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Con le borse di studio Start Stem Fondazione SIA scommette sui giovani talenti in Italia

Insieme a Unione Industriali Torino 300 borse da 3.000 euro l’una erogate in cinque anni a studenti e studentesse per aiutarli nel loro percorso di studi magistrale e combattere il mismatch tra domanda e offerta nel mondo del lavoro

di Martina Soligo

4' di lettura

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Tra il 2013 e il 2022 sono costantemente aumentati i giovani italiani che hanno trasferito all'estero la propria residenza. Al contrario, sono stati molto meno numerosi i rientri in patria. In questo periodo, infatti, secondo i dati Istat, di oltre un milione di cittadini espatriati, un terzo (352mila) aveva un'età compresa tra i 25 e i 34 anni e, tra questi, oltre 132mila (pari al 37,7%) erano in possesso della laurea al momento della partenza. Tradotto significa che l’Italia ha formato in 10 anni oltre 130mila giovani per poi “regalare” le loro competenze a imprese situate all’estero. Dare ai giovani e alle giovani una formazione adeguata e la possibilità di farla fruttare nelle aziende del nostro Paese è la priorità dell’iniziativa di Fondazione SIA, Fondazione per gli Studi di Interesse Aziendale, che con l’Unione Industriali Torino, socia fondatrice insieme a nove aziende del territorio, bandisce annualmente un cospicuo numero di borse di studio, le borse Start Stem, destinate a studenti magistrali di UniTo e PoliTo nelle discipline Stem (Science, technology, engineering and mathematics).

«Negli ultimi cinque anni abbiamo erogato circa 300 borse di studio da 3.000 euro l'una», racconta Gianfranco Carbonato, presidente di Fondazione SIA. «Le borse vengono assegnate su base strettamente meritocratica, quindi non ci sono criteri di tipo sociale o di differenziazione tra studenti italiani e stranieri. Stiamo parlando di studenti da 110 e lode nella prima fase di studio universitario, quindi la laurea di primo livello», spiega ancora il presidente. La borsa di studio, dunque, aiuta gli studenti e le studentesse ad accedere alla laurea magistrale: «è un contributo importante e concreto che aiuta a scegliere di continuare gli studi», commenta Carbonato. L’80% circa dei vincitori si è iscritto a lauree magistrali del Politecnico di Torino (dove viene coperto l’intero spettro delle ingegnerie), mentre il 20% frequenta corsi dell’Università degli studi di Torino (lauree in fisica, chimica, matematica, informatica).

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Le particolarità delle borse Start Stem

Tre le particolarità che distinguono le borse Start Stem da altre iniziative analoghe. Innanzitutto, il fatto che i fondi destinati alle borse di studio non provengono interamente dal patrimonio della fondazione, ma si aprono al contributo di soggetti terzi: «ci sono delle aziende del mondo imprenditoriale o dei servizi che contribuiscono con delle donazioni. Siamo una fondazione aperta», spiega il presidente. «L'altro aspetto importante – racconta ancora Carbonato - è che, dal momento che abbiamo un deficit di occupazione femminile in Italia, il 50% di queste borse è assegnato a studentesse». Un modo per incentivare anche le ragazze a intraprende un percorso di studi in ambito Stem dal momento che, numeri alla mano, la presenza femminile in queste facoltà è inferiore rispetto a quella maschile. «Le candidature al femminile per le borse di studio sono circa il 32%. Nelle materie Stem non è scontato trovare una presenza femminile e questo può essere un incentivo. Per fortuna questa percentuale è in miglioramento».

Infine, l’altro aspetto distintivo «è che viene richiesto allo studente che riceve la borsa anche un suo piccolo contributo, che si concretizza nell’erogare un certo numero di ore di formazione ai ragazzi delle scuole medie». Gli studenti e le studentesse che accedono al contributo delle borse di studio, quindi, diventano tutor nelle materie matematiche dei ragazzi e delle ragazze più giovani, con l’Unione Industriali Torino che li mette direttamente in relazione con i dirigenti scolastici. «Si tratta di un aspetto molto innovativo, interessante e recepito molto bene dalle scuole torinesi. Abbiamo già una dozzina di istituti con cui collaboriamo in questo senso, con uno scopo duplice, il primo è quello di aiutare chi fatica in queste materie – racconta ancora Carbonato -. Ci sono degli studenti che in matematica fanno più fatica, in questo modo si dà loro un po' di supporto per cercare di andare avanti col piano di studi. L'altro aspetto è quello di incentivare, quindi stimolare, coloro che, al contrario, sono particolarmente ferrati in queste materie. Ci sono dei ragazzi che per le materie scientifiche dimostrano fin da subito di avere una predisposizione naturale. In questo modo si fa su di loro un'azione di tutoraggio e di accelerazione della loro crescita come studenti».

Il mismatch tra domanda e offerta nel mondo del lavoro

L’obiettivo di questa iniziativa è quello di «dare un contributo per risvegliare dal torpore tecnologico non solo questa città, ma tutto il Paese, perché gli studenti provengono da tutta Italia», sottolinea il presidente di Fondazione SIA, specificando che «bisogna indirizzare i ragazzi verso le scuole giuste, le materie giuste». Carbonato, infatti, evidenzia il grande mismatch che esiste tra domanda e offerta nel mondo del lavoro: «da un lato abbiamo molti laureati che non riescono a trovare lavoro, purtroppo, perché sono laureati in discipline che non sono interessanti per il mondo delle aziende, e dall'altro le aziende non trovano le figure professionali che servono, dagli ingegneri agli esperti di informatica». Ma questa disparità non esiste soltanto per i laureati: «anche guardando al di sotto del livello della laurea, ai diplomati, la situazione è analoga».

Non solo materie Stem. La Fondazione SIA, racconta ancora il presidente, ogni anno investe circa 200 mila euro per borse di studio dedicate alle lauree in Economia, Finanza e Management. «Noi abbiamo un rapporto privilegiato con la SAA, la Scuola di Amministrazione Aziendale dell'Università di Torino – spiega Carbonato - e ogni anno eroghiamo borse di studio da 1.500 euro l’una in partenariato con il dipartimento di Management dell’Università». Lo scopo, però, rimane lo stesso: aiutare i giovani e le giovani a intraprendere un percorso di studi che possa formarli e garantire loro un futuro lavorativo nel nostro Paese.

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