Economia Digitale

Cloud sovrano, l’Europa alza le difese (ma ciascuno va per la sua strada)

È stata la Francia a realizzare che i dati dei suoi cittadini erano a disposizione di Governo e agenzie Usa. La tutela della sovranità del dato diventa un tema strategico per l’Europa: i Paesi europei scelgono modalità diverse, ma con un obiettivo unico

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Marzo 2024, Parigi. Il ministero della Salute francese scopre che i dati sanitari di milioni di cittadini, ospitati sulla piattaforma europea Health Data Hub, sono tecnicamente accessibili alle autorità americane. Il provider è Microsoft Azure, soggetto al Cloud Act, la legge statunitense che consente ai giudici Usa di ordinare l’accesso ai dati conservati da aziende americane, ovunque si trovino i server. Il grimaldello è il famigerato Fisa (Foreign Intelligence Security Act) che consente a Governo e agenzie federali di poter entrare nei database degli operatori Usa, senza limiti.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il caso esplode sui giornali. Il Consiglio di Stato viene investito della questione, le associazioni per la privacy insorgono, il governo promette una migrazione verso fornitori europei «nel più breve tempo possibile». Due anni dopo, quella promessa ha ridisegnato l’intera strategia cloud dell’Unione. E Francia, Germania e Italia hanno imboccato tre strade diverse per evitare che lo scenario si ripeta.

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Sovranità o niente

Parigi ha imparato a proprie spese. Dopo il caso Health Data Hub, l’Eliseo ha varato la dottrina del “cloud de confiance”: i dati sensibili dello Stato devono risiedere su infrastrutture immuni da qualsiasi giurisdizione extraeuropea.

La chiave è la certificazione SecNumCloud, rilasciata dall’agenzia Anssi. Non basta la conformità tecnica: il fornitore deve dimostrare di non essere soggetto a leggi straniere che consentano accessi non autorizzati. Per gli hyperscaler americani, l’unica porta d’ingresso sono joint venture a maggioranza francese.

Così sono nate Bleu — l’alleanza tra Orange, Capgemini e Microsoft — e S3ns, il matrimonio tra Thales e Google: tecnologia americana, ma chiavi di cifratura e governance in mani francesi. Il prezzo? Complessità e costi elevati, come ha sottolineato la Corte dei Conti in un recente report. Ma per Parigi la sovranità non è negoziabile.

Certificare, non escludere

Berlino ha optato per un’altra filosofia. Invece di costruire muri, ha alzato l’asticella delle regole. Il Bsi, l’agenzia federale per la cybersicurezza, ha sviluppato il C5 (Cloud Computing Compliance Criteria Catalogue): un framework rigoroso che impone requisiti di trasparenza, protezione dei dati e resilienza. Dal 2024, ogni fornitore che lavora con la Pubblica amministrazione federale deve possedere l’attestazione C5.

La differenza con la Francia? Amazon, Google e Microsoft possono ottenerla direttamente, senza joint venture locali. «Non puntiamo a reinventare il cloud – ha spiegato un portavoce del ministero dell’Interno –. Puntiamo a far rispettare le nostre regole a chiunque voglia lavorare con noi».

I critici obiettano che la certificazione tecnica non risolve il nodo giuridico: un provider americano, per quanto conforme, resta soggetto al Cloud Act. Ma Berlino scommette sulla deterrenza regolatoria più che sull’autarchia tecnologica.

 Fortino pubblico, tecnologia privata

Roma ha cercato la sintesi tra le soluzioni. La strategia italiana, firmata da Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn) e AgID, classifica i dati della PA in tre livelli – ordinario, critico, strategico – con requisiti crescenti di sicurezza e localizzazione.

Per i dati più sensibili, la risposta si chiama Polo Strategico Nazionale: quattro data center tra Milano e Roma, gestiti da un consorzio a maggioranza pubblica che riunisce Tim, Leonardo, Cdp Equity e Sogei. Gli hyperscaler non sono esclusi, ma incapsulati: i servizi di Aws, Google e Microsoft transitano attraverso l’infrastruttura del Polo, con chiavi crittografiche che restano in Italia.

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Proprio a giugno oltre 280 amministrazioni hanno avviato la migrazione. Il cronoprogramma prevede il grosso dei trasferimenti completato entro il prossimo anno.

Tre Paesi, tre modelli. La Francia ha scelto il massimo grado di autonomia, accettando costi e complessità. La Germania ha privilegiato il mercato, imponendo regole severe. L’Italia ha costruito un’infrastruttura pubblica che integra tecnologie private sotto controllo nazionale.

Nessuna delle tre strade può essere considerata perfetta. Ma tutte partono dalla stessa consapevolezza: dopo Health Data Hub, dopo le rivelazioni su Fisa e Cloud Act, la sovranità sui dati non è più un tema per convegni. È un’infrastruttura critica, come le autostrade o la rete elettrica.

La partita europea è appena cominciata. E per una volta, l’Italia non gioca in difesa.

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