Che emozione questa vittoria
3' di lettura
3' di lettura
Lazio Innova e la Regione Lazio, hanno dato agli aspiranti scrittori un’opportunità unica. Con il concorso “Cuori narranti”, aperto a tutte le persone di età compresa tra i 14 e i 35 anni, hanno creato qualcosa senza precedenti. Che si trattasse di semplici appassionati della materia. Che fosse qualcuno del settore stesso. Che fosse qualcuno che del settore stesso ci voleva diventare. Con questo concorso hanno racchiuso tutti sotto un solo tetto. Un tetto enorme. Vasto. Eterogeneo. Costellato delle lore idee così diverse e variopinte. Non è cosa da tutti dare vita ad un progetto del genere. Un progetto vasto. Ambizioso nei fini ma concreto. Seppur si tratti di “semplici” parole. A dare man forte a quest’impresa, il salone del libro di Torino. L’associazione “Più libri più liberi”. Amazon con il suo sistema del kindle direct publishing. Ciò ha reso la cosa più reale. Più tangibile. Una volta trovata la pubblicità del concorso e letto il bando, era intorno alla fine di ottobre, stentavo a crederci. Mi brillavano gli occhi dalla felicità. Avevo già avuto modo di partecipare ad altri concorsi letterari, ma mai nessuno come “Cuori narranti”.
Mai nessuno che permettesse veramente di portare il proprio progetto all’attenzione del mondo editoriale. Di mettervi piede con passo fermo. Di rendere la cosa vera. Per questo rilessi un paio di volte il bando. Per sicurezza. Volevo essere certo di averlo letto bene. Avevo bisogno di capire se stessi sognando o meno. Non si trattava di vincere chissà quale premio in denaro. Si trattava di vincere la gloria. Si trattava di aggiudicarsi la possibilità, anche se si fosse arrivati “soltanto” tra i primi cinque finalisti, di vedere il proprio libro pubblicato. Un libro vero. Con le pagine. Le parole stampate dentro. Una copertina. E su quella copertina, il proprio nome. Messo in alto. Sopra il titolo. Come i veri scrittori. Senza contare la possibilità di partecipare all’accademia di scrittura “Molly Bloom”.
Non potevo perdermi un’occasione simile. Fortuna ha voluto che la scadenza del concorso fosse stata posticipata a fine novembre. Di pronto non avevo nulla. Ma non mi tirai indietro. Nelle tre settimane successive, mi misi a scrivere senza sosta. Notte e giorno. Ogni occasione era utile per buttare giù idee. Per dare corpo alla mia opera: “Diario di un capitano”. È stata una sfida ardua. A tratti persino difficile. Specie per rispettare il limite delle battute per cartella. Eppure ne è valsa la pena. Non tanto perché sono riuscito a conquistare il primo posto. Quanto invece per la possibilità di aver fatto parte del progetto. Per poter dire: “Io c’ero. Ho partecipato”. Anche se fossi arrivato “soltanto” quinto. Anche se mi fossi fermato ai semifinalisti. Persino se non fossi arrivato neanche a quella fase. Sarei comunque stato fiero ed orgoglioso di aver spedito il mio romanzo per partecipare al concorso. La trama della mia opera è semplice. In parte descrive quanto appena detto: la realizzazione di un sogno.
Perché la scrittura è il mio sogno tanto quanto, per il protagonista del romanzo, lo è prendere il mare. Come capitano, appunto. Nella marina spagnola del 1500. La storia è scritta in prima persona. Con i suoi occhi. Le sue orecchie. Il suo naso. La sua pelle. Tutte le sensazioni da lui vissute. Le persone incontrate. Nel bene e nel male. Ogni cosa che lo ha portato a raggiungere il suo sogno. Senza mai dimenticare da dov’è partito. Perché è giusto capire chi si è davvero e chi si vorrà diventare in futuro. Ma è altrettanto giusto, forse più giusto, tenere a mente da dove si è partiti. Ricordare le proprie origini. Il punto zero di quel diagramma cartesiano che è la vita. Con tutte le sue rette. Le sue circonferenze. Le sue ellissi. Questo è il senso della storia: VIVERE. Inseguendo i propri obiettivi. Ringrazio Lazio Innova e la Regione Lazio per questa avventura e tutti coloro dietro questo progetto. Specie chi ha ritenuto la mia opera meritevole di vincere.
Sentire pronunciare il mio nome davanti ad una platea di persone al salone del libro di Torino, mi ha fatto emozionare. Di certo non me l’aspettavo. La nomina del vincitore era secretata fino al giorno della premiazione. Purtroppo, per motivi lavorativi, non ho potuto esserci di persona. Forse è stato un bene. Credo che sarei rimasto paralizzato. Sicuramente non sarei riuscito a dire una parola. Potevo sentire il mio cuore rimbombare nel petto. Descrivere la mia felicità, è impossibile. Per me è un sogno che si avvera!







