«Chi usa l’intelligenza artificiale è un ricettatore»
Al Salone del libro di Francoforte scrittori e traduttori cercano di battersi contro il più grande furto della storia: quello dei testi sui quali vengono istruiti gli Llm, i modelli linguistici di grandi dimensioni
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«Io lo chiamo “recel”: quando trai beneficio da un furto sapendo che il tuo beneficio è originato da un crimine»: usare l’intelligenza artificiale è ricettazione per Jörn Cambreleng, direttore d’Atlas, associazione per la promozione della traduzione letteraria. Gli Llm, i modelli linguistici di grandi dimensioni sono stati addestrati su testi, immagini, forme prodotti dall’ingegno umano, coperti da diritto d’autore.
«La capacità dei sistemi di intelligenza artificiale è resa possibile dal maggior furto di dati e della storia» aveva detto l’anno scorso Karin Schmidt-Friderichs, presidentessa della German publishers & booksellers association, durante la conferenza stampa di apertura della fiera del libro di Francoforte, la più grande al mondo. Un anno dopo, alla Buchmesse la battaglia è ancora aperta, ed è delle più impari: contro i giganti della tecnologia si devono battere i traduttori, gli scrittori, i giornalisti, i fotografi, gli artisti, professioni perlopiù terribilmente sottopagate e senza garanzie, sottolinea Francesca Novajra, presidentessa del Ceatl, l’European council of literary translator’s association (incarico non stipendiato), cui fanno parte Aiti e Strade per l’Italia. La risposta dell’Unione europea è per loro del tutto insoddisfacente (e quella dell’Italia ancora di più), per esempio l’Ai Act prevede che le società di intelligenza artificiale debbano dichiarare solo il 10% di ciò che è servito per nutrire i loro Llm, il resto è segreto industriale. «E non solo, questo 10% non lo devono neanche dichiarare con precisione - spiega Nicole Pfizter Fetz, segretaria generale di Ewc (European writers council)– basta indicare i “dataset”, per esempio che hanno dato in pasto il database di una certa biblioteca». Impossibile così retribuire il diritto d’autore. «Ci accusano di bloccare l’innovazione, ma la tutela della proprietà intellettuale è nata proprio per favorire l’innovazione!» esclama Novajra.
Novajra spiega come sia necessaria trasparenza: «trasparenza per sapere quali testi sono stati realizzati con l’intelligenza artificiale, trasparenza riguardo ai testi su cui è stata addestrata l’Ai, e trasparenza sull’output, per calcolare le licenze». Quella contro l’Ia non è solo una battaglia economica, per l’impatto che ha sull’industria editoriale e sui lavori legati alla scrittura, è una battaglia politica, sociale - l’Ia influenza i processi cognitivi e le relazioni di potere - e anche culturale, perché determina anche i contenuti e il modo in cui i prodotti culturali sono generati e distribuiti: è una battaglia etica.
Ci sono i danni cognitivi dell’abdicare a pensare, a scrivere, che iniziano a emergere, «l’Ai è pericolosa per il pensiero critico, e lo è in modo molto sottile - osserva Novajra - oltre ad introdurre nei testi errori e pregiudizi sessisti, razzisti, omofobi, etc., come spiega bene Tiziana Catarci, docente di Ingegneria Informatica alla Sapienza di Roma, visto che gli Llm imparano dall’analisi statistica dei dati che le vengono forniti. Se questi dati rispecchiano schemi mentali, stereotipi culturali o anche pregiudizi di chi li ha prodotti, la macchina li assume come modelli e li ripropone».
Interessante anche il piccolo esperimento di Waltraud Kolb, ricercatrice di traduzione all’Università di Vienna, che ha mostrato il «bias di ancoraggio»: ha chiesto a dieci traduttori letterari di tradurre un racconto di Hemingway (A Very Short Story) assegnando a cinque di loro la traduzione dall’inglese al tedesco partendo dal solo originale, e ad altri cinque partendo dall’originale e da una «pre-traduzione» automatica. Una frase, in apparenza molto semplice: «Luz sat on the bed» che a seconda della lettura che se ne dà, si può intendere l’azione come compiuta o incompiuta (Luz era seduta o si sedette) era stata tradotta in modo divergente tra i traduttori del primo gruppo, mentre gli altri cinque avevano scelto tutti la traduzione generata dalla macchina.








