Con l’AI tanti consigli a disposizione, ma non li sfruttiamo quanto potremmo
Secondo una ricerca delle università di Milano Bicocca e Pavia la facilità di accesso a una grande mole di informazioni non aiuta a prendere decisioni migliori
2' di lettura
2' di lettura
Grazie agli strumenti digitali e all’AI, abbiamo a nostra disposizione un gran numero di suggerimenti di qualità, ma la facilità di accesso ai consigli non garantisce decisioni migliori. Nella maggior parte dei contesti professionali e quotidiani, la decisione finale spetta ancora a una persona, che deve stabilire quando fidarsi del consulente, quando affidarsi al proprio giudizio e come combinare le due fonti di informazione. A indagare su questo aspetto del nostro processo decisionale è lo studio “Adaptive yet suboptimal integration of advice in decision-making”, pubblicato sulla rivista Communications Psychology del gruppo Nature e guidato dall’università di Milano-Bicocca in collaborazione con l’università di Pavia.
Chiedilo al Sole
Il doppio esperimento
Il gruppo di ricerca, composto da Joshua Zonca (psicologia), Alice Giampino (statistica) e Carlo Reverberi (psicologia) di Milano-Bicocca, insieme a Paolo Cherubini (scienze del comportamento, Università di Pavia), ha provato a misurare quanto i consigli esterni siano messi a frutto dalle persone che li ricevono.
Nei due esperimenti, 89 partecipanti hanno interagito con sette “consulenti artificiali”, ciascuno caratterizzato da un diverso profilo. C’erano consulenti più o meno bravi del partecipante, consulenti più presuntuosi o più prudenti, consulenti la cui fiducia nella risposta era più o meno affidabile. Un ultimo consulente era invece una sorta di “sosia”, con caratteristiche simili a quelle del partecipante.
I risultati mostrano che le persone non considerano abbastanza le caratteristiche dei consulenti. La prestazione migliora dopo un consiglio, ma non quanto potrebbe.
I risultati
Joshua Zonca spiega: «Per capire il meccanismo, possiamo ricorrere a un’analogia. Immaginiamo di aver risparmiato una piccola somma e di volerla investire. Abbiamo già una nostra idea, ma, per evitare errori, chiediamo consiglio a due conoscenti. Il primo è il classico sbruffone, sempre sicurissimo di sé, che ci dice senza esitazione: “Fai questo!”. Il secondo è più prudente ma sappiamo che spesso ha ragione: “Credo che sia meglio fare quest’altro”. Per prendere la decisione migliore, non dovremmo limitarci ad ascoltare chi parla con più convinzione: dovremmo considerare quanto ciascuno sia realmente competente e quanto la sua sicurezza sia affidabile. E, in alcuni casi, dovremmo dare al consiglio ricevuto persino più peso che alla nostra opinione iniziale. Eppure, spesso ciò non accade».
Brand connect
Newsletter Scuola+
La newsletter premium dedicata al mondo della scuola con approfondimenti normativi, analisi e guide operative
Abbonati







