Estremo Oriente

Cina, condanne a morte (sospese) per gli ex ministri della Difesa Wei Fenghe e Li Shangfu

di Rita Fatiguso

Wei Fenghe e Li Shangfu

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La Commissione militare centrale cinese, decimata dalle epurazioni, è nelle salde mani di Zhang Shengmin il capo dell’anticorruzione militare e, soprattutto, del presidente Xi Jinping che la presiede in qualità di Comandante in capo della Difesa. L’urgenza, infatti, più che rimpiazzare i posti vuoti del massimo organo decisionale militare, per Xi Jinping è quella di portare a termine il repulisti, suggellando le inchieste aperte con condanne esemplari.

Il lavoro da completare

Per questa ragione la mannaia si è abbattuta sul collo di due ex ministri della Difesa da tempo sotto inchiesta, vittime della prima ondata di purghe degli alti vertici militari iniziata tre anni fa. Massima pena, condanna a morte anche se sospesa, per Wei Fenghe e Li Shangfu, un’altra mossa esemplare, un misto di fermezza e clemenza se si considera che il vento dell’anticorruzione soffia forte sul versante militare: ultima vittima, eccellente, il capo dell’esercito Zhang Youxia finito sotto inchiesta con il generale Liu Zhenli.

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Bisogna dare l’esempio ai vertici in carica. Il Partito ha ora il pieno controllo delle Forze Armate, perché la caduta del capo dell’esercito ha demolito la Commissione militare centrale alla quale mancano cinque componenti ancora da rimpiazzare.

Un destino segnato

La sorte di Wei Fenghe e Li Shangfu, indipendentemente da tutto, anche dalla loro vicinanza con Xi Jinping, era segnata dal Quarto Plenum che ha sigillato un regolamento di conti provvisorio, proiettando ai vertici della difesa il generale Zhang Shengmin, il capo dell’anticorruzione militare che aveva condotto l’istruttoria su nove colleghi accusati di gravi violazioni: He Weidong, Miao Hua, He Hongjun, Wang Xiubin, Lin Xiangyang, Qin Shutong, Yuan Huazhi, Wang Chunning e Zhang Fengzhong, espulsi dal Partito, mentre Zhang Shengmin, in carriera, veniva nominato vice della Commissione militare centrale.

Wei Fenghe e Li Shangfu, erano state le prime pedine a cadere. «Solo un Partito che prospera può rendere forte il nostro Paese», è la frase che ha chiuso il Plenum.

Il binomio guerra e anticorruzione

«La modernizzazione non può fare a meno dell’anticorruzione», è il credo del comandante Xi Jinping, «altrimenti non ci si può preparare alla guerra».

In vista della quarta sessione del 14° Congresso nazionale del popolo e del 14° Comitato nazionale della Conferenza consultiva politica del popolo cinese di marzo, il Parlamento aveva sbarrato il passo a nove ufficiali militari espungendoli dalla lista dei deputati ammessi a partecipare all’Assise annuale più importante.

Il numero dei militari ammessi era crollato a 243, forse per cambiamenti di incarico, indagini disciplinari o revoche dei requisiti per l’esercizio del mandato, le ragioni non sono mai state comunicate.

Una lunga lista

Lunga la lista dei caduti finora, che presumibilmente saranno i prossimi condannati: il commissario politico della Forza di supporto informativo Li Wei, il comandante dell’Esercito Li Qiaoming, l’ex comandante della Marina Shen Jinlong, l’ex commissario politico della Marina Qin Shengxiang e l’ex commissario politico dell’Aeronautica Yu Zhongfu.

Nell’elenco anche il tenente generale Wang Donghai, commissario politico del Dipartimento per la mobilitazione della difesa nazionale della Commissione militare centrale, e i generali maggiori Bian Ruifeng, Ding Laifu e Yang Guang, in servizio presso la Commissione militare centrale, l’Esercito e la Forza missilistica.

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