali.
Le terapie più recenti stanno contribuendo a modificare la storia naturale dell’emicrania, favorendo il riconoscimento di questa patologia come condizione neurologica da affrontare attraverso percorsi strutturati. I dati di real-life sugli anticorpi monoclonali anti-CGRP mostrano risultati di efficacia superiori a quelli osservati nei trial registrativi. È un dato rilevante perché la pratica clinica reale coinvolge pazienti più complessi, con molteplici fallimenti terapeutici pregressi e comorbidità.







