America Latina

Colombia al voto tra paura, speranze e narcotraffico

Elezioni presidenziali: Destra e sinistra si sfidano su sicurezza e rilancio economico

di Roberto Da Rin

Venerdì 29 maggio 2026, a Bogotà, in Colombia, gli addetti alle operazioni elettorali allestiscono un seggio in vista delle elezioni presidenziali di domenica. (AP Photo/Matias Delacroix)

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I punti chiave

  • Sono tre i candidati favoriti: Cepeda (sinistra), de la Espriella (destra), Valencia(centro)
  • I temi : la politica della sicurezza, la crescita economica e l’incubo perenne della droga
  • La variabile Trump

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Accordi di pace disattesi, un’economia in bilico tra ripresa e recessione, l’eterna piaga del narcotraffico. Ma anche straordinarie potenzialità di sviluppo, una posizione geografica strategica definita da un affaccio bi-oceanico, varie Università di prestigio internazionale.

Le elezioni presidenziali della Colombia ruotano attorno a grandi temi di politica nazionale (la crescita e la sicurezza), internazionale (gli accordi commerciali) e sovranazionale (il narcotraffico). Il presidente uscente Gustavo Petro, progressista, ha dovuto difendersi, solo poche settimane fa, da un’odiosa modalità di attacco verbale, quella di Donald Trump: « il presidente della Colombia deve guardarsi il didietro…». I candidati forti sono tre : Ivan Cepeda, 63 anni, di sinistra, erede di Petro, Abelardo de la Espriella, 47 anni, di estrema destra, Paloma Valencia, 48 anni, di centrodestra. Pochi giorni fa hanno chiuso la campagna elettorale con grandi manifestazioni pubbliche: a Barranquilla, Medellin e Bogotà nel tentativo di conquistare gli ultimi elettori indecisi prima del voto che designerà il successore del presidente Gustavo Petro.

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I sondaggi

I sondaggi confermano in testa il senatore di sinistra Cepeda (45% di consensi, secondo la Cnn), seguito dall’avvocato di destra, il trumpiano de la Espriella (37%), mentre la candidata conservatrice del Centro Democratico Paloma Valencia (33%) punta a entrare nel ballottaggio previsto per il 21 giugno.

Cepeda, candidato del Pacto Historico e sostenuto dall’area progressista vicina a Petro, rilancia temi sociali a tutela dei più deboli: «Il nostro sarà un governo di giustizia sociale ed equità», ha dichiarato il senatore, promettendo di mettere «lo Stato al servizio degli esclusi». Nel suo intervento ha anche definito de la Espriella «un’opzione fascista».
De la Espriella ha organizzato l’evento finale della campagna nell’arena La Macarena di Medellin, circondato da veterani delle forze armate e sostenitori della destra radicale, dietro a uno schermo blindato. «È stata una campagna dura e piena di attacchi, ora ci resta da conquistare solo un posto: le urne».
A Bogotá, Paloma Valencia ha chiuso la corsa elettorale promettendo «una Colombia sicura, equa e con opportunità per tutti».

Colombia al voto, sinistra e destra si sfidano sulla sicurezza

Le attenzioni sono focalizzate su de la Espriella, i sondaggi lo danno in forte recupero. Si è autodefinito El Tigre, con un giubbotto antiproiettile, saltellando dietro un vetro antiproiettile, rilancia il suo motto: « Firme por la patria » (fiero/forte per la patria, ndr).

L’eredità del primo governo di sinistra

Al di là degli slogan, il primo governo di sinistra nella storia della Colombia, guidato da Gustavo Petro, lascia dietro di sé, dopo quattro anni di mandato, un’economia con segnali positivi sul piano sociale ma con ombre sul piano macrofinanziario.

Il tasso di disoccupazione è il più basso del secolo (8,8%) e la povertà è in calo (31,9%). Il turismo è cresciuto e alcuni settori agricoli hanno registrato un boom. Questi risultati coesistono con una minaccia fiscale e bassi investimenti che potrebbero compromettere il futuro. La spesa pubblica incontrollata, il debito ad alto interesse e le entrate fiscali instabili hanno messo a dura prova le casse dello Stato. Secondo le Nazioni Unite, la Colombia ha già il secondo peggior deficit pubblico in percentuale al Pil dell’America Latina (6,4%), un debito pubblico del 58%.

Chiunque vinca le elezioni troverà una Colombia molto diversa da quella del 2022, dove coesisteranno visioni completamente differenti sul modo migliore per migliorare l’economia, le finanze pubbliche, la sicurezza e colmare le disuguaglianze», dice Víctor Aguilar, analista del Crisis Group per l’America Latina. «Il prossimo governo deve dimostrare grande abilità politica nel raggiungere accordi se vorrà mantenere la governabilità, sapendo che un’ampia fetta della popolazione non condivide la sua visione».

I grandi temi: narcotraffico, violenza, sicurezza, stabilizzazione macroeconomia

La violenza ha segnato questa campagna elettorale ancor prima del suo inizio. Nel giugno 2025, il candidato alla presidenza Miguel Uribe Turbay è stato colpito da un proiettile in pieno giorno durante un comizio a Bogotá ed è morto poco dopo. Tutti e tre i principali candidati hanno denunciato di aver ricevuto minacce di morte. E la Missione di Osservazione Elettorale (MOE), un’organizzazione che monitora le elezioni, ha avvertito che 386 comuni – poco più di un terzo del Paese – rischiano di essere teatro di violenze politiche entro il 31 maggio.

La criminalità diffusa nelle capitali è motivo di preoccupazione, ma soprattutto desta allarme il controllo territoriale esercitato da gruppi armati che, nell’ultimo decennio, hanno occupato gli spazi lasciati liberi dalle Farc dopo l’Accordo di Pace. Nei primi cinque mesi del 2026, la Colombia ha registrato 54 massacri e 233 morti, mentre crescono le fila dei narcotrafficanti, dei gruppi guerriglieri e paramilitari, in molti casi composti da minori. Sfide epocali.

Pensare che la storia della Colombia è ricca di magnifiche suggestioni. Un Paese con una grande tradizione letteraria in cui l’intera filiera (carta, materia prima per la pubblicazione di libri, editori e autori) è stata un ossigeno culturale nei lunghi anni della Spagna oscurantista del generale e dittatore Francisco Franco (1892-1975).

E prima ancora, a stabilizzare il Paese, non fu solo il voto, ma un meccanismo credibile di condivisione del potere: il cosiddetto “voto incompleto” del 1905, che garantiva alla minoranza un terzo dei seggi. Seguì quasi mezzo secolo senza guerra civile nazionale. Poi anche quell’equilibrio si consumò.

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