Commercialisti: aumentano i redditi, meno divari di genere e generazionali
In sedici anni (2007-2023) il fatturato pro-capite è cresciuto del doppio del Pil. Le donne hanno recuperato il 3,4 % di differenziale rispetto agli uomini
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Il reddito complessivo dei commercialisti dal 2008 al 2024 (anni d’imposta 2007 e 2023) è aumentato del 68,6%, più del doppio del Pil, cresciuto del 32,2%. Il reddito medio pro-capite degli iscritti all’albo in 17 anni è cresciuto del 34,8% mentre il Pil pro-capite è cresciuto del 30,7% a fronte di un’inflazione del 38,4% ; nello stesso arco temporale la categoria è crescita del 26,9%, mentre per la popolazione italiana la crescita è stata dello 0,8%. Il tasso di crescita medio annuale per i commercialisti è pari al 2%, contro l’1,3% circa delle retribuzioni lorde del lavoro dipendente privato
È quanto emerge dalla ricerca della Fondazione nazionale della categoria «I redditi dei commercialisti. Un’analisi territoriale tra convergenza, cluster analysis e modellazione econometrica».
L’obiettivo dell’indagine
Questa indagine, che ha chiesto circa un anno di lavoro, è stata fatta per studiare le relazioni esistenti tra redditi medi e indicatori economici. Il prossimo step prevede l’elaborazione di un indicatore sintetico della struttura economica e territoriale che permetta di quantificare la domanda di servizi professionali da parte del territorio. «Nell’avviare questo lavoro – spiega Tommaso Di Nardo, coordinatore dell’area economico-statistica della Fondazione – volevamo capire i fattori che determinano il gap uomini e donne e tra giovani e senior. Dall’analisi dei dati emerge che nelle aree più ricche le differenze reddituali aumentano». Accanto ai dati della categoria sono stati raccolti i dati territoriali, che però da soli non bastano a spiegare le differenze. «La provincia di Milano per esempio – spiega Di Nardo – dovrebbe avere, sulla base del modello elaborato, un reddito medio più alto rispetto a quello rilevato, di contro ci sono altre località che hanno un performance superiore a quanto ci si dovrebbe aspettare, questo significa che oltre ai dati economici del territorio entrano in campo altri fattori che incidono sui risultati».
Il quadro Nord/Sud
Senza entrare nel merito delle cause, alcune note e altre da individuare, in 17 anni il divario reddituale Sud-Nord è sceso di 4,9 punti percentuali passando dal 62,3% al 57,4%; di contro nello stesso periodo il divario economico in termini di Pil pro-capite è leggermente aumentato.
I termini assoluti il reddito medio del Nord è passato dai 79.933 euro del 2007 ai 105.591 euro del 2023; mentre il reddito medio al Sud era di 30.099 nel 2007 ed è salito a 45.006 euro in 17 anni. A livello locale il divario è ancora più accentuato, Bolzano è la più ricca con un reddito medio di 164.288 euro mentre Reggio Calabria è il fanalino di coda con 33.698 euro.








