Cersaie, formazione e cultura per superare i 100mila visitatori
Bologna ospita la rassegna internazionale della ceramica per l’architettura e dell’arredobagno. Gli organizzatori: «Dobbiamo vendere non solo un prodotto, ma il made in Italy»
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Cersaie prova a riportare la fiera oltre la soglia simbolica dei 100mila visitatori e per farlo punta su business, formazione e cultura. Dal 21 al 25 settembre il Salone internazionale della ceramica per l’architettura e dell’arredobagno torna a Bologna per la 43esima edizione con 597 espositori provenienti da 24 Paesi e 145mila metri quadrati di superficie espositiva. Nel 2025, le presenze erano state 94.577, di cui 44.906 dall’estero e da 158 Paesi: quasi un visitatore su due. «Arrivare a 100mila sarebbe un obiettivo molto, molto ambizioso» ammette Filippo Manuzzi, presidente della commissione attività promozionali e fiera di Confindustria Ceramica. «Cersaie mantiene i suoi numeri» dice, mentre il mondo fieristico «dal punto di vista numerico sta arretrando»: dopo il Covid e con il digitale è cambiato il modo di relazionarsi.
L’offerta va dalle superfici ceramiche e non ceramiche all’arredobagno, dalle materie prime e attrezzature ai sistemi per la posa e ai servizi. Il perimetro è inferiore al 2025, quando gli espositori erano 627 su 155mila metri quadrati, ma gli spazi disponibili risultano saturi e, secondo Manuzzi, sono «centinaia» le aziende in lista d’attesa. «Non è una fiera dove l’Italia si mostra al mondo: è la fiera dove il mondo si mostra al mondo della ceramica» osserva. La priorità resta la qualità: «L’interesse dell’associazione dei produttori italiani che organizza la fiera è creare un appuntamento di qualità».
A rafforzare il carattere globale contribuirà Cersaie business, il progetto di incoming sostenuto da Ice Agenzia: oltre 340 tra architetti, progettisti, developer, contractor, operatori del trade e stampa specializzata da 45 Paesi, con visite anche nel distretto. «Dobbiamo vendere non solo un prodotto, ma il vero Made in Italy» dice Manuzzi, ricordando che nella ceramica la filiera produttiva italiana copre tutte le fasi, dalle materie prime alla finitura.
Sul tavolo c’è la competitività di un comparto che vale 7,5 miliardi di euro di fatturato, contribuisce per 5 miliardi al saldo attivo della bilancia commerciale e occupa 40 mila addetti diretti e indiretti. Non a caso il convegno inaugurale del 21 settembre è dedicato a «Energia sostenibile per la competitività». E a discuterne saranno i ministri Adolfo Urso e Tommaso Foti, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale, il presidente di Ice Matteo Zoppas e quello di Confindustria Ceramica Augusto Ciarrocchi. Al centro, il nodo dei costi energetici e dell’Ets, fattori che incidono sugli investimenti e sulla capacità di competere.
La scommessa è trasformare i cinque giorni bolognesi in qualcosa di più di una vetrina. «Stiamo lavorando per far diventare Cersaie una piattaforma e non solamente una fiera espositiva», sottolinea Manuzzi. Le leve sono tre: commercio e networking; formazione tecnica e commerciale; cultura del progetto. Alla Città della Posa, nel padiglione 19, per il secondo anno sold out, dimostrazioni sulle grandi lastre e sulle tecniche innovative convivono con il World tiling lab e con i giovani delle scuole edili. Debutta poi un percorso gratuito per gli addetti vendita degli showroom, affidato all’Accademia dello Showroom e dedicato alla vendita dei prodotti premium e alla consulenza evoluta. Sul fronte culturale torna “Costruire, abitare, pensare”: il 24 settembre è atteso Alejandro Aravena, premio Pritzker, insieme ad Annabelle Selldorf, mentre i 15 Café della Stampa attraverseranno design, casa, hospitality, tempo libero e città. «Vogliamo una piattaforma dove ci si incontra, ci si forma e si accendono contenuti culturali esclusivi» sintetizza Manuzzi.

