Aziende

Città spugna: quando il suolo urbano assorbe, le alluvioni si prevengono a monte delle reti

Un dossier di SHIFT mappa casi italiani ed europei di soluzioni basate sulla natura per la gestione delle acque meteoriche, come rain garden, bioswale, bacini vegetati, tecnologie che reggono il confronto economico con l'asfalto. Senza finanziamenti stabili e una governance integrata, restano esperimenti

Pieve - Piazza Allende Shift

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Quando piove forte su una città impermeabilizzata, l'acqua non ha dove andare. I tombini si intasano, le fognature rigurgitano, le strade diventano fiumi. È un problema antico ma il cambiamento climatico lo ha reso strutturale: gli eventi di precipitazione intensa sono più frequenti, più violenti, e colpiscono città costruite per un clima che non c'è più. La risposta tradizionale è più tubi e più cemento, è costosa, lenta da realizzare e non risolve la causa: il suolo urbano che ha smesso di assorbire.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Esiste un'alternativa già operativa, tecnicamente matura e in diversi casi più economica dell'infrastruttura convenzionale. Si chiama Sustainable Drainage Systems (SuDS) e viene anche chiamata "città spugna": una soluzione che tratta l'acqua piovana non come un rifiuto da smaltire il più rapidamente possibile ma come una risorsa da trattenere e, dove possibile, riutilizzare. Rain garden, aree di bioritenzione, pavimentazioni permeabili, bacini vegetati, bioswale: dispositivi che restituiscono al suolo urbano una capacità drenante.

Loading...

Il secondo Climate Paper di SHIFT, think tank italiano di politiche climatiche promosso da Gruppo CAP, cataloga oltre venti casi realizzati in Italia e in Europa, dalla Laguna di Venezia a Barcellona, da Milano a Parigi, misurando prestazioni, costi e co-benefici. Il quadro che emerge è netto: «Le Nature Based Solutions (NBS) sono già tecnicamente mature in molti ambiti», si legge nello studio. «Il vincolo non è la fattibilità, ma tre barriere ricorrenti: un gap conoscitivo, meccanismi di finanziamento inadeguati e una governance frammentata».

Il caso Milano: 88 interventi, 50 milioni, 32 comuni

Il caso più avanzato in Italia è il programma "Città Spugna" della Città metropolitana di Milano: 88 interventi diffusi in 32 Comuni, 50 milioni di euro di fondi Pnrr. Il programma sta trasformando l'hinterland milanese in un sistema capace di assorbire, trattenere e filtrare l'acqua piovana sul territorio, riducendo la dipendenza dalle reti fognarie. Gli interventi combinano aree di bioritenzione, pavimentazioni permeabili, bacini di laminazione, trincee drenanti, zone umide e filtri vegetali, rigenerando circa 530.000 metri quadrati di spazio urbano, con oltre 2.000 alberi e 32.000 arbusti messi a dimora.

Due interventi illustrano la varietà di declinazioni possibili. A Pieve Emanuele, parcheggi asfaltati e piazze pubbliche sono stati disconnessi dalla rete fognaria mista e dotati di aree di bioritenzione che trattengono, trattano e infiltrano le acque meteoriche: 14.393 metri quadrati rigenerati, circa 909.000 euro di investimento, oltre 5.700 piante messe a dimora. A Paderno Dugnano, un parcheggio asfaltato è stato trasformato in un parco con pavimentazione drenante, canale vegetato di 140 metri e bacino di infiltrazione: dove il terreno è permeabile, le NBS azzerano l'apporto alla rete meteorica, evitando costosi adeguamenti dei collettori sotterranei.

Il confronto economico più diretto viene dal caso di Merone, in provincia di Como, dove una zona umida artificiale aerata tratta gli sfioratori di fognatura mista prima dello scarico nel Lambro. Rispetto a una vasca grigia di pari funzione, la soluzione naturale intercetta circa il doppio del volume, oltre 400.000 metri cubi l'anno, a circa un terzo del costo di investimento: 1,69 milioni contro 4,86. «Le NBS non sono solo una buona scelta ambientale», si legge nel dossier, «ma l'opzione economicamente efficiente per la gestione degli sfioratori».

Tre proposte per passare dalla sperimentazione alla norma

Eppure quasi tutti i casi analizzati nel catalogo condividono lo stesso limite: sono stati realizzati con risorse episodiche, come fondi regionali, fondazioni bancarie, bandi europei. La controprova è l'Agro Pontino: un programma di ripristino ambientale premiato come "Best of the Best" dal programma LIFE europeo, rimasto però inattuato perché privo di un budget dedicato e di un ente attuatore con continuità. Il dossier SHIFT individua tre interventi strutturali per colmare questo divario.

Prima proposta: monitoraggio obbligatorio

Rendere sistemico il monitoraggio delle prestazioni idrauliche, depurative ed ecologiche per tutti gli interventi NBS/SuDS finanziati con risorse pubbliche, e costruire una banca dati nazionale sui casi realizzati. Finché le NBS, sottolinea il report, non produrranno dati certificati sulle proprie prestazioni nel tempo, il decisore tenderà a preferire la soluzione in cemento, percepita come più sicura.

Seconda proposta: finanziamento stabile

Istituire linee di finanziamento dedicate e pluriennali per interventi NBS/SuDS oltre l'orizzonte Pnrr. Queste, suggerisce il report, possono includere meccanismi di Payment for Environmental Services che remunerino il proprietario del suolo per il servizio di infiltrazione, riconoscimento in tariffa del servizio idrico integrato per le NBS che svolgono funzione equivalente a un'infrastruttura grigia, una tassa locale vincolata alla gestione delle acque meteoriche.

Terza proposta: NBS nella pianificazione ordinaria

Inserire obblighi di gestione alla fonte delle acque meteoriche negli strumenti urbanistici, sul modello del "rain zoning" parigino (ParisPluie), che divide il territorio in zone con soglie di abbattimento volumetrico minimo per ogni nuovo intervento edilizio, e integrare le NBS nei Piani di Gestione dei Bacini idrografici e nei piani di adattamento climatico, con chiara attribuzione delle responsabilità di realizzazione, gestione e manutenzione. Il problema di governance, evidenzia lo studio, è che le NBS agiscono all'intersezione di competenze oggi divise: acque meteoriche, corpi idrici, verde urbano, reti fognarie, aree agricole, infrastrutture di drenaggio. In assenza di un coordinamento chiaro, vengono progettate come interventi isolati, privi di strategia territoriale. In Italia, i Piani integrati di gestione delle acque reflue urbane introdotti dalla nuova Direttiva Acque Reflue UE 2024/3019 offrono un'apertura normativa: è stabilito che tali piani debbano dare priorità, ove possibile, a soluzioni di infrastrutture verdi e blu.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti