Come l’AI sta trasformando la cyberwar e le infrastrutture critiche in bersagli vulnerabili
Nadar Zafrir, Ceo di Check Point Software Technologies, azienda israeliana di cybersecurity, in esclusiva al Sole24Ore: «Le infrastrutture critiche sono solo la punta dell’iceberg e i governi possono rallentare la diffusione dei modelli di AI, ma non fermarla»
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Le guerre in Ucraina e Medio Oriente stanno cambiando anche il volto della sicurezza informatica, ma il vero punto di svolta deve (probabilmente) ancora arrivare. È di questa idea Nadav Zafrir, Ceo di Check Point Software Technologies dalla fine del 2024 ed ex comandante dell’Unità 8200 dell’intelligence militare israeliana (nonché fondatore del Cyber Command dell’IDF e poi venture capitalist con Team8), secondo cui il vero potenziale della cyberwar sarà accelerato dalla diffusione dell’intelligenza artificiale. In questa intervista concessa in esclusiva al Sole 24 Ore in occasione dell’evento Engage 2026 tenutosi a inizio luglio a Parigi, spiega perché le infrastrutture critiche diventeranno il bersaglio principale degli attacchi e quale ruolo potranno avere governi e imprese nella corsa all’AI.
Chiedilo al Sole
Gli ultimi conflitti hanno cambiato il volto della guerra cibernetica?
Credo che non abbiamo ancora assistito a qualcosa di davvero drammatico: la guerra cibernetica esiste praticamente fin dagli inizi di Internet e con la progressiva digitalizzazione del mondo la superficie di attacco si è ampliata e, di conseguenza, sono aumentate le opportunità di offesa. Il cybercrime continua a crescere perché è un fenomeno difficile da contrastare e accanto alle iniziative a sfondo economico vi sono le attività degli Stati nazionali, dallo spionaggio industriale a finalità più distruttive. Il cyberspazio non conosce confini ed è uno degli strumenti dell’arsenale di qualsiasi conflitto, utilizzato soprattutto per raccogliere informazioni di intelligence, ma il cambiamento più profondo deve ancora arrivare.
Perché sostiene che il peggio deve ancora arrivare?
Perché la democratizzazione delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale renderà il mondo molto più vulnerabile. Le infrastrutture critiche, i servizi pubblici essenziali, il settore sanitario sono destinati a diventare bersagli sempre più esposti. Lo abbiamo già visto con alcuni attacchi agli ospedali, ma credo che oggi stiamo osservando soltanto la punta dell’iceberg. I modelli di AI più avanzati sono sempre più efficaci nell’individuare vulnerabilità e questo rende molto più difficile proteggere ambienti industriali e IoT, sistemi Operational Technology e Scada, reti connesse e controllori di Plc.




