Fondi Ue

Coesione: regioni preoccupate chiedono al governo di prendere posizione in Consiglio Ue

Il timore è di un forte ridimensionamento delle politiche regionali europee nel prossimo bilancio pluriennale 2028-2034, fino alla chiusura della Dg Regio

di Giuseppe Chiellino

 Imagoeconomica

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Cresce l’allarme delle regioni per le profonde modifiche della politica di coesione a cui la Commissione europea sta lavorando in vista del prossimo bilancio pluriennale. Dopo il forte ridimensionamento delle risorse per la politica regionale nel Quadro finanziario 2028-2034, nei giorni scorsi è trapelato un progetto di riordino delle direzioni generali che in pratica cancellerebbe la Dg Politica regionale (Dg Regio) che gestisce i fondi di coesione in rapporto diretto con le regioni. Contro questa ipotesi si è schierata la Conferenza delle regioni che, in una lettera inviata venerdì dal presidente Massimiliano Fedriga al ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, esprime “il proprio dissenso rispetto ad una nuova architettura del prossimo QFP che ridimensiona e accorpa la Politica di Coesione in un unico Fondo, con il rischio di indebolire identità ed efficacia di una politica fondante dell’Ue”. Le regioni sono preoccupate anche per “l’ipotesi di un progressivo indebolimento” della Dg Regio, “sino al rischio di una sua soppressione”, con possibili ricadute negative sulle amministrazioni regionali. Di fronte al rischio che il concetto stesso di “coesione” sparisca dal vocabolario europeo, Fedriga chiede al ministro Foti e al Governo una presa di posizione in Consiglio Ue sul futuro della coesione, attraverso la stesura di un Non-paper in cui vogliono di essere coinvolte per la definizione di una posizione comune.

Il vicepresidente e responsabile della Coesione, Raffaele Fitto, non ha confermato ma neppure smentito le indiscrezioni e ciò ha contribuito ad alimentare le preoccupazioni.

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I timori di centralizzazione

Il coordinatore della Conferenza delle regioni, Antonello Aurigemma, e il delegato al coordinamento Affari europei Gianpietro Comandini, hanno spiegato più in dettaglio le preoccupazioni delle regioni.

“La politica di coesione ha rappresentato, negli ultimi decenni, uno dei principali strumenti attraverso cui l’Unione europea ha saputo ridurre i divari territoriali, sostenere gli investimenti locali e rafforzare la vicinanza delle istituzioni europee ai cittadini. Mettere in discussione questo impianto significherebbe compromettere un equilibrio costruito nel tempo e fondato sul principio della governance multilivello” hanno affermato.

Per la Conferenza, “il rischio non riguarda soltanto l’assetto amministrativo delle istituzioni europee, ma investe direttamente il futuro delle Regioni e delle Assemblee legislative regionali italiane, che svolgono un ruolo essenziale nella programmazione, nel controllo democratico e nell’attuazione delle politiche finanziate dall’Unione. Particolarmente rilevante - hanno avvertito - sarebbe l’impatto sul sistema regionale italiano, caratterizzato da un forte coinvolgimento delle Regioni e dei Consigli regionali nella gestione delle politiche di sviluppo territoriale, dei fondi strutturali e degli investimenti strategici. Un indebolimento della dimensione regionale europea rischierebbe infatti di favorire dinamiche di centralizzazione decisionale, riducendo gli spazi di partecipazione istituzionale dei territori e la capacità delle Assemblee legislative regionali di incidere sulle priorità di sviluppo locale”.

La Conferenza evidenzia inoltre come le sfide che l’Europa si trova ad affrontare - dalla transizione ecologica alla competitività industriale, dalla coesione sociale alla crisi demografica - richiedano “una presenza forte delle istituzioni regionali” e ribadisce “ la necessità di preservare una governance europea che continui a riconoscere alle Regioni un

ruolo strategico”

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