Competenze Stem strategiche ma l’Italia non tiene il passo
Le aziende cercano profili sempre più specializzati nella discipline scientifiche, matematiche e tecnologiche: resta però ampio il divario tra domanda del mercato e offerta accademica
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Le aziende cercano ingegneri, chimici, matematici e fisici. Ma la domanda rimane spesso senza risposta. È il paradosso a cui dà vita il netto divario tra le esigenze di un mercato del lavoro in perenne evoluzione e le competenze offerte dai giovani. Innanzitutto, il Paese sconta, nei confronti del resto d’Europa, una grave carenza di laureati. A questo deficit si somma poi un significativo disallineamento tra i profili professionali richiesti dalle imprese e i percorsi di studio più frequentati. Il gap riguarda specialmente le discipline Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) e, pur non essendo una prerogativa solo italiana, costituisce di fatto un freno alla produttività e alla competitività del sistema economico: il costo del mismatch, nel 2023, era stimato da Unioncamere in poco meno di 44 miliardi di euro (il 2,5% del Pil).
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Le criticità
In Italia la percentuale di giovani laureati è in costante crescita - nel 2025 superava il 31% - ma rimane la seconda più bassa dell’Unione europea, davanti alla sola Romania. Le criticità, però, non riguardano unicamente la ridotta platea di chi prosegue gli studi dopo il diploma, ma anche i percorsi formativi stessi che vengono scelti dai giovani. Nel nostro Paese si riscontra infatti una significativa carenza di professionisti nei settori ad alta specializzazione tecnologica. Uno studio del sistema informativo Excelsior di Unioncamere mostra che circa metà dei laureati e dei diplomati degli Istituti tecnologici superiori (Its) ricercati dalle imprese nel 2025 era “introvabile”. Lo scorso anno, a fronte della prevista attivazione di quasi 4,4 milioni di contratti, il divario tra necessità delle imprese e offerta è risultato allarmante: nel complesso è stato difficile reperire quasi la metà dei profili ricercati (47%), con picchi del 57,3% per i tecnici Its Academy e del 50,9% per i laureati.
Il mismatch
Sono proprio alcune delle competenze più spendibili sul mercato del lavoro, infatti, a essere tra le meno semplici da rintracciare per le imprese. La laurea più gettonata rimane quella in economia, con 193mila profili richiesti, ma a seguire figura ingegneria (127mila). Anche le altre facoltà Stem mostrano una spiccata forza occupazionale: nel 2025 erano ricercati 36mila laureati in scienze matematiche, fisiche e informatiche e 30mila nel settore chimico e farmaceutico. In più, secondo i dati di Unioncamere, per i giovani under 30, le maggiori opportunità lavorative si concentrano nel settore scientifico-tecnologico: al primo posto troviamo infatti l’indirizzo statistico, con il 51,1% delle assunzioni. Paradossalmente, però, è proprio in questo ambito che si rileva il maggiore mismatch tra domanda e offerta. Sono i laureati in materie chimico-farmaceutiche i più “introvabili”, con una difficoltà di reperimento stimata al 72,4 per cento. Tra gli indirizzi Stem seguono statistica (66,3%), ingegneria industriale (65,7%) e ingegneria elettronica e dell’informazione (63,8%).
Sos competenze informatiche
Anche dal rapporto AlmaLaurea 2026, frutto di un’indagine svolta su un campione di 700mila laureati di primo e secondo livello di 81 atenei italiani, emerge l’efficacia dei titoli Stem per inserirsi con successo nel mondo del lavoro. Lo studio segnala innanzitutto l’importanza di una componente chiave della formazione Stem: le competenze informatiche. Tra chi conosce almeno cinque strumenti informatici, la probabilità di trovare un’occupazione entro il primo anno dal conseguimento del titolo è del 18,6% più alta rispetto a chi conosce non più di due strumenti. Tuttavia, nel digitale permangono gravi carenze strutturali. In questo ambito, secondo l’Istat, solo il 45,9% degli adulti italiani possedeva competenze adeguate nel 2023, con una distanza dalla media Ue di quasi 10 punti percentuali. In più, nel 2022 la percentuale di laureati nei corsi Ict (informatica e telecomunicazioni) si fermava ad appena l’1,5% del totale dei titoli accademici rilasciati, con una presenza femminile marginale, ferma allo 0,3 per cento.
Le differenze di genere
E proprio la scarsa partecipazione femminile, riscontrabile in molti percorsi di studio scientifico-tecnologici, contribuisce ad alimentare il gap tra domanda e offerta di lavoratori. Secondo il rapporto di genere 2026 di AlmaLaurea, i percorsi Stem sono caratterizzati da una vera e propria «segregazione di genere» che è diventata oramai strutturale. La presenza femminile in questo ambito di studio rimane contenuta. Tra i laureati del 2024 è pari al 41,1% (sul complesso dei laureati è circa del 60%) ed è invariata dal 2015. Le donne rappresentano poi solo il 36,7% dei dottori di ricerca dell’ambito scientifico-tecnologico del 2024, mentre nelle altre aree disciplinari superano il 50% del totale.

