Società

Cohousing, così le famiglie possono risparmiare sui servizi di welfare

Da Bologna a Lecce, nelle città italiane nascono progetti a misura di genitori e figli

di Ilaria Potenza

4' di lettura

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L’organizzazione delle città non è stata progettata per rispondere alle esigenze specifiche delle mamme. L’urbanistica tradizionale ha nel tempo privilegiato gli spostamenti in automobile, servendosi di semafori troppo veloci, marciapiedi stretti e scale che rendono la mobilità poco inclusiva. Specie se ci si muove con passeggini e i più piccoli al proprio fianco. Le distanze tra servizi, casa e lavoro sono inoltre spesso considerevoli, e molte madri sono costrette così all’isolamento urbano. Eppure sono proprio le crisi sociali, ambientali, demografiche contemporanee a incoraggiare modelli abitativi più equi e sostenibili che mettano al centro il benessere delle mamme e dei più piccoli. Diverse città italiane stanno infatti sperimentando soluzioni innovative per rispondere a queste esigenze.

Il cohousing in Italia

Vivere insieme per condividere i servizi di supporto alla famiglia. Il trend nato negli Stati Uniti è arrivato anche in Italia. Porto15 a Bologna è per esempio un progetto di cohousing pubblico creato per offrire soluzioni abitative alle famiglie, in particolare alle mamme. Gli alloggi sono assegnati dal Comune di Bologna e da Acer (Azienda casa Emilia-Romagna) a famiglie in condizioni di vulnerabilità sociale o economica. L’edificio, di proprietà pubblica, è stato ristrutturato per ospitare 18 appartamenti che vengono affittati a canone concordato, con prezzi che variano tra i 290 e i 390 euro al mese.

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La selezione degli inquilini avviene attraverso un bando pubblico che tiene conto della composizione familiare, del reddito e delle necessità di supporto. La gestione del cohousing è poi partecipata, con una forte collaborazione tra residenti e amministrazione locale.

La portineria sociale, che svolge anche una funzione di presidio per il quartiere, è poi un punto di supporto diretto per le mamme, perché offre servizi come babysitting condiviso e gruppi di mutuo aiuto durante le ore di lavoro. Inoltre, la possibilità di condividere la cura dei figli con altri genitori facilita la socializzazione e l’integrazione nel quartiere.

Da Bologna a Torino. Qui il progetto di cohousing Coabitare privilegia il supporto reciproco tra famiglie, rivolgendosi principalmente alle mamme. Gli alloggi sono destinati a famiglie con bambini, ma anche a persone anziane, con l’obiettivo di promuovere l’interazione intergenerazionale. Gli alloggi sono gestiti da cooperative sociali e il Comune di Torino è coinvolto nel finanziamento e nella promozione del progetto, con il sostegno di politiche abitative che favoriscono la l’inclusione sociale.

La selezione degli inquilini avviene tramite bandi pubblici che mettono al centro le esigenze familiari e i residenti sono coinvolti attivamente nella gestione degli spazi comuni. Coabitare offre un supporto pratico alle mamme grazie alla creazione di spazi condivisi come le baby room, le aree gioco per bambini, e il coworking, che permettono alle madri di lavorare in un ambiente protetto o di interagire con altre famiglie. Così come avviene anche negli orti urbani e nelle aree comuni, dove vengono promossi attività culturali e sociali. Questo sistema non solo riduce l’isolamento, ma favorisce anche la creazione di una comunità di supporto che può alleviare le difficoltà quotidiane legate alla genitorialità, in particolare nelle aree urbane densamente popolate.

A Milano invece è attiva Piazze Aperte, l’idea dell’ammirazione comunale per riqualificare gli spazi pubblici inutilizzati, trasformandoli in aree sicure e pedonali dove mamme e bambini possono incontrarsi. Questo programma non prevede l’assegnazione diretta di alloggi, ma incide sulla qualità della vita delle madri attraverso la trasformazione degli spazi urbani. Il Comune di Milano, attraverso la collaborazione con cittadini e associazioni locali, pianifica gli interventi di riqualificazione, cercando di dare priorità alla sicurezza e all’accessibilità dei quartieri attraverso la creazione di piazze pedonali e le aree verdi. L’obiettivo è ridurre l’inquinamento acustico e atmosferico, presentando spazi di gioco sicuri, aree di sosta e punti di ritrovo per mamme e piccoli.

Nel Rione Sanità di Napoli, Casa dei Cristallini è invece un progetto nato per rispondere ai bisogni educativi e sociali delle famiglie. Il Comune di Napoli, insieme ad associazioni locali, ha dato vita a questo centro comunitario che offre supporto ai bambini e alle madri in difficoltà. L’Associazione Progetto Cristallini gestisce le attività educative e culturali, mentre il Comune facilita l’accesso e il sostegno economico per le famiglie più vulnerabili. Le madri possono usufruire di spazi dedicati per partecipare a laboratori e sessioni di supporto psicologico, ma anche per interagire con altre mamme e genitori. L’impatto di Casa dei Cristallini si misura anche nella sua capacità di rafforzare la fiducia della comunità nel quartiere, che diventa un elemento importante per ridurre la solitudine delle mamme.

Progetti come Lesmos a Lecce e Amicar Flegreo a Monte di Procida, infine, pur non essendo pensati esclusivamente per le madri, offrono benefici concreti alla loro quotidianità. Migliorando la mobilità urbana attraverso servizi di bike e car sharing (specializzati anche nell’accompagnamento di persone con limitata autonomia), questi progetti rendono più semplice ed economico spostarsi in città aiutando le madri a raggiungere con maggiore facilità scuole, servizi sanitari e luoghi di lavoro. Questo è particolarmente utile per chi non dispone di un’auto privata o vive in contesti con scarse connessioni di trasporto.

Le prospettive future

Oggi serve insomma un urbanismo differente che integri le esigenze delle madri, perché conoscere chi utilizza la città ogni giorno permette di progettare spazi più logici e sicuri capaci di avere un impatto anche sull’economia locale. Queste città stanno nascendo e i servizi di supporto alla maternità non hanno soltanto un peso in termini di giustizia sociale, ma sono un vero e proprio investimento sul futuro delle nuove generazioni.

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