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Cinema, bloccato il tax credit distribuzione

La Dgca del Ministero sospende in via cautelare l’efficacia del provvedimento. Congelati 35 milioni dopo le pronunce del Tar favorevoli ai ricorsi di Medusa, Vision Distribution e Nexo

di Andrea Biondi

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Il tax credit della distribuzione cinematografica finisce in frigorifero. Con il decreto direttoriale del 12 maggio 2026, la Dg Cinema del ministero della Cultura ha sospeso in via cautelare l’efficacia del decreto del 27 febbraio, che riconosceva il credito d’imposta definitivo 2024 alle società della distribuzione nazionale e internazionale. La mossa esegue tre ordinanze del Tar Lazio del 10 aprile e blocca attribuzione, compensazione e cessione per tutti i beneficiari.

È un atto tecnico, ma con conseguenze concrete. Sul tavolo ci sono 35 milioni: il plafond della misura. Una parte era arrivata a decreto tra febbraio e marzo. Il resto sarebbe dovuto seguire tra aprile e maggio. Ora tutto resta sospeso fino alle sentenze di merito. Chi aspettava il credito non può usarlo e chi aveva pensato a quel filone per i propri conti, deve riaprire il file.

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La scintilla è stata il sostanziale “click day” concernente il tax credit distribuzione. La finestra aperta a inizio anno si è chiusa in poche ore perché le richieste hanno raggiunto il tetto. A rendere più affollata la corsa ha contribuito una particolarità dell’annualità: dentro il 2024 sono entrati anche 45 giorni del 2023 rimasti fuori dalle precedenti finestre. Il risultato è stato l’esaurimento della dote e l’esclusione di alcune società. Tre di queste hanno presentato i ricorsi da cui si è poi generato il blocco. Non tre aziende qualsiasi, va detto, ma tre big della distribuzione: Medusa, Vision Distribution e Nexo. Il Tar ha in sostanza ritenuto necessario verificare l’ipotesi di malfunzionamento della piattaforma.

Il paradosso a questo punto diventa ancora più evidente. Uno strumento pensato per accompagnare l’uscita dei film in sala diventa incertezza nel punto più delicato della filiera. E se il beneficio non arriva, il problema può rimbalzare sui produttori, già stretti tra costi in salita e sale fragili.

Il blocco arriva a gettare altra benzina sul fuoco di un settore che sul tax credit vive da tempo una stagione di sommovimenti: riforma, correttivi, soglie, tetti, rinvii, proteste e anche scandali giudiziari (caso Kaufmann). Il credito d’imposta, nato come carburante industriale, è diventato il luogo in cui si misurano due esigenze difficili: evitare abusi, ma non spegnere il motore di produzione e circolazione.

Ora il Ministero – e in particolare la Direzione generale Cinema e Audiovisivo – deve muoversi in un corridoio stretto, fra rispetto delle ordinanze del Tar e la necessità di non lasciare congelati per mesi 35 milioni. L’udienza di merito è fissata a novembre: lontanissima per un mercato che lavora a settimane. Se la piattaforma venisse riaperta con le stesse regole, la tagliola potrebbe scattare di nuovo. Cambierebbero forse i nomi di chi entra e chi resta fuori, non il problema. Con una soluzione alla radice le aziende (chissà) potrebbero anche far marcia indietro sul ricorso. Ma con la via giudiziaria il calendario si allunga. E non poco.

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