Le fasi del declino

Come funziona il meccanismo di conversione tappa per tappa

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Che cosa succede quando su un titolo sottile si riversano a cadenze quasi prefissate dei regolari ordini di vendita? Che il titolo scende. Lo studio di Ambromobiliare che ha analizzato l’Egm (ma il fenomeno è riscontrabile anche su altri segmenti di Borsa), sottolinea come la relazione tra emissione di prestiti obbligazionari convertibili (Poc) e declino dei titoli sia diretta e, anzi, governata da una sorta di causa-effetto. In sei fasi ecco che cosa accade.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Fase 1

Un’azienda quotata (A) ha bisogno di liquidità. Si presenta una società specializzata (B) che propone ai vertici di A di emettere un Poc, un prestito obbligazionario convertibile cum warrant per nominali 5 milioni di euro. Dal canto suo B si impegna a sottoscriverla in una sorta di rateazione magari in due anni con 10 tranche di euro 500 mila cadauna. La data di conversione la sceglie B. In cambio B chiede ad A il versamento di un’immediata provvigione (2-3%) sui 5 milioni dell’emissione: sono già 100-150mila euro. E per B è subito profitto. Per quanto riguarda i warrant, normalmente, è previsto che possano essere convertiti in azioni ad uno “strike price” (prezzo di conversione) molto superiore al valore corrente delle azioni in quel momento (30-40% in più). Il messaggio che esce è che c’è un investitore che darà un sacco di soldi ad A, che potrà convertirle in azioni e avrà come premio una serie di warrant convertibili in azioni, ma a premio sul prezzo corrente di Borsa, ingenerando quindi l’idea che il titolo possa crescere nel futuro.

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Fase 2

Sino a non molto tempo fa (ora non è più ritenuto sempre necessario) il meccanismo veniva avviato con un’operazione di prestito titoli: B prende in prestito dall’azionista di controllo di A 100mila azioni a un valore teorico pari al corso del titolo, ipotizziamo 5 euro (e quindi per un valore complessivo di 500mila euro).

Fase 3

Come fa B a rastrellare il denaro necessario a sottoscrivere la prima tranche dell’obbligazione di A? Inizia a vendere sul mercato le stesse azioni avute in prestito dall’azionista di controllo di A. Trattandosi di un titolo sottile, non ha molto mercato, e quindi è presumibile che il prezzo medio del titolo di A scenderà. Le prime azioni potranno essere vendute a 4,95 euro, le ultime a 4,00: diciamo che il prezzo medio ponderato scenderà a 4,70 euro. Dalla vendita delle azioni, B ricaverà dunque 470mila euro. Da notare che, nel momento in cui B decide di vendere le azioni prese in prestito, B di fatto diviene il dominus (market maker) di un mercato già illiquido di suo. Dunque potrebbe agevolmente governarlo con acquisti e vendite ben dosate o con azioni diversive per sostenere il titolo senza che questi perda troppo valore ed evitare di fare troppo abbassare il suo prezzo.

Fase 4

A questo punto B sottoscriverà la prima tranche del bond, versando il valore nominale al netto dell’eventuale scarto di emissione. E avendo già incassato 470mila euro più le commissioni di 100/150 mila euro, B ha la liquidità necessaria per far fronte al suo impegno. A questo punto B esercita la sua facoltà di convertire il bond al prezzo di mercato, pari a 4,70 euro per azione, meno il 10% di sconto (che B aveva già pattuito in precedenza con A): il prezzo di conversione sarà quindi pari a 4,23 euro. B in sintesi paga il bond 423 mila euro. A questo punto B ha guadagnato 18 mila azioni derivanti dalla conversione.

Fase 5

Di nuovo B va in Borsa e con i titoli di A fa un pò di trading. Ipotizziamo che il titolo scenda a 4 euro. Moltiplicando per 118 mila euro, B si ritrova un ricavo di 472 mila euro.

Fase 6

Il gioco si ripete. B con i 472 mila euro sottoscrive la nuova tranche dell’emissione da 500 mila nominali. Procederà successivamente alla conversione sempre con lo sconto del 10% sul prezzo medio ponderato, 4 euro per azione: cioè 3,6 euro per azione. B a questo punto si ritroverà con 139mila azioni che immetterà nuovamente sul mercato per raggranellare il denaro che gli occorre per sottoscrivere la nuova tranche. Il tutto va avanti sino alla scadenza dei due anni. Quando B restituirà le originarie 100mila azioni prese in prestito, si ritroverà il suo profitto complessivo, senza aver investito neanche un euro di propri capitali. Nel caso in cui non avesse effettuato nessun prestito titoli, B avrà comunque ottenuto un rendimento elevato. E i warrant? Mai esercitati. Però sono stati uno “specchietto per le allodole”, hanno ingenerato l’aspettativa che il titolo avrebbe potuto crescere nel futuro, creando un’attenzione sul titolo da parte del mercato in termini di volumi e permettendo a B di vendere più agevolmente le sue azioni.

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